LA RICERCA

Non è un social per giovani: gli under18 in fuga da Facebook

Lo studio del progetto Massere: l’utilizzo di Instagram e WhatsApp supera in Italia quello della piattaforma di Zuckerberg tra i minori. Si abbassa l’età del primo smartphone: viene regalato a 12 anni

Pubblicato il 03 Ott 2016

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I ragazzi italiani ricevono il primo smartphone a 12 anni, e da quel momento sono connessi 24 ore su 24. Imparano da soli come connettersi, e non devono attenersi a regole stringenti per l’utilizzo dei nuovi device, né se ne autoimpongono: questo espone i più giovani al rischio di rimanere vittime del cyberbullismo, ma anche di sexting e vamping. Quanto ai social, i ragazzi mettono in secondo piano Facebook rispetto a Instagram e WhatsApp, e per il futuro si prevede che prestino sempre più attenzione alla privacy, e chiedano sempre più garanzie per tutelare la riservatezza dei dati che li riguardano. Sono i risultati di una ricerca condotta dal 2010 al 2016 su un campione di 2.000 tra ragazze e ragazzi tra 10 a 15 anni di età nelle scuole medie e superiori di Comuni in Provincia di Monza. I dati sono stati raccolti ed elaborati da “Progetto Massere – Sicurezza dei minori sul web”, in collaborazione con Uli – Utility Line Italia.

Nel dettaglio, la maggioranza dei ragazzi riceve il loro primo cellulare tra i 10 e i 12 anni: lo smartphone è diventato il classico regalo della Prima Comunione mentre fino a qualche anno fa lo era della Cresima. Una tendenza in crescita: dal 48% dei 10-12enni nel 2010, al 59% nel 2013, al 69% nel 2016. Diminuisce la percentuale di coloro che ne dispongono a partire dai 13-15 anni: 28% nel 2010, 21% nel 2013, 6% nel 2016.

I ragazzi sono sempre più connessi: nel 2010 era online 24 ore su 24 l’8%, nel 2013 il 67%, e nel 2016 il 96% degli intervistati nel 2016 afferma di disporre di connessione 24/24. Predomina e in crescita l’utilizzo dello smartphone, utilizzato dal 2% nel 2010, dal 42% nel 2013, dal 62% degli intervistati nel 2016. Tendenza inversa a quella di Pc/Notebook, impiegato dal 93% nel 2010, dal 43% nel 2013 e dal 19% nel 2016. La maggior parte degli accessi a Internet passa da smartphone, quasi nessuno utilizza il Pc ma lo sostituisce con device di nuova generazione come console e tv multimediali. Non ha più senso chiedere in quale ambiente della casa (cucina, studio camera) si connettono: grazie al Wireless/4G e all’evoluzione dei telefoni cellulari i ragazzi accedono a Internet ovunque.

Tra i social, cresce la diffusione di Instagram: dal 5% del 2014 al 55% del 2015 al 61% del 2016, e di WhatsApp, dal 15% del 2014 al 45% del 2015 al 96% del 2016. Ciò a discapito di Facebook: 55% nel 2014, 50% nel 2015, 42% nel 2016. In calo anche Twitter, peraltro di per sé già poco diffuso: 8% nel 2014, 3% nel 2015, 2% nel 2016

Ambivalenti i dati su regole e apprendimento di utilizzo dello strumento. Si amplia la fascia di ragazzi i cui genitori concedono un tempo massimo di utilizzo: 15% nel 2010, 25% nel 2013, 33% nel 2016. In calo coloro che affermano di “non avere regole”, seppure il dato rimane alto: 70% nel 2010, 63% nel 2013, 61% nel 2016. Si riduce la fascia di chi afferma di avere imparato a navigare: dal 55% del 2014 al 48% del 2016. All’opposto cresce il numero dei genitori che dichiara di farsi carico di insegnare: dal 14% del 2014 al 24% del 2016.

“Abbiamo riscontrato – spiegano Stefania Sedini e Nicole Ventura, psicologhe dell’iniziativa – casi di cyberbullismo e sexting. Alcuni genitori segnalano episodi di vamping e nomofobia, ossia la paura di rimanere disconnessi. Noi consigliamo di approfondire, conoscere il mondo di Internet e come i ragazzi vivono la propria crescita e identità passando attraverso le dinamiche dei social. È importante che i genitori abbiano gli strumenti per osservare e chiedere ai figli che cosa fanno. Devono anche a volte saper dire di no. Porre delle regole, per esempio impedire il vamping, il fenomeno per cui i ragazzi tengano il cellulare acceso a fianco del letto quando vanno a dormire. Vigilare sui cambiamenti di umore o chiusure che possono essere segnali di cyberbullismo o sexting ossia adescamento di tipo sessuale”.

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