BANDA ULTRALARGA

Ngn, Telecom ballerà da sola? Tutto (o molto) dipenderà dai bandi

E’ attorno ai criteri di gara che si giocherà la vera partita. Ma intanto la società capitanata da Recchi e Patuano va avanti con il suo piano e posa 3 km di fibra al minuto

Pubblicato il 11 Dic 2015

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È nelle aree bianche che si gioca la partita della banda ultralarga finanziata con i fondi pubblici. E sono proprio le aree rurali o semi rurali quelle in cui Telecom Italia potrebbe essere interessata a scendere in campo, grazie al contributo pubblico, portando la fibra dalla centrale telefonica all’armadio. La tratta al momento è totalmente scoperta (a parte alcuni rari casi), dunque l’investimento previsto per portare la fibra fino al building o ai singoli appartamenti, partendo dalla centrale e arrivandovi attraverso gli armadi di strada, non è cosa da poco: se non si possono sfruttare cavidotti ed infrastrutture esistenti bisogna scavare e posare i cavi per circa 1,2 km (questa la distanza media che intercorre fra la centrale e gli edifici) in aree vaste e dai potenziali riscontri di mercato decisamente insufficienti. Ed infatti, fino ad oggi, la società capitanata da Marco Patuano e Giuseppe Recchi ha deciso di non imbarcarsi da “sola” nell’avventura, senza poter contare sul contributo pubblico. E quando lo ha fatto, a conferma del poco entusiasmo dle mercato per questo genere di investimenti, è stata l’unica a presentarsi e aggiudicarsi i bandi Eurosud grazie al cui contributo sono state realizzate le infrastrutture passive e la parte di attivazione elettronica in Regioni a “obiettivo convergenza”.

Secondo Telecom Italia, di gran lunga il principale operatore di rete fissa in Italia, i costi da sostenere nei cluster C e D (aree bianche nella nuova suddivisione del Piano Banda Ultralarga) sono troppo elevati (ben il 70% dei costi per la posa della fibra riguarda le opere di scavo) per consentire la remunerazione dell’investimento anche nel lungo periodo. Una situazione che vale, ca va sans dire, anche per gli altri operatori di Tlc. Anche se si sta assistendo ad un fenomeno del tutto nuovo: la presenza di aree in “transizione” in cui si sta assistendo ad un cambiamento delle condizioni legato anche ad un miglioramento delle prospettive della domanda.

Non a caso la nuova consultazione di Infratel, attualmente in corso, mira proprio a “fotografare” queste mutazioni e a ridisegnare di conseguenza la mappa dei cluster. Questo per certificare con puntualità – in vista delle imminenti gare pubbliche per l’assegnazione dei primi 2,2 miliardi deliberati dal Cipe – quali siano effettivamente le località che rientrano nelle porzioni C e D, dunque finanziabili con risorse pubbliche.

Ed è proprio attorno ai criteri di gara che si giocherà la vera partita. Fino ad oggi i bandi hanno previsto la completa realizzazione dell’infrastruttura – dalla centrale fino all’armadio (in caso di tecnologia Fttc) e addirittura, laddove previsto dal bando, fino al building con tecnologia Fttb o Ftth. Dunque non è possibile lasciare “buchi” scoperti.

Quindi per partecipare alle gare in queste aree, se fossero mantenuti gli stessi “parametri”, qualunque operatore si presenti – inclusa Enel – dovrebbe garantire la realizzazione di tutta la tratta necessaria a portare la fibra fino a destinazione. Le gare pubbliche, peraltro, non possono che prevedere il collegamento totale della tratta, a meno di non voler finanziare un’infrastruttura di fatto inutilizzabile o monca. In altri termini, per garantire il servizio, se si copre in fibra ottica la tratta terminale (ovvero quella che porta fino all’abitazione) si deve necessariamente coprire anche la tratta a monte (ovvero il tratto che porta fino alla centrale).

In audizione al Senato il 23 novembre scorso l’Ad di Telecom Marco Patuano in merito all’eventualità, da parte dell’azienda, di partecipare ai bandi pubblici ha auspicato che “tali bandi siano progettati e realizzati con modalità che garantiscano una partecipazione ampia e paritaria di tutti i soggetti interessati, in modo da favorire una concorrenza positiva per l’accesso a tali fondi e il loro più efficiente utilizzo”.

In attesa dei bandi, Telecom Italia intanto ha spinto forte l’acceleratore sulla fibra: il piano industriale 2015-2017 prevede, in Italia, un investimento di 10 miliardi complessivi, di cui 5 dedicati esclusivamente alla componente innovativa e di questi circa 3 alla banda ultralarga fissa. Nei giorni scorsi il presidente Giuseppe Recchi ha fatto il punto sulla roadmap: “Negli ultimi 9 mesi abbiamo posato 1,2 milioni di km di fibra che corrispondono a 3 km al minuto di fibra, tutti i giorni. Andiamo a 180 km l’ora. Connettiamo oltre 400mila case al mese, una città come Torino. Al 2017 copriremo il 75% della popolazione”. La nuova offerta di Telecom Italia prevede intanto per tutti i pacchetti fibra velocità fino a 100 Megabit in download. E a Milano da dicembre è attiva l’offerta fino a 300 Mega.

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