L'ANALISI

Pucci (e-Media Institute): “La mossa del cavallo di Sky, così cambia il mercato video italiano”

L’accordo con Netflix e con Mediaset, il peso di Open Fiber, la svolta che attende tutti gli operatori Tv alla vigilia del 5G. E ancora, l’introduzione un sistema data-driven in grado di sganciare dai confini dell’offerta storica. L’esperto di media disegna il panorama dell’audiovisivo in un momento caldo che coinvolge anche le Tlc in una modalità ancora tutta da definire. “Ma serve un ruolo dello Stato importante e meno distratto”

Pubblicato il 09 Apr 2018

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Convergenza tra servizi di connessione e servizi di entertainment. E’ questo il modello chiave verso cui è chiamato a evolvere il mercato italiano. Lo sottolinea Emilio Pucci, esperto di audiovisivo e fondatore di e-Media, società specializzata in analisi di mercato e consulenza strategica nelle industrie dei media con sede a Londra e Milano. E’ in questa prospettiva che vanno interpretati le ultime mosse sullo scacchiere italiano dei media e delle Tlc: dagli accordi a sorpresa di Sky con Netflix e con Mediaset, al ruolo futuro di Open Fiber e Tim. Ecco l’analisi dello scenario che sta aprendosi per l’Italia e che potrebbe portare a uno scatto del mercato. A patto che sul peso e le funzioni che possono avere le Tlc lo Stato riesca a svolgere un ruolo “meno distratto”.

Sky sta mettendo in moto una molteplicità di iniziative: a cosa punta? Quali sono i fattori che hanno favorito queste mosse?

Da alcuni anni Sky ha messo in campo una strategia di presidio del mercato della pay-TV basata su un nuovo approccio, molto più dinamico e articolato di quello precedente. Fino al 2012 Sky puntava essenzialmente alla “difesa” dell’offerta satellitare. Oggi non si muove più in difesa della propria piattaforma elettiva ma, al contrario, il suo approccio è basato sull’apertura delle proprie offerte a un sistema composto da più ambienti e modalità di consumo. Questi vengono riportati all’interno di SkyQ che, di fatto, li riaggrega e li riorganizza. SkyQ costituisce una sorta di “strato” tecnologico che governa l’accesso e la consumer experience video-televisiva ed è qualcosa di ben diverso da un semplice set-top-box evoluto. Avendo a disposizione contenuti di valore e un sistema tecnologicamente avanzato di tipo data-driven che governa l’accesso dell’utente, Sky può muoversi con maggiore libertà oltre i confini della propria offerta storica. L’accordo con Netflix, l’accordo commerciale con Mediaset, al di là delle peculiari opportunità e condizioni che li caratterizzano, vanno letti come pezzi di una strategia di presidio del mercato che prescinde dal presidio di piattaforma. Tutto ciò finirà per collegarsi a un impegno nell’offerta diretta di connessione.

Si punta a replicare il modello adottato in UK?

Ne sono convinto. L’arrivo di Comcast al controllo di Sky (che pare probabile) introdurrà sicuramente un’accelerazione in questa direzione. In ogni caso, con o senza Comcast, il modello d’offerta non può essere che quello di un’integrazione fra servizi di connessione e servizi di intrattenimento. Il mercato italiano si presta perfettamente allo sviluppo di questa strategia perché, di fatto, è un mercato ancora vergine. Prima o poi Sky farà un passo in questa direzione. Non può subire questa trasformazione senza esserne protagonista. Altrimenti rischia di trovarsi nella posizione in cui si è trovata Canal+ in Francia e cioè schiacciata dalle offerte delle Telco. I dati mostrano che la pay francese cresce solo sul versante delle offerte low cost veicolate dalle Telco.  Succede anche in UK ma con minore intensità.

Si va verso l’abbandono del satellite?

