Tutto nasce dalla privatizzazione di RAI Way S.p.a, società controllata da RAI e deputata al controllo delle torri di trasmissione del segnale dell’emittente pubblico. L’apertura della società a capitali privati avviene a novembre, in coincidenza dei tagli di viale Mazzini (150 mln €) voluti dal Governo. Forse proprio incentivata dalle necessità di cassa di RAI (il suo indebitamento ha raggiunto il mezzo miliardo di euro ), il 24 febbraio Mediaset lancia un’ Offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) totalitaria su RAI Way, attraverso la sua controllata EI Towers Spa. L’operazione non solo non è amichevole ma, a quanto pare, nemmeno lecita. RAI Way, infatti, non sarebbe scalabile.
E’ quanto emerge dal decreto del Presidente dei Ministri del 2 settembre 2014, relativo alla privatizzazione della società, che impone a RAI il mantenimento del pacchetto di maggioranza (+51%). A seguito della quotazione, viale Mazzini detiene oggi il 65,1% della controllata. L’OPAS crea disorientamento fra gli operatori, visto che l’offerta di EI Towers è espressamente subordinata al raggiungimento del 66,67% del capitale, quota che consentirebbe il controllo dell’assemblea straordinaria, sebbene la società si riservi di modificarne i termini nel proseguo dell’operazione. Il controvalore dell’OPAS in contante ed azioni, ammonta a 1,22 miliardi di euro. Il deal è a debito e ha già raccolto l’adesione di alcune banche fra cui JP Morgan, BNP Paribas, Unicredit. Per il 30%, invece, avverrebbe con”carta” ossia scambiando le azioni di EI Towers con quelle di RAI Way. In queste settimane sono state avanzate molte ipotesi sulla governance del gruppo che ne deriverà.
“Quali siano le reali intenzioni di Mediaset non è chiaro” commenta il Professor Fabrizio Perretti, docente di Strategia ed Imprenditorialità presso la Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi ed esperto in economia dei mass media “Sia che il vero obiettivo possa essere una situazione di minoranza oppure riaprire gli scenari complessivi, senza dubbio questa operazione veicolerà il concetto secondo cui si deve arrivare ad un operatore unico” Nel caso in cui la quota di controllo ambita da RAI Way si confermasse indisponibile, Mediaset potrebbe rivedere l’offerta accontentandosi di una partecipazione paritetica nella società, oppure decidere di cambiare completamente i giochi e vendere lei stessa EI Towers al competitor al fine di costituire una newco “super partes” che sia il nuovo polo delle infrastrutture televisive. Rumours sempre più insistenti danno credito anche al possibile ingresso di Telecom nell’operazione. La società potrebbe partecipare al deal attraverso Inwit dando vita, insieme ad EI Towers e RAI Way, ad una integrazione fra infrastrutture media e tlc.
L’interesse di Viale Mazzini per le torri di Telecom sarebbe funzionale al suo consolidamento di leader nel mercato domestico in quanto a servizi di tower rental, diffusione e trasmissione. A conferma di ciò, l’attenzione manifestata per le torri di Wind qualche mese fa. E’ proprio l’ambizione di RAI al rafforzamento della propria posizione, anche attraverso opportunità di crescita esterne, che ha fatto sorgere in alcuni il dubbio sulla premeditazione di questa operazione già all’atto della privatizzazione della controllata. “La quotazione di Rai Way sul mercato rappresenta, in primis, uno sforzo importante attraverso cui parte del patrimonio dello Stato viene ceduto sul mercato. Quanto questa operazione sia stata pensata per un ingresso successivo di altre società come Mediaset, è difficile dirlo. Non ci sono documenti in merito” commenta il Professor Perretti. Di certo se una pianificazione esiste, è il mercato a pagarne gli effetti in termini di trasparenza informativa e distorsione dei prezzi.
“Nel momento in cui vi è stato il collocamento in borsa, RAI Way si è dichiarata non scalabile. E’stato passato, cioè, il concetto secondo cui il controllo sarebbe stato mantenuto, con i relativi effetti in termini di quotazione. Se adesso ci fosse la possibilità di aprirsi ad una maggioranza di terzi, dovremmo convenire sul fatto che il mercato non ha ricevuto, al momento del collocamento, tutte le informazioni necessarie” spiega il Professor Perretti. D’altro canto se premeditazione non c’è stata, e la indisponibilità del pacchetto di controllo continuasse ad essere confermata, l’annuncio di un’OPAS su una società non contendibile ha comunque fornito informazioni non corrette al mercato tanto da rendere opportuno, secondo alcuni, la sospensione del titolo dai listini. In attesa che Consob e Vigilanza facciano la loro parte, l’unica certezza per il momento è nel paletto del 51%.”Il decreto del Governo è molto chiaro. Altrettanto lo è il limite della maggioranza ivi previsto, e l’impegno al controllo che esso garantisce soprattutto dopo la quotazione. Se così non fosse, il Governo dovrebbe spiegare questa modifica dei termini, dopo soli sei mesi dalla introduzione, stante l’assenza condizioni di mercato tali da giustificare un ripensamento”conclude il Professor Perretti. Nonostante questo ostacolo, il lock-up che fino a maggio non consente a RAI di scendere dal 65% al 51%, ed il diritto di veto (c.d golden power) sulla cessione di asset strategici che può essere esercitato dal Governo, il mercato crede all’ipotesi di un unico polo che superi le frammentazioni attualmente esistenti nel settore.