L'INTERVISTA

Poggi (Lenovo): “Le Pmi italiane la nostra sfida”

Il country manager: terzi nel segmento pc professional e cresceremo ancora. Se in Italia si vuole attuare l’Agenda digitale il nuovo governo si dia precise scadenze

Pubblicato il 04 Mar 2013

Lenovo vanta 13 trimestri consecutivi di crescita, con un ultimo quarto da 9,4 miliardi di dollari e un +12% anno su anno a livello mondiale. Gruppo internazionale cinese da 30 miliardi di dollari, con acquisizioni strategiche come Stoneware (cloud), Iomega (storage) e Ccr (Pc in Brasile) ha un business pc in forte crescita in Europa (+25,5%) e in rapidissima crescita in Italia (+151%) per un totale mondiale di 2,8 miliardi di dollari di vendite di pc fissi nel mondo, pari al 30% del fatturato dell’azienda. In Emea la quota pc è cresciuta del 25%, arrivando all’11% del totale, e ha scalzato Acer piazzandosi seconda dietro Hp. Il country manager italiano è Mirko Poggi, già direttore commerciale della divisione pc consumer di Hp Italia, entrato nel 2012 in Lenovo.

La crescita in Italia nell’ultimo trimestre 2012 è stata a dir poco spettacolare: +151% secondo Gartner. Come avete fatto?

È un risultato ottimo: circa 100mila unità vendute. Ma è un dato particolare perché stiamo costruendo quasi da zero il mercato e partiamo da numeri molto bassi. Guardando i numeri Idc, anche la crescita nel mondo professionale è sostanziale: siamo passati da 40mila a 70mila unità, dal 6% del 2011 a quasi il 12% nel 2012.

I vostri competitor stanno perdendo molto mercato e il trimestre ha visto un declino per il pc che sfiora il 20%.

Non commento sulla quota di mercato consumer perché è nuova e ovviamente adesso vogliamo solo consolidarla. Per il mondo professionale, che seguo direttamente come business unit, siamo sempre stati molto forti nella fascia alta del pc per l’enterprise, con quote sopra il 10%. Adesso stiamo cercando di ampliare la presenza nel mondo delle Pmi e stiamo rivedendo il modello di ingaggio del canale. Stiamo lavorando molto in questo settore.

Scelta strategica solo italiana? A che punto è l’Europa?

La strategia di crescita in tutta Europa è legata al mercato consumer e Pmi. Quindi l’Italia riflette perfettamente questa strategia. La strada per noi è un po’ più lunga perché siamo più indietro come numeri. Il consumer in Europa è partito due anni fa, prima in Germania e Gran Bretagna, poi da un anno in Francia e Russia. Siamo entrati a macchia di leopardo, l’Italia è una delle ultime country.

La forte presenza di un mercato consumer e Pmi può portare al rischio di diluire la percezione del brand Lenovo e del sub-brand Think, acquistato da Ibm?

No, anzi affermiamo il brand Lenovo e Think a 360 gradi. Non c’è nessuna diluizione di qualità e continuiamo ad affermare in tutte le fasce di prodotto i valori di innovazione, robustezza, potenza e sicurezza. Siamo una società globale, il management proviene da tutto il mondo. Fra i primi 100 executive dell’azienda ci sono persone di 17 nazionalità diverse.

Come leggete il futuro del mercato in Italia?

La crisi c’è ed è ovviamente molto forte. Gli equilibri sono cambiati e alcuni analisti se ne sono ben resi conto, proponendo la categoria degli “smart connected device” che comprende pc, tablet e smartphone. Stanno cambiando le abitudini e i bisogni della gente e delle aziende, ma c’è anche il tema del ritardo della diffusione delle tecnologie.

Cosa suggerite a chi si troverà a guidare il paese?

Non è soltanto scegliere quale parte dell’Agenda digitale attuare prima, come far crescere pc e connessioni nelle famiglie italiane e nei distretti, come migliorare l’alfabetizzazione dei singoli e delle piccole imprese. No, ritengo invece che sia necessario definire in modo molto chiaro i prossimi passi, darsi delle scadenze precise ed eseguire con puntualità. C’è insomma soprattutto un problema di tempistica e di esecuzione.

Lenovo è presente in Italia con pc e tablet ma non con la terza gamma più importante per voi, e cioè gli smartphone. Arriveranno anche in Italia?

È previsto, ma non c’è ancora una roadmap. Il presidente Emea Gianfranco Lanci ha parlato di fine 2014 o 2015, ma non abbiamo ancora obiettivi precisi da seguire. Comunque arriveranno.

Nel mondo pc consumer siete appena arrivati, ma quale ritenete sia il vostro posizionamento naturale? Dove volete arrivare?

In tutto il mondo abbiamo l’ambizione di essere il numero uno dei pc e uno dei primi nell’elettronica di consumo. In Italia nel 2011 eravamo sesti, nel 2012 siamo diventati terzi nel professionale. Vogliamo continuare a crescere e a scalare la classifica.

Microsoft ha costruito una sorta di alleanza preferenziale con Nokia e Dell, sostengono molti osservatori. Questo ha un impatto sulle vostre scelte strategiche?

Riteniamo che per adesso Microsoft sia sempre un nostro partner strategico e non vedo un inibitore nelle scelte fatte per non considerarlo tale. Siamo però pronti su molti fronti: Windows ma anche Android per tablet e telefonini. Siamo pronti per qualsiasi evoluzione di mercato: il nostro lavoro è creare le soluzioni perché la gente possa usare le tecnologie.

E riguardo al mondo server e storage?

Abbiamo acquisito Iomega, che fa storage per Pmi, e poi finalizzato ad agosto 2012 una joint venture con Emc per lo sviluppo ulteriore dei server. Abbiamo una fascia di prodotti Think molto ampia, da piccoli server ai monitor. La faremo crescere ancora. Giochiamo sempre più a tutto campo.

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