No di certo. La piattaforma satellitare, come d’altra parte quella terrestre, manterrà un ruolo importante almeno per i prossimi 8-10 anni ma c’è una parte del mercato – quella raggiunta da un’offerta avanzata di connessione in banda larga – che vorrà poter scegliere e magari decidere di entrare in un ambiente di consumo broadband-only. Gli operatori televisivi – anche quelli della free-to-air – se non saranno pronti ad affrontare questa domanda, rimarranno tagliati fuori da una fetta importante del mercato forse quella più pregiata che, fra l’altro, è obiettivo primario del presidio anche “culturale” di Netflix e Amazon. Si tratterà del 10% o del 20% del mercato del consumo televisivo ma non è poca cosa. In ambiente broadband-only non c’è Lcn che tenga, non ci sono walled garden. Contano solo due cose: la titolarità dei diritti e la consumer experience. La prima è garantita dalla forza di mercato e dalla capacità di competere anche a livello globale. La seconda è garantita da un approccio del tutto diverso rispetto a quello tradizionale basato esclusivamente sulla difesa della piattaforma. L’obiettivo di Sky è governare la consumer experience dentro un proprio ecosistema video-televisivo. Questo sistema deve dimostrare di essere più ricco di quello degli altri player di mercato. L’orizzonte del 5G si avvicina e l’impatto futuro del broadband sul sistema TV spinge Sky a un’accelerazione. Anche perché le Telco italiane, che sono state per ora “dormienti”, non lo saranno ancora per molto.

L’accordo con Mediaset è semplicemente un accordo commerciale o davvero, come si pensa, pavimenta la strada alla costituzione di una pay-tv unica?

E presto per dirlo ma è probabile. Ma più che di pay-TV “unica” parlerei di un package forte, dominante e di pacchetti d’offerta “mobili”, nei diversi generi, che possono anche andare direttamente sul mercato tramite diverse piattaforme.

Quali saranno gli effetti sul mercato italiano dell’offerta TV?

L’accordo Sky Mediaset è una buona opportunità per il digitale terrestre che ne esce rafforzato. Questo significa una maggiore tenuta della piattaforma che affronterà sfide importanti da qui al 2022 e dunque più forza alla stessa offerta free-to-air. Infatti, uno dei punti chiave di evoluzione del sistema è la tenuta e la vitaltà dell’offerta free-to-air. Il vero problema che alla piattaforma free-to-air è che manca quella componente tecnologica per gestire in maniera avanzata la consumer experience futura e che deve includere l’opzione broadband-only. Gli operatori della pay-TV si preparano al contesto broadband-only ma questo è una sfida anche per gli operatori della free-to-air…

Oltre all’accordo con Mediaset e con Netflix c’è anche un accordo con Open Fiber, le ricadute saranno anche per le Tlc?

Sulle Tlc si gioca la partita chiave per la pay-TV. L’ambiente video-televisivo vedrà due tipi di player convivere e competere: i cosiddetti over-the-top o pure-Internet (come Netflix e Amazon, ad esempio) e i gestori di piattaforme come appunto Sky, Comcast (in USA), Telefonica (in Spagna). In Usa, con le grandi funzioni e il merger AT&T / Time Warner per ora bloccato si gioca un completamento di questa partita. Per i grandi operatori è fondamentale l’offerta integrata servizi Telco + servizi video-TV. Era quello che si proponeva di fare Vivendi ma la sua avventura italiana si è evoluta, incidente dopo incidente, in una maniera a dir poco singolare e sorprendente. Ora si aprono nuove possibilità e sicuramente Open Fiber è un player importante che ha ampi margini di manovra e di crescita come dimostra la sua ultima mossa nell’ingresso nell’azionariato di Tim. Il ruolo delle Telco sul mercato TV nazionale è tutto da definire e pur essendo stati i pionieri della Iptv siamo ancora all’anno zero. Un ruolo dello Stato importante e meno distratto può finalmente far fare uno scatto al mercato. Altro che piagnistei sul dirigismo, sarebbe certo opportuno che sul tema delle infrastrutture di rete, dei dati e dunque della solidità e sicurezza dei sistemi che costituiscono la base del macro-settore della comunicazione ci fosse un presidio importante dello Stato. Per troppi anni si è guardato in maniera naïve all’evoluzione caotica e priva di regole del “nuovo” sistema della comunicazione.

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