LE NUOVE REGOLE

E-payment, Psd2 al debutto: banche italiane impreparate

Via alle nuove norme che regolano anche i provider nativi digitali. Studio CA: solo il 50% degli istituti sarà conforme ai requisiti minimi previsti dalla direttiva. Vincoli di budget e mancanza di skill i freni. Facebook & co fanno paura

Pubblicato il 12 Gen 2018

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La direttiva Psd2 che regola i nuovi pagamenti digitali sta per entrare in vigore – la scadenza per il recepimento da parte è il 13 gennaio 2018 – ma la metà delle banche italiane non è pronta. Lo rivela lo Psd2: a strategic game-changer with a long-term impact, diffuso oggi da CA Technologies secondo cui, appunto, solo il 50% degli istituti riuscirà a ottemperare ai requisiti minimi della direttiva entro i tempi previsti.

L’obiettivo primario delle nuove regole Ue è di creare un mercato unico ed integrato dei servizi di pagamento, uniformando le regole per gli istituti bancari e per i nuovi Psp (payment service provider) nati con l’avvento del digitale. La Psd2 permetterà di abbattere le barriere all’ingresso di nuovi operatori contribuendo a rafforzare la sicurezza del sistema, abilitando nuovi servizi di pagamento, garantendo trasparenza ed una corretta concorrenza a tutto vantaggio dei consumatori.

Nonostante un’apparente mancanza di preparazione, il 96% delle banche italianedichiara di essere molto/abbastanza d’accordo sul fatto che la Psd2 costituisca un’opportunità per innovare, differenziarsi e creare nuovi prodotti e servizi. Circa l’86% sarebbe anche abbastanza/molto orientato a individuare nella clientela il punto di partenza di tale cambiamento.

“Anche se molte banche italiane hanno in progetto di limitarsi in prima istanza a soddisfare i requisiti minimi della Psd2, esse partono dal presupposto che, nel lungo periodo, tale normativa sarà foriera di nuove aperture e innovazioni nell’attività bancaria – spiega Fabrizio Tittarelli, Cto di CA Technologies Italia – Per sfruttare questa opportunità, le banche italiane devono adottare un’ottica strategica al fine di svecchiare le proprie architetture applicative, stringere nuove partnership collaborative, accelerare l’open banking e introdurre innovazioni più snelle nei pagamenti digitali – a prescindere dallo stadio di maturità in cui versano dal punto di vista della Psd2”.


Le banche italiane stanno  trattando la direttica come fattore strategico per il cambiamento a lungo termine. Solo il 21% degli istituti del nostro Paese è pienamente convinto che la Psd2 sia principalmente un obbligo normativo, mentre il 68% – 10% in più rispetto alla media europea – ritiene che la piena osservanza di questa direttiva andrebbe a centrare un obiettivo strategico. Questa tendenza è confermata dal fatto che il 92% dei soggetti intervistati ha dichiarato che nel proprio istituto la funzione aziendale addetta alla ‘Digital Transformation’ è responsabile o comunque coinvolta nell’attuazione della Psd2, a riprova della natura trasformativa del cambiamento rappresentato dalla Psd2 e della presa d’atto da parte delle banche che l’innovazione nel settore dei pagamenti è parte integrante della strategia digitale.

In Italia le banche stanno anche adottando l’approccio sperimentale chiamato ‘fail fast’: il 36% delle organizzazioni italiane, contro il 17% della Germania e il 30% della Francia, avrebbe già implementato uno o più servizi ispirati alla Psd2 e circa il 14% avrebbe optato per una metodologia “agile” nel lavoro preparatorio alla nuova direttiva. Questa impostazione permette alle banche italiane di rilanciare l’innovazione, creare nuovi servizi customer-facing e adattarsi gradualmente al consolidamento delle norme, sviluppando in tal modo la capacità di erogare rapidamente nuovi servizi bancari sotto forma di ‘software factory’ ripetibile.

Per quanto riguarda i modelli di business previsti per la conformità alla direttiva Psd2, i due più ‘gettonati’ sono il modello dell’AISP(Account Information Service Provider) e il modello del Pisp (Payment Initiation Service Provider): l’86% degli intervistati intenderebbe adottare il primo (11% in più della media europea) e l’81% il secondo (15% in più della media europea).

Ed è la tecnologia la chiave per il successo: l’83% delle banche italiane è infatti molto o abbastanza convinto di dover acquisire nuove tecnologie per risultare vincente nell’attuazione della Psd2 e dell’open banking. Inoltre, in quanto a reperire soluzioni tecnologiche a supporto delle implementazioni della nuova direttiva, quasi tre quarti degli intervistati avrebbe espresso il desiderio di trattare con un fornitore unico (‘one-stop-shop’).

Sarebbero una priorità anche le Api (Application Programming Interface) che collegano i processi software. Circa il 28% delle banche ha infatti collocato le API al primo o secondo posto in ordine d’importanza come strumento per consentire ai clienti di richiedere prodotti, mentre il 21% si è espresso a favore della creazione di ecosistemi orientati ai clienti insieme ai partner Fintech.

Oltre tre quarti delle banche italiane (79%) si dichiara molto/abbastanza d’accordo sul fatto che l’attuazione della Psd2 presenti alcune sfide impegnative, tra le quali la mancanza di competenze specifiche, i vincoli di budget, i problemi tecnologici, la presenza di sistemi legacy e i rischi legati alla sicurezza.

Nonostante solo l’11% delle banche italiane abbia forti difficoltà a giustificare gli investimenti finalizzati al raggiungimento della conformità alla PSD2, il 50% – 13% in più della media europea e 24% sopra il dato relativo alla Francia – non ritiene che la clientela sia pronta per l’open banking. Ciò spiegherebbe anche perché il 78% delle banche sia molto/abbastanza orientato a rassegnarsi a un periodo minimo di due anni per rientrare dai relativi investimenti.

Nel periodo post-Psd2, il 44% delle banche italiane ritiene che la minaccia più grande per la loro attività proverrà dai cosiddetti GafaA (Google, Amazon, Facebook, Apple). Questa percezione spiegherebbe l’approccio misurato finora adottato dalle banche nei confronti della compliance: la sfida lanciata da questi giganti delle tecnologie di consumo è destinata sicuramente a evolversi ma nel breve termine non costituirebbe ancora un pericolo diretto.

Poco più di un quarto (26%) delle banche italiane interpellate in questa ricerca è del parere che la principale minaccia legata alla Psd2 verrebbe dagli altri operatori bancari tradizionali, i cui punti di forza sarebbero proprio la gestione delle relazioni con la clientela e i dati relativi ai clienti. Tutto questo spiega anche l’attenzione delle banche intervistate verso i modelli di business focalizzati sui processi di payment initiation e payment aggregation, in quanto prevedono di subire attacchi non solo da nuovi attori ma anche da player di lungo corso.

Circa il 14% delle banche italiane ritiene che la minaccia più temibile nella nuova arena competitiva creata dalla Psd2 sia rappresentata dai nuovi digital challenger bancari, organizzazioni che si trovano di fatto in una posizione unica per cavalcare le opportunità della direttiva Psd2, essendo più agili e non vincolate dalle applicazioni legacy che appesantiscono i loro rivali già affermati. I cambiamenti richiesti dalla Psd2, concepiti allo scopo di incoraggiare una maggiore concorrenza nel settore, saranno per loro più facili da applicare, esattamente come l’adozione delle Api.

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