PUNTO DI VISTA

Processo civile telematico: non solo tecnologia, servono anche uomini

Non basta digitalizzare i procedimenti, è necessario dirottare risorse sulle competenze professionali per far decollare il Pct. L’analisi dell’avvocato Michele Gorga

Pubblicato il 07 Ott 2015

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Il ministro della Giustizia, in questi giorni d’inizio autunno ha annunciato due provvedimenti che dovrebbero comportare benefici per il pianeta giustizia: il primo è quello dell’avvio della fase operativa del progetto Strasburgo 2, ossia dell’azione che ha come missione quella di eliminare dai ruoli delle Corti di Appello e dei Tribunali le giacenze di cause iscritte anteriormente all’anno 2000; il secondo è la costituzione dell’ufficio del processo.

Con il primo provvedimento il Ministero si propone di “eliminare”, ma non di rendere giustizia, dai ruoli delle Corti e dei Tribunali della Repubblica le cause iscritte da oltre quindici anni. Nella sostanza rispetto all’altisonante presentazione si tratta di eliminare prioritariamente, comunque, dai ruoli delle Corti di Appello delle Repubblica “ben” 107 fascicoli, nonché 7.026 procedimenti iscritti a ruolo fino all’anno 2000, di anzianità superiore a 15 anni, pendenti davanti ai Tribunali ordinari, cioè cause contenziose “classiche” e 37.506 procedure fallimentari pendenti davanti ai Tribunali sempre ultra quindicennali. Nella sostanza si tratta di cause statisticamente insignificanti sul monte dell’arretrato di oltre quattro milioni e cinquecentomila causa pendenti, rispetto alle quali le parti hanno sicuramente, da tempo, smarrito ogni interesse economico e affettivo, se non anche il ricordo.

Con la seconda azione, e cioè quella dell’ufficio del processo, s’intende utilizzando magistrati Onorari, giovani tirocinanti, presso gli uffici giudiziari, e stagisti amministrativi, a costo zero, per offrire assistenza qualificata ai magistrati creando modelli organizzativi finalizzati a migliorare la collaborazione lavorativa con il personale amministrativo. Lo scopo, nelle intenzioni ministeriali, è quello di fornire risorse per l’avvio della banca dati della giurisprudenza; sviluppare l’uso dell’innovazione tecnologica per supportare i processi organizzativi e per contribuire a ridurre l’arretrato e i tempi di definizioni delle cause. In merito le risorse stanziate ammontano a 22 milioni di euro ma non sono, però, chiaramente individuabili i beneficiari, perché al netto delle esigue somme per i tirocinanti e per gli stagisti non si spiega come si intende retribuire il lavoro dei componenti l’ufficio del processo nel loro complesso.

Certo è stato previsto per i tirocinanti laureati che il tirocinio è titolo idoneo all’accesso al concorso in magistratura e titolo di preferenza per i concorsi pubblici, mentre per i praticanti avvocati è stata prevista l’equiparazione del tirocinio ad un anno di pratica legale e notarile, che è ben poca cosa rispetto al lavoro di 18 mesi ai quali essi sono tenuti. Per la magistratura onoraria, invece, l’unica previsione è quella “di un percorso professionalizzante” ma qui vi è una chiara dissonanza in quanto si tratta di soggetti che hanno, a volte, curricula superiori agli stessi Magistrati togati che ebbero solo la fortuna o l’abilità di superare l’apposito concorso.

Puntare sulla magistratura onoraria, e sui giovani tirocinanti dovrebbe essere una delle vie maestre da percorrere in sede Ministeriale accanto a quella dell’innovazione tecnologia. Modernizzare la giustizia non significa però percorrere scorciatoie o fare accelerazione che sono sempre controproducenti come sta dimostrando il forzoso avvio del PCT dove il magistrato è stato, di fatto, degradato per alcune attività, a livello di amministrativo, come ha lamentato recentemente l’Associazione Nazionale Magistrati per la quale le modifiche legislative apportate con il decreto legge n. 83/2015, convertito in Legge 132/2915, che ha modificato l’art. 16 bis del Dl n.179/2012 (convertito in Legge 221/2012), e le novità normative della legge n.132/2015, hanno avuto proprio un tal effetto. La ricaduta sui magistrati è stata quella di dover svolgere compiti e funzioni propri della cancelleria, infatti, il giudice deve controllare, in ogni fascicolo di udienza, se vi è stato il deposito degli atti e dei documenti e provvedere all’apertura degli allegati e alla stampa del relativo contenuto. Il PCT allo stato resta, quindi, ibrido dato che è impossibile abbandonare il fascicolo cartaceo poiché troppe volte la mole degli atti da esaminare e l’oggettiva difficoltà di consultare più documenti telematici contemporaneamente ne impone la stampa su carta. Si dice che il mondo è il processo è cambiato, forse si ma in peggio.

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