Poste in Borsa, la Cgil a Padoan: “Reinvestire nel gruppo i ricavi della vendita azioni”

Alla vigilia del via alle negoziazioni il sindacato si appella al ministro dell’Economia: “Le risorse non vengano usate per ridurre il debito”. Logistica e Agenda digitale gli asset strategici

Pubblicato il 26 Ott 2015

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I ricavi della vendita delle azioni di Poste Italiane vengano reinvestiti nel gruppo. E’ l’appello lanciato dalla Slc Cgil al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan alla vigilia delle negoziazioni del titolo.

“Il collocamento azionario di Poste si è concluso ed ha avuto un successo superiore forse alle aspettative – ricorda il segretario generale delle Slc Massimo Cestaro – Il Governo incassa circa 3,4 miliardi. A fronte di un debito pubblico superiore ai 2000 miliardi l’intenzione di destinare i 3,4 miliardi ricavati dalla vendita del 40% delle azioni del Gruppo Poste Italiane alla riduzione dello stesso si commenta da sè. Dicemmo già, immediatamente a ridosso della pubblicazione del Dpcm del Gennaio 2014, che stabiliva la parziale privatizzazione del Gruppo, che i soldi ricavati dalla vendita dovevano essere rinvestiti nel Gruppo”.

Per il sindacato il potenziamento della integrazione delle società del gruppo, il rilancio della logistica, l’integrazione con aziende altrettanto centrali del Paese per lo sviluppo dell’Agenda digitale, con i necessari investimenti ed i conseguenti piani di riqualificazione professionale “sono elementi di consolidamento e sviluppo dell’intero Gruppo che rappresenta asset determinanti per l’Italia”.

“Richiamiamo per questo il ministro Padoan, e con lui il Governo tutto, ad una valutazione di mero buonsenso che, inoppugnabilmente, consiglia di reinvestire risorse nel Gruppo stesso anziché destinarle inutilmente ad una riduzione millesimale del debito pubblico – dice Cestaro – Ci piacerebbe dunque sapere dal ministro Padoan se si utilizzeranno le risorse ricavate dal collocamento azionario per sostenere scelte intelligenti e lungimiranti di politica industriale”.

Fare una scelta diversa, palesemente inutile in termini di riduzione del debito, “costituirebbe l’ennesima occasione sprecata di impiegare risorse economiche a sostegno della ripresa economica e sociale del Paese”, conclude il sindacalista.

Il prezzo dell’ipo di Poste italiane è stato fissato a 6,75 euro per azione, a metà della forchetta tra 6 e 7,5 euro, come ha comunicato il ministero delle Finanze nei giorni scorsi. Al pubblico indistinto e ai dipendenti di Poste Italiane verrà allocato il 30% dell’offerta globale e agli investitori istituzionali il 70%.

I dipendenti di Poste Italiane che hanno richiesto di sottoscrivere le azioni sono 26.234. In totale i richiedenti nell’offerta pubblica sono stati 303.536. L’offerta globale, hanno spiegato i vertici del dipartimento del Tesoro, ha avuto a oggetto un quantitativo di azioni pari al 34,7% del capitale sociale (38,2% in caso di integrale esercizio dell’opzione greenshoe). La capitalizzazione della società corrisponde quindi a circa 8.816 milioni di euro.

Il Tesoro incasserà con la quotazione di Poste italiane quasi 3,4 miliardi di euro. Lo ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan aggiungendo che la somma verrà destinata a riduzione del debito. La privatizzazione di Poste italiane è stata “un grande successo, con una domanda pari a 3,3 volte l’offerta globale”, ha affermato Padoan. “Le privatizzazioni – ha proseguito – rimangono una parte importante dell’azione del governo, che continuerà nei prossimi mesi con il coinvolgimento di Enav e Fs”.

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