Processo telematico, Consolandi: “Servono più risorse, ma la strada è giusta”

Secondo il magistrato, responsabile informatico del Tribunale di Milano, occorrono anche regole diverse e il potenziamento della struttura progettuale e di gestione

Pubblicato il 24 Apr 2015

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Il Processo Civile Telematico sta aiutando il lavoro dei giudici, nonostante i tanti problemi che lo affliggono in ogni ambito. Ne è convinto Enrico Consolandi, magistrato responsabile informatico al Tribunale di Milano, che è stato pioniere in Italia per il Pct. Consolandi non ne tace i difetti, ma ritiene che si debba continuare in questa direzione. Con più risorse e regole diverse.

Come sta procedendo il Pct in Italia, secondo voi?

Tutto sommato abbastanza bene. Certo, ci sono i soliti, grossi problemi. Ma la cosa che più mi fa ben sperare è la continua crescita della cultura digitale dei giudici. Idem per la loro dotazione informatica: quasi tutti hanno un computer moderno, ora. Uno-due anni fa sarebbe stato impensabile.

E i problemi?

Tanti. E forse quello principale sono gli applicativi. Per il Pct abbiamo un database Oracle e l’applicativo Java che lo interroga è vecchio, instabile e lento. E funziona trasportando tanti dati sui computer dei giudici. Solo per il fallimento dell’Ilva adesso serviranno dai 500 GB a un terabyte di dati da memorizzare su ogni computer dei giudici. Non ce ne sarebbe bisogno, se fosse un applicativo web. Ma in quel caso ci sarebbero altri problemi: di continuità della rete. Se manca, nessuno accede ai dati. Di fondo, c’è che negli ultimi due anni gli applicativi dei giudici non sono stati sviluppati, per mancanza di risorse. Un altro buco è che non c’è una console per il pubblico ministero, il quale quindi non può accedere ai dati. Si deve far stampare il fascicolo. A questo si aggiunge che i contratti di assistenza prevedono un intervento in otto ore se il problema è urgente; altrimenti, in tre-quattro giorni lavorativi. Se non funziona il computer o la rete, quindi, si blocca il processo per quel giorno… o per quella settimana.

Le infrastrutture sono adeguate?

Si è fatto molto per potenziare i server, ma non basta. Il traffico sta diventando enorme, ci sono milioni di interrogazioni dati, perché a quanto pare la base dati viene continuamente consultata. A conferma che serve, ai giudici. Si somma un problema: il Pct richiede l’uso di posta elettronica certificata per trasferire gli atti, ma il protocollo è limitato a 30 MB. Per un processo dobbiamo mandare dai 50 agli 80 mail, per dare tutti gli allegati. Significa che i giudici hanno dovuto aprire fino a 80 mail diverse.

Ma quindi il Pct fa perdere tempo?

Non è esatto. Chiariamo: alcuni magistrati strumentalizzano queste pecche del sistema e dicono che alla fine si perde più tempo così che nel vecchio modo.

E invece?

E invece grazie al Pct i giudici hanno migliorato il proprio lavoro; in alcune materie questo è indubbio. Non devono più perdere tempo per trovare fascicoli, per le cose semplici come i decreti ingiuntivi. Te li puoi portare dietro sul tablet e così li sbrighi al mattino mentre fai colazione. In futuro potremo sfruttare meglio un archivio di decisioni che sarà facilmente accessibile grazie al digitale. E quindi ci sarà anche un miglioramento della qualità delle sentenze. Al momento l’archivio è attivo solo nei Tribunali di Milano e Napoli e solo per alcune materie. Significa avere un patrimonio culturale, indicizzabile e condivisibile, per cui la giurisprudenza può essere conosciuta meglio. Insomma, il Pct potrà portare a sentenze migliori, oltre che più rapide.

Ma le norme sono pronte?

Sono indietro, purtroppo. In certi casi il codice prevede una marca da bollo e che nel verbale d’udienza vadano inserite le produzioni dell’avvocato. Due cose non fattibili se il fascicolo è un file.

Allo stato, dove viene fatto il Pct?

Per il giudizio di merito (ma per il primo atto non sempre). Per sentenze e verbali (che a Milano sono telematici per il 50%). Nelle esecuzioni il Pct è usato comunemente, nonostante i problemi. Nel fallimentare il Pct è problematico; qualcuno lo fa con una buona dose di eroismo.In volontaria giurisdizione e in appello non è tanto diffuso. Teniamo conto che c’è anche il problema di trasferire il fascicolo in altri gradi di giudizio. In Cassazione non puoi farlo. In Appello è complicato: non ci sono metadati, quindi il documento non c’è indicizzato ed è difficile ritrovarlo.

In sintesi, quali soluzioni proponete?

Per prima cosa, bisogna potenziare la struttura progettuale e di gestione che è presente a livello ministeriale, per risolvere tutti questi problemi. Urge consolidare i server e aggiornare gli applicativi. Purtroppo, si è dimezzato il budget ministeriale per l’informatica, nel 2014, a quota 65 milioni di euro. Nel 2015 la Finanziaria prevede 50 milioni in più, di cui temo però che la metà andrà a coprire i buchi creati dalle scarse risorse dell’anno scorso. Servono inoltre altre risorse per potenziare il personale tecnico.

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