BANDA ULTRALARGA

Pavan (Confartigianato): “Guardiamo alla realtà. La fibra non arriverà ovunque”

Solo il 10% degli edifici può dirsi adeguatamente predisposto per assicurare il diritto dei cittadini all’uso dei mezzi di comunicazione elettronica. Parla il presidente nazionale degli antennisti elettronici dell’associazione

Pubblicato il 15 Apr 2016

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«La fibra è la strada migliore, ma ci vorranno anni prima che l’Italia sia completamente cablata. E dunque nel frattempo bisogna garantire comunque il servizio broadband e fare il modo che la banda larga arrivi negli edifici facendo leva su tecnologie alternative al cavo». Claudio Pavan, presidente nazionale degli antennisti elettronici di Confartigianato accende i riflettori sul ruolo che tecnologie alternative, come quelle wireless e satellitari, possono giocare nella partita della banda larga italiana. Anche perché gli intoppi di natura tecnica e burocratica che continuano a ostacolare il cammino italiano dell’Internet ad alta velocità non saranno di facile rimozione.

Se è vero che il recepimento della direttiva europea 61 punta a semplificare le procedure – l’articolo 8 di fatto obbliga condomini e proprietari di immobili ad assicurare l’accesso alle infrastrutture agli operatori di rete ai quali viene riconosciuto dunque il “diritto di accesso” – e se è vero che già la Legge di Stabilità ha introdotto l’obbligo di realizzare infrastrutture atte ad accogliere la fibra nei nuovi edifici e in quelli sottoposti a pesanti ristrutturazioni, è anche vero – evidenzia Pavan – “che bisognerà continuare a fare i conti con le leggi regionali, l’una diversa dall’altra, e con l’ostruzionismo dovuto alla mancanza di cultura digitale”.

“Non possiamo permetterci che il Paese continui a restare indietro, ed è per questo che bisogna garantire alternative valide”. Dati alla mano, Pavan sottolinea che solo il 10% degli edifici può dirsi “adeguatamente predisposto” per assicurare il diritto inderogabile di libertà delle persone nell’uso dei mezzi di comunicazione elettronica nonché favorire la riduzione dei costi di installazione di impianti per le comunicazioni elettroniche. Il 90% degli impianti per le comunicazioni elettroniche è (potenzialmente) soggetto ad interventi di integrazione/modifica/adeguamento nel corso della “vita” dell’edificio, con una frequenza maggiore rispetto ad ogni altro impianto. Ma nel 60% dei casi la percentuale delle “rinunce” è dovuta alla mancanza di adeguati spazi installativi.

Ad oggi buona parte dei costi “è imputabile a inefficienze nel processo di posa connesse all’uso dell’infrastruttura passiva esistente (come cavidotti, tubature, installazioni di antenne e altre strutture di supporto), e a strozzature per la posa delle reti all’interno degli edifici, che comportano rilevanti ostacoli finanziari”.

Secondo Pavan la “sensibilizzazione” è lo strumento numero uno, a partire da quella degli amministratori di condominio: “Troppi gli amministratori male informati e poco proattivi. Si dovrebbe approfittare degli interventi di ristrutturazione, anche quelli di non rilevante entità prescindendo dagli obblighi della nuova legge, per aprire l’edificio ai servizi di comunicazione elettronica, evitando dunque spese aggiuntive”.

E sarà proprio la questione dei costi a tenere banco nelle scelte dei condomini: cosa accadrà se non sarà possibile raggiungere gli edifici con la fibra ottica a causa di mancanza di spazi adeguati o di infrastrutture obsolete? Gli operatori di telecomunicazioni saranno davvero disposti a farsi carico di spese “extra” per portare la fibra nei palazzi?

“Già oggi ci sono aree del Paese non raggiungibili ad esempio persino con l’Adsl – ricorda il presidente -. Il satellite è una soluzione ottimale laddove non c’è altro segnale e dunque bisogna continuare a ragionare in ottica di neutralità tecnologica affinché non si lascino aree scoperte, anche all’interno delle città dove non sarà possibile raggiungere gli edifici con la fibra”. Inoltre deve essere comunque garantito il diritto di scelta dello strumento di comunicazione da parte del cittadino – evidenzia Pavan – “che deve sposarsi con il piano di governo per l’ultrabroadband”.

I bandi di gara che dovranno essere predisposti di qui a breve per la realizzazione delle infrastrutture nelle aree bianche, secondo Pavan devono quindi tenere conto di tutte le tecnologie della famiglia “ultrabroadband” in modo da poter garantire la copertura al 100% delle aree interessate.

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