E-GIUSTIZIA

Processo telematico, sulla normativa è ancora cantiere aperto

Si lavora anche sulle misure di contorno come la creazione dell’Ufficio per il processo, e all’estensione dell’obbligatorietà anche agli atti introduttivi

Pubblicato il 30 Apr 2015

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Le norme del processo civile telematico (Pct) sono un lavoro in corso, che avrà un culmine il 30 giugno 2015, quando anche le Corti di appello saranno soggette all’obbligo di deposito telematico di tutti gli atti. Sappiamo che ufficialmente il Pct è partito il 30 giugno dell’anno scorso, secondo il decreto legge 90/2014: quando è scattato l’obbligo per le cause intentate da quel momento in poi. Dal 31 dicembre si è esteso anche per le cause precedenti. Le norme prevedono che le comunicazioni e le notificazioni delle cancellerie siano emanate solo tramite Pec. Il deposito degli atti andrà completato con ricevuta di avvenuta consegna entro il giorno di scadenza per la presentazione, mentre, qualora si renda obbligatorio l’invio di più mail tramite Pec, conterà l’ultimo per il rispetto dei tempi consentiti.

Con le norme non è finita certo qui. Finora infatti si è parlato di obblighi per gli atti delle parti costituite e per i decreti ingiuntivi. Per verbali, sentenze, atti introduttivi il telematico è solo facoltativo. “Si sta valutando l’estensione dell’obbligatorietà anche agli atti introduttivi. Si intende realizzare la definitiva telematizzazione degli uffici del Giudice di Pace e Unep”, si legge nel piano Crescita Digitale approvato a febbraio dalla Presidenza del Consiglio.

È il ministero della Giustizia a coordinare l’attuazione del piano, anche attraverso il Tavolo Permanente per l’attuazione del Processo Civile Telematico. “L’Agenzia per l’Italia Digitale e il Dipartimento della Funzione Pubblica hanno già sostenuto e finanziato il Piano straordinario per la digitalizzazione della Giustizia e ne coordinano il completamento dell’attuazione”, si legge in Crescita.

Questo “gruppo di lavoro” lavora anche a misure di contorno: come la creazione dell’Ufficio per il processo, che serve a supportare l’avvio e lo sviluppo delle tecnologie. “Saranno poi introdotte apposite modifiche sia normative che organizzative al fine di assicurare l’introduzione nel processo civile della videoconferenza per sentire testimoni e parti a distanza, che specie nella volontaria giurisdizione potrà avere la sua più efficace applicazione”, si legge nel piano, che ad oggi è il principale documento con cui possiamo guardare al futuro del Pct. “Inoltre, si stanno avviando progetti sperimentali sul territorio per la creazione, in collaborazione con enti locali, di sportelli di prossimità, nei quali potranno essere fornite agli utenti e a tutti i cittadini – anche con l’utilizzo di tecnologie e delle banche dati del ministero della giustizia – informazioni sullo stato della causa o rilasciati certificati”. “Un’opportunità di verifica della gestione dei dati statici processuali arriverà completando l’esperienza del datawarehouse”.

Fin qui, quanto già previsto dai piani. Ma secondo gli esperti altri interventi sono necessari. Avvocati e giudici segnalano la scarsa flessibilità della Pec e che alcune disposizioni del Codice di procedura penale non sono più osservabili nel momento in cui i fascicoli sono in forma di file. Inoltre non è ancora previsto un sistema di conservazione a norma, per gli atti processuali digitali, che quindi sono adesso a rischio di nullità, in base al Codice dell’amministrazione digitale 82/2005.

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