LA PROPOSTA

Rete Telecom, emendamento all’Europarlamento. Rispunta lo spin off?

A firma dell’europarlamentare S&D Patrizia Toia, la proposta al nuovo codice delle comunicazioni elettroniche prevede che i regolatori nazionali possano imporre agli ex incumbent la separazione in caso di mancata concorrenza. “Si punta ad aumentare investimenti e competizione”

Pubblicato il 11 Apr 2017

F.Me

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Torna sotto i riflettori lo spin off della rete Telecom. Il Parlamento europeo sta discutendo il nuovo codice europeo delle comunicazioni elettroniche e tra gli emendamenti presentati – oltre mille – spicca la proposta dell’europarlamentare S&D, Patrizia Toia: l’emendamento stabilisce che i regolatori nazionali delle Tlc possano imporre la separazione della rete agli incumbent nel caso in cui non si sia creata una effettiva concorrenza.

“Se l’Autorità nazionale conclude che anche la separazione funzionale non è riuscita a creare una competizione effettiva, può imporre l’obbligo di separazione legale – si legge nell’emendamento – Questa separazione può imporre anche il divieto che le società legalmente separate siano controllate da uno stesso soggetto e che un’azienda possa avere influenza decisiva su diritti, contratti o altro”.

Attualmente le norme europee prevedono la separazione funzionale: le autorità nazionali possono imporre agli ex incumbent la gestione separata della rete cioè che nell’azienda ci siano business unit ad hoc per evitare discriminazione nei confronti dei concorrenti. Dunque l’ex monopolista deve garantire ai competitor le stesse condizioni di accesso alla rete previste per i suoi servizi ai clienti. Ma se l’emendamento passasse i regolatori potrebbero imporre la vendita dell’infrastruttura a una società terza.

Toia spiega che l’emendamento punta “ad aumentare gli investimenti in innovazione tecnologica e la concorrenza a favore dei consumatori”.

E proprio sullo spin off interviene anche Franco Bassanini, presidente di Open Fiber, chiarendo di non averlo mai invocato. “Non ho mai invocato una separazione della rete Tim per fonderla con la nostra, ho citato semplicemente un’ipotesi di consensus di alcuni analisti – precisa Bassanini, presidente di Open Fiber – Che una competizione infrastrutturale sia insostenibile in Italia è una delle convinzioni prevalente fra gli analisti”. Bassanini ha poi aggiunto di aver sottolineato che “a mio avviso gli analisti non tengono conto di due fattori specifici che potrebbero rendere, in Italia, questa competizione sostenibile. La prima sono gli incentivi del Piano Banda ultra larga del Governo, la seconda l’assenza in Italia dei cable TV networks, che altrove sono i competitori della rete Tlc. La mia conclusione è dunque aperta alla possibilità che una competizione fra due reti infrastrutturali sia sostenibile. Ogni azienda decide le proprie strategie, ma l’unico arbitro è il mercato”.

Intanto è iniziato il conto alla rovescia per l’assemblea dei soci Telecom che dovrà votare il nuovo cda. Vivendi ancora non ha scoperto le carte sul nuovo presidente anche se il nome papabile resta quello del suo ceo Arnaud de Puyfontaine.

Il prossimo presidente dovrebbe avere le stesse deleghe operative di quello attuale. Secondo fonti di stampa Vivendi potrebbe aver candidato l’ex ad di TI, Franco Bernabè, al ruolo di consigliere indipendente per portare nel board un possibile mediatore con le istituzioni italiane.

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