E-SKILLS

Poletti: “Jobs Act e Buona scuola, chiavi per le digital skill”

Il ministro del Lavoro a CorCom: “Il governo punta a rilanciare i lavori ad alto contenuto tecnologico: alternanza scuola-lavoro strumento per far incontrare domanda e offerta”

Pubblicato il 18 Mar 2015

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L’alternanza scuola-lavoro è “il punto qualificante della riforma della “Buona scuola”, una delle modalità diffuse in Europa e fuori dall’Europa per per costruire “un ponte, una relazione efficace tra la formazione scolastica e il mondo delle imprese e del lavoro”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a margine del taglio del nastro dell’Officina dei nuovi lavori, presentata oggi a Roma da Google e Fondazione Mondo digitale, sottolineando la volontà del governo di promuovere le professioni ad alto contentuo tecnologico.

Il ministro ha evidenziato a CorCom che, in effetti, in Italia vi è “un problema di matching tra domanda ed offerta di lavoro”. “Un primo problema è rappresentato dall’insoddisfacente rapporto tra la formazione scolastica e le effettive esigenze del mercato del lavoro – ha sottolineato – Un secondo problema è legato alla fragilità del sistema delle politiche attive per il lavoro. Il combinato disposto tra Jobs Act e Buona Scuola hanno l’obiettivo di intervenire proprio su questi nodi”.

“Dobbiamo offrire le più ampie opportunità possibili ai giovani – ha proseguito il ministro – e costruire reti di soggetti che comprendano servizi, imprese, fondazioni, scuole, aperte all’ innovazione. Siamo convinti che non si impara in un luogo solo, nella scuola in primis, ma anche nei laboratori e nelle imprese”. Pertanto “produciamo scelte”, e Garanzia giovani è un esempio, “le realizziamo e le monitoriamo. Se ci sono limiti, siamo pronti a modificarle per adeguarle ai bisogni. Preferiamo rischiare un elemento di imperfezione piuttosto che discutere per 20 anni e non fare niente”.

Per Poletti, inoltre “è infondata” la preoccupazione che le aziende, con la riforma della scuola, possano interferire con i consigli di istituto. “Oggi – ha precisato il ministro – abbiamo il problema opposto, cioè creare connessione”. “Il pericolo – ha aggiunto – non è quello di una sorta di invadenza delle imprese rispetto all’autonomia della scuola, il problema vero è quello di una collaborazione tra due soggetti che non c’è, questa è la strada giusta”.

Il ministro ha infine evidenziato che il ministero del Lavoro ha contribuito alla riforma della scuola “modificando in una certa misura il contratto di apprendistato per renderlo compatibile e utile ei processi di alternanza e lo stiamo progettando in modo tale che ci sia una garanzia di qualità di questo lavoro”.

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