SCUOLA DIGITALE

Ocse: “Il computer a scuola non garantisce il rendimento”

Il pc in classe non produce gli effetti sperati: anzi, se l’uso è eccessivo peggiora l’apprendimento di matematica, lettura e scienze. Lo rivela il primo studio mondiale sulle competenze digitali Ocse: sostenere con denaro pubblico l’accesso a device e servizi hitech non basta, i sistemi scolastici devono trovare modi più efficaci

Pubblicato il 15 Set 2015

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Si parla molto di tecnologie digitali a scuola, anche in Italia, ma un nuovo studio dell’Ocse indica che gli istituti scolastici devono ancora imparare a sfruttare a pieno le potenzialità delle tecnologie nelle aule per aiutare a superare il divario digitale e fornire a ogni studente le competenze che servono nel mondo di oggi, sempre più connesso.

L’Ocse ha realizzato per la prima volta una misurazione delle competenze digitali all’interno del suo Programma per la valutazione internazionale dell’allievo (Programme for International Student Assessment, o PISA), un’indagine nata con lo scopo di valutare periodicamente il livello di istruzione degli allievi dei principali paesi industrializzati. Lo studio “Students, Computers and Learning: Making The Connection” diffuso oggi conclude che anche i paesi che hanno investito grandi risorse in tecnologie Ict destinate al settore dell’istruzione non hanno registrato miglioramenti significativi nelle prestazioni dei loro studenti nella lettura, nella matematica e nelle scienze.

Assicurare che ogni alunno raggiunga un livello base di competenza nella lettura e nella matematica è molto importante per creare opportunità uguali per tutti nella società e nell’economia digitale, afferma l’Ocse: limitarsi a espandere o sostenere con denaro pubblico l’accesso a device e servizi hitech non basta.

Nel 2012, il 96% degli studenti di 15 anni nei paesi Ocse riferiva di avere un computer a casa, mentre solo il 72% ne usava uno a scuola. Nel complesso, gli studenti che utilizzano “moderatamente” i computer a scuola tendono ad avere risultati nell’apprendimento migliori di quelli che lo usano raramente. Tuttavia gli studenti che usano i computer a scuola molto spesso hanno risultati peggiori di tutti, anche dopo aver tenuto conto della classe sociale o famiglia di appartenenza.

“I sistemi scolastici devono trovare modi più efficaci di integrare la tecnologia nell’insegnamento e nell’apprendimento”, ammonisce Andreas Schleicher, Oecd Director for Education and Skills, “per fornire agli insegnanti ambienti capaci di supportare le tecniche pedagogiche del 21mo secolo e dare agli studenti competenze da 21mo secolo”.

“La tecnologia è l’unico modo per espandere in modo significativo l’accesso alla conoscenza. Per sfruttare veramente le potenzialità delle tecnologie, i paesi devono investire in modo più efficace e assicurarsi che gli insegnanti siano in prima linea nel guidare e realizzare questo cambiamento”, sottolinea ancora Schleicher.

Per valutare le competenze digitali, il test condotto per lo studio Ocse ha richiesto a un campione di studenti in 31 paesi (Italia compresa) di usare una tastiera e un mouse per navigare all’interno di alcuni testi usando strumenti come collegamenti ipertestuali, scrolling, pulsanti del browser. I ragazzi hanno dovuto anche raccogliere dati in una tabella e utilizzare le calcolatrici del computer. Gli studenti più capaci si sono rivelati quelli asiatici (Singapore, Corea del Sud, Hong Kong, Giappone, Shanghai-Cina) e quelli del Canada.

“La disponibilità di computer a scuola non si traduce automaticamente in prestazioni migliori in matematica, scienze e nella lettura”, sottolinea l’Ocse. Il punteggio più alto spetta infatti ai ragazzi di Taipei (560) dove a usare i computer a scuola è meno del 79% degli studenti. In Norvegia, per contro, lo usa quasi il 92% ma nei test il punteggio è stato di 489.

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