Un master all’Insead dopo una laurea in Ingegneria a Torino e dopo dieci anni in McKinsey è passata in 3 Italia quando l’azienda era tutta da costruire. A distanza di 12 anni Dina Ravera è oggi direttore generale, ai vertici di una delle maggiori aziende delle Tlc del nostro Paese.
Che cose le è rimasto del suo “imprinting” professionale da ingegnere elettronico?
Credo di avere conservato una caratteristica, il metodo. Sui banchi di scuola ho imparato che serve rigore nell’affrontare un problema, trovare la soluzione e misurarne l’impatto. Come ingegnere mi è rimasta anche la passione e la voglia di cercare ambiti che siano “avanti”. Lo feci optando per l’indirizzo di elettronica, in seguito scegliendo questa azienda: la telefonia oggi racchiude tutto quello che la tecnologia offre e gli sviluppi più avanzati dell’innovazione.
Fare il manager è comunque più complicato…
Certo, un manager deve essere capace di scegliere. Mi trovo spesso davanti a un foglio bianco e moltissimi progetti molto affascinanti, ma il mio compito è stabilire le priorità e su quali idee puntare per raggiungere i nostri obiettivi. Questo richiede rigore e intuito di mercato, ma anche la capacità di gestire la componente umana. Definito che cosa fare, quali obiettivi raggiungere e in quali tempi, si devono portare risultati coordinando migliaia di persone, un compito che richiede un tipo di skill più soft che generalmente nei banchi di scuola non ti insegnano.
I collaboratori oggi sono migliaia, ma all’inizio eravate in pochi. Quale sensazione prova ripensando ai suoi anni in 3 Italia?
Il primo concetto che mi viene in mente è quello di famiglia. Quando si parte da zero, in pochi, ognuno offre un contributo fattivo, come avviene a casa propria, nella propria famiglia. Dopo tanti anni e tutte le persone che si sono aggiunte nel tempo, abbiamo cercato di mantenere lo spirito iniziale di condivisione, diciamo uno spirito “collegiale”. Anche se ci siamo strutturati ciò che ci unisce è una sensazione di appartenenza e un legame forte, quasi familiare.
Che cosa l’ha spinta a scommettere su un’azienda che ancora non esisteva?
In primo luogo il settore. Intuii che la telefonia sarebbe stata in fortissimo sviluppo e mi piaceva molto la vicinanza al mondo consumer. Il secondo motivo si chiama Vincenzo Novari. Al primo colloquio compresi di avere di fronte una persona straordinaria, con una visione prospettica lungimirante, quasi un sogno. Da quel momento non ho più pensato ad altro se non a quel grande sogno, che si è poi realizzato per intero.
Omnitel, Tim e Wind: nel 2001 il mercato sembrava saturo.
Era un mercato chiuso nella concezione di una telefonia mobile solo voce, ma Novari aveva già chiarissimo dove saremmo arrivati oggi. Quando si cambiano i punti di riferimento il mercato viene ridisegnato e puoi diventare protagonista.
Quale traguardo personale ricorda con maggiore piacere in questi anni di crescita della società?
Il momento che mi emozionò di più fu quello del lancio, quando un primo cliente entrò in un nostro negozio. Abbiamo avuto due anni per costruire un’azienda. Nel 2001 ero Program Manager Director e coordinavo tutti i gruppi di lavoro impegnati a costruire i processi, i prodotti, le offerte e l’azienda stessa. Dopo due anni su piani e fasi di progetto arrivò il lancio. Vedere il tuo primo cliente entrare in negozio, beh, fu indimenticabile.
C’è qualche elemento distintivo nell’essere manager donna?
Penso che le donne abbiano una maggiore predisposizione verso l’armonia e la conciliazione e migliori capacità nel creare squadra o condizioni di serenità, un po’ come avviene nella famiglia, mentre generalmente nel management maschile c’è più competizione. I due stili a ogni modo si integrano. Anche nell’approccio verso la tecnologia le donne sono più pragmatiche. Ci si innamora spesso di soluzioni ipertecnologiche, ma sono le donne a riportare alla realtà, chiedendo che cosa ce ne facciamo o a che cosa servono. È un’ottica che porta equilibrio all’interno di una squadra.
Ora è direttore generale. Che cosa è cambiato per lei?
La complessità di gestione del business è maggiore e bisogna fare sempre più affidamento nei confronti di un team di lavoro. Non posso pensare di fare tutto da sola o controllare tutto. Devo appoggiarmi a una squadra di riferimento, persone preparate a cui posso dare serenamente la mia delega.
Hutchison Whampoa continuerà a investire in ricerca e sviluppo?
Stiamo investendo molto, in particolare nello sviluppo tecnologico della rete. Siamo stati i primi e siamo gli unici ad avere una rete a 42 Mbit/sec su tutto il territorio italiano. Stiamo lavorando per avere anche una rete Lte. L’altro fronte in cui porteremo novità importanti è il mondo del fisso, in cui abbiamo deciso di entrare e per il quale abbiamo sviluppato il sistema “Cube”, un router wifi.
Cosa va meglio e su cosa state puntando: il segmento consumer o business?
Oggi siamo leader nel mondo consumer nel segmento Smartphone e Tablet e molto forti nel mercato Soho. Stiamo lavorando per inserirci nel mercato di aziende più grandi perché riteniamo che le nuovissime tecnologie siano ancora poco presenti. Il cambiamento in atto è arrivato paradossalmente prima nel mondo consumer.
Guardando il vostro catalogo, prevalgono offerte in bundle con l’hardware. Perché?
Crediamo che per guadagnare fette di mercato oggi si debba partire da smartphone e tablet. L’hardware è un punto di ingresso e consente di offrire dati, voce, sms e altri servizi con offerte chiare, garantendo serenità a chi cerca soluzioni complete.
Siete i quarti, ma in che cosa andate meglio?
Nel mercato degli abbonamenti consumer. La nostra market share è raddoppiata negli ultimi due anni, con livelli di crescita superiori a tutti gli altri.
Si deve al pricing?
No, è per un insieme di elementi. Da una parte conta molto la nostra rete dati, un’eccellenza in Italia, e dall’altra ci sono le tariffe. La competitività arriva da accordi importanti con i vendor dei principali smartphone. E poi c’è la nostra rete di vendita nata proprio per vendere la telefonia dati. I negozi di 3 Italia non sono stati concepiti per vendere voce e il telefono 2G, ma per consigliare come muoversi nel mondo dei dati e oggi come orientarsi tra Android, Apple, Windows 8, Blackberry ecc.
Che telefono usa?
Ho due strumenti: un iPhone e un Samsung Note II. Poi uso un Tablet e sto provando in questi giorni anche un Nokia con Windows 8 e con Lte. Il bello del mio lavoro è che non c’è limite a ciò che ti puoi aspettare il giorno successivo.
Con cosa scambierebbe tutto questo o un suo telefono?
Beh, continuo a pensare che la tecnologia sia incredibilmente entusiasmante, ma se non sei circondato da amore tutto prende un colore diverso. La risposta è: un gesto d’affetto sincero.
WOM@N
Ravera: “Avanti sull’enterprise”
Il direttore generale di 3 Italia: “Stiamo lavorando per inserirci nel mercato delle aziende più grandi perché riteniamo che le nuovissime tecnologie siano ancora poco presenti. E puntiamo sull’Lte”
Pubblicato il 18 Feb 2013

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