AGID

PA digitale, Piacentini: “La macchina sta partendo, la strada è giusta”

A quota 1,725 milioni le identità digitali, 3,7 milioni le transazioni effettuate con PagoPA, obiettivo 1 milione di iscritti all’anagrafe digitale entro il 2017: fotografia a 360 gradi del processo di trasformazione PA nel resoconto del commissario straordinario Agenda digitale alla Camera. In vista switch off per PagoPA

Pubblicato il 11 Ott 2017

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Sono 1 milione 725mila le identità Spid rilasciate, con un tasso di crescita dell’84%. Lo ha detto Diego Piacentini, commissario straordinario del Governo per l’attuazione dell’Agenda digitale e a capo del Team omonimo, durante l’audizione di fronte alla commissione Digitalizzazione presieduta da Paolo Coppola, nel corso della quale ha fatto una fotografia a 360 gradi dello stato d’attuazione del processo di digitalizzazione della PA 2014-2020. “La macchina sta partendo” dice Piacentini, ma la strada è ancora lunga. Tra le identità digitali rilasciate – ha precisato Piacentini – un quarto è rappresentato dai 18enni, che hanno fatto Spid per accedere al bonus previsto per legge. ”In Francia – ha aggiunto – l’identità digitale, France Connect (gli Spid Provider sono tre, due dello Stato e uno semi-statale cioè Poste), viene utilizzata anche per visualizzare i punti della patente: anche in Italia devono essere trovate modalità di utilizzo che ne incentivino l’uso”. Per questo l’Agid sta lavorando sull’offerta di servizi in grado di valorizzazione l’uso di Spid, da Inps al ministero dei Trasporti per la motorizzazione”. Esistono ancora dei “vuoti”: possibile fare Spid per entrare nel sito dell’Inps, “ma poi non tutti i servizi Inps sono accessibili con Spid”.

Fronte Anpr (Anagrafe digitale). Sono ancora a quota 15 i Comuni che hanno aderito. “L’anno scorso era uno: Bagnacavallo – dice Piacentini. “Ma il dato importante riguarda i Comuni in pre-subentro, ossia quelli che hanno avuto tutte le istruzioni e le ‘chiavi’ per l’accesso e stanno testando la migrazione. Questi enti contano complessivamente più di 6 milioni di cittadini, il 10% della popolazione. Puntiamo ad avere entro la fine dell’anno altri 34 Comuni in subentro per un totale di un milione di popolazione attiva“. Obiettivo per il primo semestre del 2018 il coinvolgimento di Comuni grandi come Milano, Napoli, Venezia, Bologna e Firenze.

PagoPA. Piccoli passi sul fronte del sistema che consente transazioni verso la PA, “passaggio fondamentale per le PA perché permettono la riconciliazione dei flussi finanziari con i flussi contabili” dice Piacentini. Finora ci sono state, a oggi, 3,7 milioni di transazioni. Obiettivo 30 milioni l’anno prossimo. “Numeri bassi” il commento di Piacentini. Best practice Milano dove il Comune grazie a PagoPA ha registrato sulla Tari un incremento di pagamenti del 43% rispetto all’anno precedente, nella prima settimana. “E il picco avviene di domenica, il che la dice lunga su come il sistema sia facilitatore di pagamenti”. Su 40mila sono circa 12mila le PA che hanno integrato PagoPa: nel senso che hanno firmato l’accordo con Agid. Di fatto però sono molte meno le amministrazioni attive, ossia che hanno fatto almeno 20 pagamenti in un mese. Molteplici le cause alla base della lentezza del processo, “certo è che serve uno sforzo di persone, processi, comunicazione – dice Piacentini -. Le cose non accadono da sole”. Al momento ci sono 38 Province, 39 strutture sanitarie, 160 tra scuole e università, 223 tra altri enti e 1063 Comuni. “Noi lavoriamo – ha precisato il commissario – per aumentare il numero delle amministrazioni che sottoscrivono l’accordo e che poi spingono sui pagamenti tramite la piattaforma.

“Noi – ha proseguito – siamo pronti ad aiutare, ma se gli enti non si attivano non si arriva a far nulla. Il Team per la Pa digitale – ha spiegato – “sta cercando di coinvolgere i fornitori di queste amministrazioni, che prima erano quasi del tutto ignorati. Una chiave è dunque il rapporto con le software house che vendono servizi ai Comuni e, dall’altra, è far capire agli enti quali sono i vantaggi che hanno”, ossia “aumento della produttività, diminuzione dei costi e servizi più agevoli per i cittadini”. Quando sarà il momento giusto, ossia la parte tecnologica sarà del tutto operativa, verrà suggerito uno switch off per l’utilizzo di PagoPa in tutte le amministrazioni, ha detto Piacentini. Quanto a un’ipotesi di “commissariamento” per le PA inadempienti ”continuo a pensare che prima di obbligare un’amministrazione a utilizzare un applicativo o un software – dice Piacentini – questi devono funzionare al meglio. Il nostro sforzo quindi è di continuare a migliorarli. Dopodiché, quando avremo fatto bene il nostro lavoro e ci saranno i presupposti, valuteremo interventi di altra sorta”.

Competenze. Il dipartimento della Funzione pubblica sta creando un piano di formazione per tutti i dipendenti che si interfacciano con il pubblico o con le altre Pa, “per imparare a utilizzare gli strumenti come Spid, Anpr o PagoPA”. Il problema della diffusione del digitale nel nostro Paese non legato tanto alle risorse economiche impiegate o necessarie quanto alle competenze tecnologiche. Ci vorrebbe, infatti, un team delle nostre dimensioni e competenze per ogni ecosistema. Nel corso dell’audizione la deputata Vincenza Bruno Bossio (Pd) e il presidente di commissione Coppola (Pd), parlando della diffusione del digitale delle Pubbliche amministrazioni, hanno evidenziato come, al momento, nel piano triennale manchi un riferimento sull'”aumento di competenze”. Secondo Coppola con l’aggiornamento triennale dovrà essere inserita “necessariamente” la previsione per far “entrare” nelle amministrazioni figure tecnologiche, soprattutto a livello manageriale e dirigenziale. E’ un obiettivo che ci siamo dati, ha replicato Piacentini. Noi pensiamo che siano necessarie figure con un alto profilo tecnologico. Immaginatevi un mondo ideale in cui nei tredici ecosistemi ci siano venti persone come le nostre.

Personale senior. Serve personale ad alta specializzazione tecnologica, ”che sappia gestire processi di trasformazione all’interno delle Pubbliche amministrazioni. E’ un problema che va risolto creando le condizioni per attrarre certe qualifiche nelle Pa”. “Stiamo lavorando a una proposta che “sarà pronta entro la fine del nostro mandato”. Si tratta soprattutto di creare un ambiente “in cui le persone che si occupano di tecnologia si convincano che andare a lavorare per la Pubblica amministrazione è un vanto e un onore e non un luogo dove ci si perde nella burocrazia”.

Interoperabilità. Tema centrale nel percorso di digitalizzazione. “Richiederà tantissimo tempo perché il nostro problema non è solo che le applicazioni sono interoperabili tra ministeri e le altre amministrazioni ma spesso non lo sono neppure allinterno delle stesse Pa”.

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