OSSERVATORI POLIMI

Polimi, da fattura elettronica risparmi per 3 miliardi

Secondo le stime del Politecnico di Milano, la digitalizzazione dell’intero ciclo dell’ordine genererebbe vantaggi economici pari a 60 miliardi. Alessandro Perego: “L’obbligo introdotto con l’entrata in vigore del decreto attuativo porterà enormi benefici a PA e imprese”

Pubblicato il 28 Mag 2013

Tre miliardi di euro. A tanto ammonterebbero i risparmi complessivi per il sistema paese nel caso in cui la fatturazione elettronica fosse utilizzata da tutti gli attori economici, pubblici e privati. Sono le stime della ricerca 2013 dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano, presentata oggi al convegno “Digitalizzare per Competere” organizzato a Palazzo Lombardia.

Secondo lo studio, pubblicato a pochi giorni dall’entrata in vigore del decreto attuativo, grazie all’introduzione della fatturazione elettronica verso la PA si possono ottenere risparmi diretti di oltre 1 miliardo di euro l’anno, se consideriamo solo gli impatti interni alle PA, e circa 1,6 miliardi di euro l’anno, considerando anche i potenziali effetti positivi sui fornitori della PA stessa.

Ma nell’ipotesi che, a partire da questo obbligo, la fatturazione elettronica si diffonda anche solo nel 20% dei rapporti tra imprese si potrebbero conseguire recuperi di efficienza parti ad ulteriori 3 miliardi di euro per il Sistema Paese. Un valore che può crescere anche di circa quattro volte se la Digitalizzazione investisse non solo la fattura, ma tutti gli scambi informativi del ciclo dell’ordine. E che arriverebbe addirittura a 60 miliardi di euro di risparmi complessivi nel caso in cui l’adozione fosse estesa a tutte le relazioni tra gli attori economici del Paese, ovvero sia tra le imprese, che tra queste e la PA.

“L’emanazione del decreto rappresenta un importante passo avanti per l’intero sistema economico nel senso dell’efficienza e della trasparenza – spiega Alessandro Perego, responsabile Scientifico dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano – La nuova disposizione consente allo Stato una maggiore trasparenza sulle relazioni di business, di effettuare verifiche e controlli in modo più rapido e oculato, contribuendo finalmente in maniere decisa a ridurre l’evasione fiscale. Ma non solo. Questo obbligo consente soprattutto di stimolare le imprese del nostro Paese, purtroppo da sempre poco avvezze, a cogliere le opportunità delle Information and Communication Technologies a dotarsi di soluzioni innovative basate sull’informatica a supporto dei processi di gestione del ciclo dell’ordine. Questo investimento porta notevoli benefici, non solo allo Stato, ma a tutte le organizzazioni, pubbliche o private che siano”.

I benefici della fatturazione elettronica per la singola organizzazione variano da circa 2-4 euro a fattura, se si parla di fatture non strutturate (quindi non direttamente elaborabili dai sistemi di chi le riceve), a circa 5-9 euro a fattura in caso di interscambio di flussi di dati strutturati (in formato direttamente elaborabile dai sistemi informativi aziendali). Ma i benefici maggiori possono essere conseguiti attraverso la completa digitalizzazione del ciclo dell’ordine, che porta risparmi di costo compresi tra i 25 e 65 euro a ciclo per la singola organizzazione, cliente o fornitore.

L’obbligo di fatturazione elettronica, reso effettivo dall’uscita del decreto attuativo, può ridurre i tempi di pagamento della Pubblica amministrazione e far risparmiare interessi di mora tra i 4,4 e i 6,7 miliardi di euro in un anno. L’obbligo verso la PA, associato a un’opportuna revisione delle procedure interne nella direzione di una Digitalizzazione dei Workflow autorizzativi, infatti, può contribuire anche a rendere gestibili i termini di pagamento previsti dalla Direttiva 2011/07/Ue (recepita in Italia dal Decreto Legge n.192 del 7 novembre 2012) arrivando ad avere fatture autorizzate al pagamento – perché opportunamente protocollate, vistate e riconciliate – con anticipo sul termine fissato dalla norma.

“Se la nostra Pubblica amministrazione non muterà le proprie abitudini di pagamento – spiega Perego – è possibile stimare tra i 4,4 e i 6,7 miliardi di euro l’ammontare degli interessi di mora accumulati nel corso di un solo anno sui ritardi nei tempi di saldo delle fatture d’acquisto. Naturalmente, affinché la tesoreria possa procedere dandone effettivo mandato di pagamento è necessario che si verifichino anche altre condizioni. Da un lato, lo sblocco del vincolo costituito dal Patto di Stabilità, che in molti casi impedisce di saldare i propri debiti commerciali anche a enti dotati di liquidità di cassa. Dall’altro, la presenza di un’effettiva copertura finanziaria che consenta di sostenere gli esborsi dovuti ai fornitori.”

Secondo i numeri continua a crescere in Italia il numero di imprese che hanno intrapreso un percorso di digitalizzazione del ciclo ordine-pagamento. Un significativo numero è già oggi “culturalmente vicino” alla fatturazione elettronica e circa 60.000 imprese gestiscono almeno un documento del ciclo dell’ordine in formato elettronico. Tuttavia, le relazioni “mature” che consentono di ridurre in modo concreto il costo del ciclo sono ancora decisamente limitate e coinvolgono meno dello 0,5% delle imprese italiane (il 5% se misurato sulla totalità delle imprese con più di 10 addetti, Pmi e Grandi imprese).

Nel dettaglio, nel 2012 oltre il 45% delle imprese in Italia ha scambiato in formato elettronico almeno una parte dei propri documenti del ciclo dell’ordine oppure ha portato in conservazione sostitutiva le fatture. Oltre 3.800 le imprese hanno portato in conservazione sostitutiva fatture attive e/o passive riferite al 2011: prevalentemente le fatture attive (oltre il 90% dei casi) mentre è ancora limitata, seppur in aumento rispetto allo scorso anno, la diffusione della conservazione sostitutiva di quelle passive. Si stimano, invece, oltre 100.000 imprese che hanno portato in conservazione sostitutiva i principali libri e registri contabili.

Nel 2012 circa 9.000 imprese utilizzano formati elettronici strutturati per scambiare con i propri clienti e/o fornitori tramite reti Edi i principali documenti del ciclo ordine- pagamento, con 50 milioni di documenti scambiati in aumento del 22% rispetto al 2011.

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