RICERCA POLIMI

Pmi sedotte dalla social business collaboration

School of Management Politecnico di Milano: il 61% delle grandi imprese ha avviato o avvierà progetti per la collaborazione (+22% in un anno). Risultati positivi nell’85% dei casi. Ma ora anche le piccole aziende si “convertono”

Pubblicato il 25 Mar 2015

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Il 61% delle grandi imprese italiane ha avviato o sta avviando almeno un’iniziativa a supporto dei processi collaborativi emergenti. E anche le Pmi si stanno affacciando alla tematica, registrando progetti nel 20% dei casi. E’ quanto emerge dalla fotografia scattata dall’Osservatorio Collaborative Business Application, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e giunto alla sua seconda edizione.
Di tutte le iniziative segnalate, il 32% è in pianificazione, il 31% sono iniziative pilota e il 19% sono in una fase di estensione del pilota iniziale. Il rimanente 18% si trova in una fase di utilizzo diffuso, “a dimostrazione del fatto – spiegano dall’osservatorio – che limitarsi al supporto transazionale ai processi non è più sufficiente”.

“A distanza di un anno dalla scorsa ricerca possiamo affermare che la Social Business Collaboration è sempre più attuale nella gestione delle aziende, sia che si tratti di grandi imprese che di Pmi, con una crescita significativa rispetto al 2013, in particolare per le grandi imprese, che è pari al 22%”, afferma Stefano Mainetti, responsabile scientifico dell’osservatorio Collaborative business application.

Le principali motivazioni per cui le imprese considerano sempre più rilevanti i progetti di social business collaboration, spiegano da PoliMi, sono il fatto che consenta alle aziende nuove modalità di lavoro, maggiore efficienza ed efficacia nei processi di business, condivisione e riuso della conoscenza. “Ma il dato più importante – sottolineano dall’osservatorio – è che tra le aziende che hanno realizzato tali progetti, si registrano ottimi risultati in termini di soddisfazione e benefici ottenuti: l’85% del campione è soddisfatto o molto soddisfatto di aver realizzato un progetto in ambito collaborativo”.

La Ricerca, presentata a Milano presso il Campus Bovisa in occasione del Convegno “Execution e Collaborazione emergente: finalmente uniti!” ha analizzato le componenti che contraddistinguono il fenomeno della Social Business Collaboration e gli impatti a livello organizzativo nelle aziende di grandi, medie e piccole dimensioni.

Sempre più numerosi sono i processi interessati da progetti di Social Business Collaboration: le iniziative analizzate vedono nel 34% dei casi coinvolti i processi di marketing e delle vendite, seguono i processi di gestione dei sistemi informativi (32%), di comunicazione interna (29%) degli acquisti (22%) e delle operations (21%). Ancora marginalmente interessati i processi di Logistica (12%), Gestione risorse umane e gestione della qualità (11%).

Gli strumenti introdotti attraverso le iniziative sono nel 54% dei casi strumenti di tipo collaborativo, nel 46% dei casi strumenti di archiviazione documentale e nel 46% si tratta di strumenti di gestione dei workflow. Ancora una volta la tecnologia si conferma fattore importante per abilitare la crescita e lo sviluppo delle imprese.

”La sola tecnologia non basta per far sì che l’introduzione di tali strumenti in azienda porti ad un’esecuzione più performante del business – commenta Alessandro Piva, responsabile della ricerca – occorre ripensare le logiche di governo dei processi e i modelli di gestione e motivazione delle persone, verificandone gli impatti anche sugli spazi di lavoro”.

Gli stimoli alla realizzazione di tali iniziative non vengono solo dall’IT, rileva lo studio, tradizionalmente sensibile alla tematica: oltre che dal Top Management (42%) vi sono Marketing e Vendite (28%) e i Dipendenti (25%), confermando la trasversalità del fenomeno e l’elevato impatto sugli utenti finali.

Anche il mercato dell’offerta inizia a essere presente tra i promotori: “L’affermazione della Social Business Collaboration rappresenta una sfida ancora aperta ma di grande valore potenziale – aggiunge Mainetti – In particolare per il canale Ict si sollevano diversi spunti di rinnovamento ed evoluzione, primo fra tutti quello relativo all’adeguamento e all’arricchimento delle competenze, necessario per poter seguire a 360° questa tipologia di iniziative progettuali”.

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