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Rassegne stampa online, baruffa Siae-Fieg

Gaetano Blandini, direttore generale Società editori, smentisce Fabrizio Carotti direttore generale Federazione editori sulle trattative avvenute. E rilancia l’offerta: “I nostri costi inferiori a quelli praticati da Promopress”

Pubblicato il 29 Apr 2013

La Siae (Società Italiana Autori Editori) è pronta a incontrare la Fieg (Federazione italiana editori giornali) per cercare di sciogliere il nodo delle rassegne stampa online di Camera e Senato (ma anche di ministeri, enti e istituzioni pubbliche) prima gratuite per tutti gli utenti della rete e poi “chiuse” al grande pubblico in vista di un progetto che preveda la regolare riscossione e redistribuzione dei diritti giornalistici.

Da tempo sono in corso trattative tra Siae e Fieg sull’eventualità che sia la Società degli Editori ad occuparsi di riscuotere e redistribuire i diritti relativi ai testi giornalistici pubblicati nelle rassegne. Oggi è tornato sull’argomento il direttore generale della Siae, Gaetano Blandini, con un comunicato in cui fa particolare riferimento all’articolo “Rassegne stampa, al via le azioni legali”, pubblicato sul numero di aprile di “Prima Comunicazione”.

Dopo aver sottolineato che “la materia dell’utilizzazione di opere giornalistiche in rassegne stampa è ben conosciuta dalla Siae da molti anni”, Blandini smentisce che il direttore generale della Fieg e Amministratore unico di Promopress, Fabrizio Carotti, abbia “parlato varie volte con la Siae”, come lui stesso dichiarato a “Prima Comunicazione”. Carotti ha detto al mensile che lo intervistava che “qualora la Società intervenisse nel settore delle rassegne stampa i costi di riscossione sarebbero probabilmente superiori ai diritti dovuti agli editori”.

“In realtà il dottor Carotti – sostiene Blandini – ha discusso della questione una sola volta, nella sede del Dipartimento Informazione e Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, col nostro direttore dell’Ufficio legislativo, avvocato Paolo Agoglia e si è parlato di questioni generali”.

Dalla Siae ribadiscono di avere dalla loro parte una lunga comprovata esperienza in materia di riscossione di diritti d’autore che potrebbe efficacemente essere trasferita al settore dei diritti giornalistici. Inoltre, affermano, “anche sul piano della tutela giudiziaria dei diritti degli editori sarebbe più utile il servizio offerto dalla Siae poiché ci si potrebbe avvalere dei più spediti, ed economici, strumenti processuali che la legge riserva ai funzionari della Siae”. Infine sottolineano che, a differenza di Prompress, società privata, loro sarebbero un “ente terzo”.

La Società si dice dunque pronta a “incontrare la Fieg per proporre soluzioni alternative, più complete, e certamente più convenienti, rispetto a quelle oggi praticate da Promopress”, società privata a cui aderiscono 330 testate. Il Repertorio Promopress, costituito nel luglio 2012, è una srl che fa capo alla Fieg, e che ha il compito di raccogliere per conto degli editori il compenso per il diritto di riproduzione e utilizzo degli articoli sulle rassegne stampa.

Il caso “rassegne stampa online” è scoppiato a gennaio 2013 quando, a seguito di un accordo tra Federazione degli editori e Montecitorio, è stato deciso che la rassegna della Camera, fino all’anno prima consultabile gratuitamente da tutti, non sarebbe stata più accessibile se non ai soli onorevoli.

A seguito di esplicita richiesta di tre parlamentari del Pd Simonetta Rubinato, Sandra Zampa e Chiara Gribaudo, lo scorso 2 aprile la Fieg si è detta disponibile a riavviare il confronto, riservandosi però di valutare “condizioni e limiti”. Gli editori hanno sottolineato che “nell’accordo fra la Camera dei Deputati e la Fieg si è già concordemente riconosciuta la ‘specialità’ della funzione istituzionale e democratica svolta dal parlamento, prevedendo un modello di fruizione della rassegna stampa che non ne penalizzi le specifiche esigenze informative”. Tuttavia la rassegna gratuita non è stata ancora ripristinata.

Le tre parlamentari Pd hanno recentemente chiesto anche alla presidente della Camera Laura Boldrini di “non demordere dal suo intento e a cercare un accordo con la Fieg. La nostra iniziativa – hanno sottolineato – sta raccogliendo un vasto consenso tra i cittadini. Addirittura c’è chi ci segnala, riportando le statistiche Alexa, che da quando la rassegna stampa è stata oscurata, il sito della Camera avrebbe perso quasi il 50% delle visite. O ancora chi richiama i costi del servizio riportati sul sito dei radicali, quasi 35mila euro, ritenendo che non sia una spesa giustificata visto che ora possono accedere alla rassegna stampa soltanto i parlamentari e i giornalisti accreditati. Sono obiezioni legittime che dimostrano il grande interesse dei cittadini verso questo servizio pubblico”.

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