SOCIAL MEDIA

Privacy, WhatsApp nel caos: posticipate a maggio le nuove regole

Più tempo per accettare i termini sulla protezione dei dati. La decisione per arginare l’emorragia di utenti che si stanno spostando verso altre app di messaggistica, in testa Signal e Telegram

Pubblicato il 18 Gen 2021

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Nuova privacy WhatsApp, tutto rimandato. Facebook posticipa al 15 maggio i nuovi termini sulla privacy per l’app di messaggistica, concedendo di fatto tre mesi in più agli utenti per rivederle e accettarle.

L’annuncio segue la pioggia di critiche piovute sull’app di messaggistica per l’aggiornamento dell’informativa sulla privacy e la fuga dal servizio verso le rivali Signal e Telegram.

Inizialmente WhatsApp aveva fissato all’8 febbraio la scadenza per rivedere e accettare l’aggiornamento dell’informativa sulla privacy, pena la sospensione o l’eliminazione dell’account. Ora invece la società comunica che inviterà i suoi “utenti a rivedere l’informativa prima del 15 maggio, quando saranno disponibili le nuove opzioni business”.

La decisione è legata alla “confusione” che si è creata, spiega WhatsApp chiarendo che “l’ultimo aggiornamento non cambia nulla” del concetto fondamentale della società.

L’app “si fonda su un concetto semplice: tutto ciò che condividi con familiari e amici rimane tra voi. Questo significa che continueremo a proteggere le tue conversazioni personali con la crittografia end-to-end”, spiega WhatsApp. L’ultimo aggiornamento “non cambia nulla di tutto questo” ma include “nuove opzioni facoltative che consentono agli utenti lo scambio di messaggi con le aziende che usano WhatsApp e offrono maggiore trasparenza sulle nostre modalità di raccolta e utilizzo dei dati. Con questo aggiornamento non aumenta la nostra capacità di condividere le informazioni con Facebook”.

“Continueremo – osserva la società – a fare del nostro meglio per rendere WhatsApp il modo migliore di comunicare privatamente”.

Il fuggi fuggi da WhatsApp

Intanto è corsa al download per le app di messaggistica Telegram e Signal, alternative a WhatsApp da cui si è invece verificato un fuggi fuggi generale degli utenti dopo le polemiche scoppiate sull’aggiornamento dei termini d’uso.

Le due applicazioni di messaggistica rivali sono le più scaricate sia su Apple Store che su Google Play, come rivelano le classifiche delle stesse Apple e Google, che insieme rappresentano circa il 99,5% dei sistemi operativi degli smartphone.

La più scaricata è Signal, sia sullo store di Cupertino che su quello di Mountain View, seguita da Telegram. Le due app di messaggistica sono considerate dagli utenti più robuste in termini di privacy.

Il panico tra gli utenti è stato generato dall’aggiornamento delle policy per il trattamento dei dati di WhatsApp, che ha annunciato, dall’8 febbraio, la condivisione di un numero maggiore di dati personali con Facebook.

Secondo i dati di Sensor Tower e Apptopia, in particolare, per Signal si registravano circa 7,5 milioni di download in tutto il mondo attraverso l’App Store e il Play Store tra il 6 gennaio e il 10 gennaio, un record che supera di 43 volte il valore della settimana precedente. Si tratta del numero di installazioni settimanali – ma anche mensili – più alto di sempre nella storia di Signal. Allo stesso modo, Telegram ha registrato 5,6 milioni di download in tutto il mondo nelle stesse giornate.

Dal 2016 WhatsApp ha condiviso alcuni dati con Facebook, ma gli utenti avevano la possibilità di disattivare la funzione. Con i nuovi termini per la privacy verrà invece richiesto nell’app di accettare i termini aggiornati per continuare a utilizzare l’app di messaggistica. I messaggi di WhatsApp restano crittografati, quindi Facebook non sarà in grado di vedere i loro contenuti. Ma il software raccoglie molti altri dati che possono essere condivisi con la società madre, come il numero di telefono, i dati delle transazioni, le informazioni relative al servizio, le informazioni su come l’utente interagisce con i contatti quando utilizza il servizio e le informazioni sul dispositivo mobile.

L’aggiornamento non influisce sulla privacy dei messaggi inviati ad amici e familiari, ma include – ha fatto sapere WhatsApp – “modifiche relative alla messaggistica delle aziende presenti su WhatsApp e fornisce ulteriore trasparenza su come raccogliamo e utilizziamo i dati”. WhatsApp afferma che i dati condivisi con Facebook vengono utilizzati per migliorare l’infrastruttura, promuovere sicurezza e protezione e perfezionare i servizi fornendo suggerimenti o personalizzando funzionalità e contenuti. Ciò potrebbe includere anche l’integrazione tra i prodotti a marchio Facebook e WhatsApp.

Cittadini Ue al riparo grazie al Gdpr

Le novità, tuttavia, non riguardano i cittadini dell’Unione europea, grazie alla protezione garantita dal Gdpr.

“Non ci sono modifiche alle modalità di condivisione dei dati di Whatsapp nella Regione europea, incluso il Regno Unito, derivanti dall’aggiornamento dei Termini di servizio e dall’Informativa sulla privacy – ha spiegato un portavoce di WhatsApp -. Non condividiamo i dati degli utenti dell’area europea con Facebook allo scopo di consentire a Facebook di utilizzare tali dati per migliorare i propri prodotti o le proprie pubblicità”.

Il Garante Privacy: “Informativa agli utenti poco chiara”

“Il messaggio con il quale Whatsapp ha avvertito i propri utenti degli aggiornamenti che verranno apportati nei termini di servizio – in particolare riguardo alla condivisione dei dati con altre società del gruppo – e la stessa informativa sul trattamento che verrà fatto dei loro dati personali, sono poco chiari e intelligibili e devono essere valutati attentamente alla luce della disciplina in materia di privacy”: è quanto si legge in una nota del Garante Privacy che ha portato la questione all’attenzione dell’Edpb, il Board che riunisce le Autorità privacy europee.

“Il Garante ritiene che dai termini di servizio e dalla nuova informativa non sia possibile, per gli utenti, evincere quali siano le modifiche introdotte, né comprendere chiaramente quali trattamenti di dati saranno in concreto effettuati dal servizio di messaggistica . Tale informativa non appare pertanto idonea a consentire agli utenti di Whatsapp la manifestazione di una volontà libera e consapevole”, continua la nota del Garante che “si riserva comunque di intervenire, in via d’urgenza, per tutelare gli utenti italiani e far rispettare la disciplina in materia di protezione dei dati personali”.

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