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Quelle relazioni virtuose fra startupper e imprenditori

Stimolando il contatto tra innovazione e tradizione si cerca di far crescere cultura e competenze imprenditoriali

Pubblicato il 04 Mar 2016

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Secondo l’Innovation Scoreboard (NdA: strumento adottato dall’Unione europea per misurare la capacità di esprimere innovazione da parte dei singoli Paesi) siamo al diciannovesimo posto della classifica, tra gli innovatori moderati, distanti dai leader, capeggiati da Svezia, Danimarca, Finlandia e Germania. Cuscinetto tra i bravi e i modesti, il gruppo dei follower, che porta in dote una lieta novella per i nostri colori: Emilia Romagna, Piemonte e Friuli Venezia Giulia sono lì, sopra la media nazionale, a inseguire le lepri dell’innovazione europea. “Favorire la contaminazione! Ecco la modalità giusta per stimolare l’innovazione nel mondo dell’impresa – spiega Alessandra Luksch, direttore dell’Osservatorio Startup intelligence, della School of Management del Politecnico di Milano. Il contatto tra startupper e imprenditori tradizionali, quelli in grado di riconoscere la capacità dell’innovazione nella generazione del valore, produce una miscela vincente”.

I primi sono in grado di percepire, un po’ come gli artisti, le tendenze, anche quelle latenti, dell’innovazione; i secondi possono, invece, mettere a disposizione esperienza, relazioni di mercato, solidità economico-finanziaria. “L’Osservatorio Startup intelligence – prosegue Luksch – è nato per raggiungere tre obiettivi ambiziosi. Prima di tutto fornire un aggiornamento continuo sull’innovazione tecnologica proveniente dalle startup nazionali ed estere; in secondo luogo dare un supporto all’individuazione di startup, che potrebbero giocare un ruolo all’interno di business innovativi. Infine, proprio stimolando il contatto tra innovazione e tradizione, cerchiamo di far crescere la cultura e le competenze imprenditoriali all’interno delle imprese”.

La Ricerca, iniziata a ottobre 2015, terminerà a maggio e toccherà sei ambiti principali con alcuni approfondimenti intermedi: dai wearable, che rappresentano la nuova frontiera per il monitoraggio delle prestazioni sportive o delle condizioni di salute, ai social network, pervasivi sia nella sfera privata, sia in quella lavorativa, dall’eCommerce, che apre nuove opportunità anche al mondo delle PMI, al digital/mobile payment, che rende gli smartphone l’oggetto “più prezioso” da custodire, dalla sensoristica ambientale, in grado di produrre miglioramenti dall’agricoltura all’arte con la conservazione dei beni culturali, all’efficienza energetica, uno dei grandi temi su cui anche l’intero pianeta sta discutendo da tempo.

“I nostri workshop – aggiunge il Direttore dell’Osservatorio – cercano di rendere evidente alle imprese tradizionali come avviene la gestione dell’innovazione all’interno delle startup, stimolandone l’emulazione. D’altro canto queste sono anche occasioni per capire come le startup possano trasformarsi in fornitori. I casi concreti, anche di matrice internazionale, sono presentati alla platea dei partecipanti. Il dibattito è sempre vivace e costruttivo e, soprattutto, efficace”.

Il dialogo strutturato e regolare apre a nuove forme di impresa e di collaborazione. Le startup digitali possono e devono diventare parte integrante e integrata del più ampio panorama imprenditoriale. Rappresentano un’occasione per incrementare l’innovazione nelle direzioni ICT delle imprese, per investire in Ricerca e Sviluppo, attraverso fonti esterne ma collaborative, per ampliare l’offerta di prodotti e servizi, magari diversificando il business, senza trascurare la capacità del modello di stimolare l’innovazione organizzativa.

Cos’è emerso da questi incontri? Quali tendenze vengono intercettate? “Raccontare attraverso gli esempi – conclude Alessandra Luksch – è utile per restituire la dimensione tangibile di un avvenimento. Ricordo due incontri: quello sul tema del social business e quello sulla sensoristica ambientale. In ambito social si sono riscontrate diverse tendenze, che qualificano i molteplici ambiti in cui queste iniziative si stanno muovendo.

I social network entrano sempre più nel cuore della catena del valore aziendale: o come canale per l’acquisizione di informazioni, per esempio sugli utenti presenti o come fonte alternativa a supporto di alcune funzioni aziendali, come il marketing e la comunicazione, le vendite e la gestione delle risorse umane. La sensoristica ambientale entra, invece, tra i grandi fenomeni digitali, perché collegata all’internet delle cose. È il tema del momento, che riscuote interesse strategico da parte delle più importanti aziende del mondo, con tassi di crescita stimati tra il 20% e il 30%”.

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