DATAGATE

Prism: data protection, la Ue si “piega” agli Usa

Secondo il Financial Times, la Commissione avrebbe ammorbidito alcune norme sulla privacy su pressione di Obama. Obiettivo: permettere alla Nsa di sorvegliare anche gli utenti del Vecchio Continente

Pubblicato il 13 Giu 2013

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La tormenta Prism si allarga anche all’Europa. Stando a quanto ricostruisce stamane il Financial Times, dietro pressioni dell’amministrazione Obama, la Commissione Ue avrebbe ammorbidito la nuova proposta di regolamento comunitario sulla protezione dei dati personali in modo da non ostacolare le capacità del controverso programma della National Security Agency di sorvegliare anche gli utenti del Vecchio Continente. In sostanza, il testo iniziale della normativa europea doveva annoverare una “clausola di salvaguardia” che avrebbe eretto una barriera legale più ferma contro le richieste Usa di accedere ai dati dei cittadini europei in possesso dei giganti americani dell’Hi Tech coinvolti nell’affaire.

Ma a coronamento di un’intensa azione di lobbying ingaggiata dalle autorità americane, nel gennaio 2012 l’Esecutivo di Bruxelles avrebbe infine deciso di cassare la norma dalla proposta. Quest’ultima era prevista all’articolo 42 del regolamento, e internamente era stata ribattezzata clausola Anti-Fisa, dal nome della legislazione (Foreign Intelligence Surveillance Act) che autorizza il governo Usa a intercettare comunicazioni elettroniche e telefoniche internazionali.

Secondo quanto rivelato da alcune fonti anonime al FT, la maggior parte dei Commissari europei avrebbe acconsentito alla soppressione della norma sulla base del suo scarso impatto legale, considerato che la maggior parte dei server in cui Google e compagni immagazzinano i dati degli utenti europei si trova negli Stati Uniti, pertanto fuori dalla giurisdizione europea. Più veritiera è però la versione secondo la quale il collegio Barroso avrebbe voluto evitare frizioni gratuite con gli Stati Uniti in vista dei negoziati per la sottoscrizione di un accordo di libero scambio Usa-Ue (negoziati che dovrebbero partire a breve).

Presentato a inizio dello scorso anno, il regolamento Ue sulla protezione dei dati è attualmente all’esame dell’Europarlamento. Il fine principale della normativa è di debellare la parcellizzazione su linee nazionali delle norme sulla privacy inquadrandole in un unico corpo di regole a livello europeo. Ma vista la natura politicamente molto sensibile del nodo affrontato, l’iter di approvazione si sta rivelando più travagliato del previsto. A Strasburgo sono stati presentati oltre 3mila emendamenti alla proposta. E c’è da scommettere che l’irruzione a Bruxelles dell’affaire Prism rallenterà ulteriormente le trattative in corso tra i deputati europei.

Secondo il FT, le grandi manovre di lobbying statunitensi per bloccare la norma avrebbero coinvolto le più alte sfere della amministrazione Obama. Fonti accreditate parlano di un continuo viavai di pesi massimi tra Washington e Bruxelles. Perfino Janet Napolitano, il potente segretario di stato alla sicurezza interna, sarebbe volata nella capitale belga per perorare la causa.

“Diversi alti papaveri della Casa Bianca”, racconta al quotidiano della city un funzionario europeo, “si sarebbero rivolti con insistenza in particolare ai commissari che coltivano rapporti più stretti con gli Stati Uniti”. Per sua parte, l’amministrazione Usa non ha ancora voluto rilasciare alcun commento sulle indiscrezioni. Sin qui l’unico ha parlare è stato l’ambasciatore statunitense presso l’Ue di William Kennard, che si è difeso spiegando che data l’importanza della normativa europea sulla privacy era naturale che “gli Usa esprimessero la loro opinione”.

Intanto, proprio ieri il commissario europeo alla giustizia Viviane Reding aveva domandato alla Casa Bianca “risposte rapide e concrete” in una missiva in inviata al segretario alla Giustizia americano, Eric Holder. Ma a nessuno è sfuggita la reazione inizialmente timida, e un po’ confusa, delle istituzioni europee di fronte al deflagrare del caso Prism. La stessa Reding è stata aspramente criticata da molti parlamentari europei perché martedì non era presente al dibattito che Strasburgo ha tenuto sulla vicenda. Al suo post, è intervenuto Tonio Borg, commissario europeo per la salute e la politica dei consumatori, il cui ruolo sul dossier data protection è molto più marginale rispetto a quello della Reding.

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