Ricapitoliamo. Nsa ha i tabulati degli abbonati di Verizon, Sprint e AT&T. Quali che siano i protocolli limitativi che si sottoscrivono di qua e di là dell’Atlantico, non risulta che quei dati siano o possano essere distrutti sotto un’affidabile supervisione internazionale.
Nsa può dunque proseguire senza limiti la manipolazione delle informazioni contenute nelle smisurate banche dati contenenti tutte le comunicazioni di non si sa quante centinaia di milioni di persone. XKeyscore (Xks), il programma che gestisce gli stock di metadati, non è controllabile dall’esterno di Nsa. Nessuno quindi fino a oggi può andare al di là di mere supposizioni circa le “enormi quantità” di informazioni contenute nelle banche dati di Usa, Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda e Canada, alle quali si aggiunge la Germania. Berlino infatti, pur passando per vittima della Nsa, ha collocato i due servizi segreti, Bnd e BfV, per accedere senza limitazioni a Xks, come risulta dai documenti di Edward Snowden. Secondo pen.org, organizzazione transnazionale a difesa della libertà di espressione sul web, la sorveglianza esercitata da Nsa inietta il virus dell’autocensura e limita le capacità di comunicazione sul social web degli scrittori statunitensi.
Questi gli esiti d’una ricerca su 520 scrittori. Con tutto il rispetto, di questi 520 non ci importa più di quanto accade fra le casalinghe del Bronx, la cui autocensura è certo più accentuata di quella fra gli strati elitari. Se la libertà di espressione è compromessa, la democrazia, com’è concepita sinora, è finita, piaccia o meno. È finita inoltre la capacità di autocorrezione del sistema democratico.