L’INTERVISTA

Revobyte, Sirabella: “Su competenze e cybersecurity si gioca la crescita del Paese”

Il managing director del system integrator che compie due anni dal “nuovo corso”: “In Italia ancora troppe barriere che impediscono di colmare il gap tra le skill effettivamente sul mercato e quelle necessarie alle imprese”

Pubblicato il 10 Giu 2022

Foto di Francesco Sirabella

Investire sulle competenze è l’unica via per la crescita. In Italia ci sono ancora molte barriere che impediscono di colmare il gap tra le competenze digitali effettivamente disponibili e quelle che sarebbero necessarie al mercato. Proprio per questo la formazione, anche grazie agli incentivi del Pnrr, deve diventare un’occasione strategica per i giovani e per le aziende in ottica di business. L’obiettivo che dobbiamo porci è quello di ridefinire alcune priorità, e credo che le competenze digitali siano il primo passo da fare per la rinascita del Paese”. A sottolinearlo in un’intervista a CorCom è Francesco Sirabella, managing director di Revobyte, system integrator specializzato a 360 gradi sull’information technology.

Sirabella, perché investire sulle competenze digitali, e in particolare su quelle legate alla cybersecurity?

In primo luogo perché, nonostante la spinta alla trasformazione digitale alla quale abbiamo assistito in questi ultimi due anni, il problema delle scarse competenze digitali delle persone permane. Questa straordinaria accelerazione dovuta anche ai nuovi modi di lavorare digitali sta mettendo tutti in gioco per quanto riguarda le skill. Proprio per questo la formazione deve diventare un’occasione strategica di cambiamento. Parlare di competenze digitali oggi significa parlare della formazione “in e per” il digitale, abilitando la trasformazione dei processi e del lavoro nelle imprese. E un focus di rilievo in questo ambito riguarda la galassia della cybersecurity: negli ultimi mesi abbiamo il Paese e il suo tessuto produttivo hanno sofferto di attacchi hacker di grande impatto, aggravati dal fatto che le figure specializzate sono rare e sempre più ambite e ricercate. I corsi di formazione possono davvero dare una spinta importante in questo senso. Seguendo l’onda delle competenze, anche noi, oggi più che mai, stiamo dando una crescente importanza al cosiddetto “lifelong learning” e ai processi di upskilling e newskilling, perché crediamo fortemente nell’aggiornamento delle competenze e nell’apprendimento continuo.

Revobyte festeggia proprio in questi giorni i primi due anni di attività: quale bilancio si può fare del percorso fatto fino a oggi?

In questi due anni Revobyte ha avuto modo di crescere non solo in termini di fatturato, su cui abbiamo registrato un incremento superiore al 40%, ma anche di capitale umano. “Ripartire dalla persone” non può essere soltanto uno slogan, ma dovrebbe essere il motore che spinge le aziende, soprattutto quelle che si occupano di tecnologia, dal momento che è irrealistico pensare di sostituire le capacità e le competenze umane con l’automazione o l’intelligenza artificiale. Le persone sono il capitale da cui partire: il loro benessere migliora la produttività. Così motivazione, fiducia e soddisfazione della community aziendale sono le chiavi del successo. La nuova organizzazione che con impegno ho ristrutturato e ricalibrato si basa anche sui concetti di welfare, work-life balance e smart working.

Inoltre, abbiamo ampliato la nostra presenza sul mercato attraverso l’acquisizione di nuovi e prestigiosi clienti, sia in ambito enterprise che nella pubblica amministrazione: è il caso, ad esempio, del ministero della Difesa, della Nato, dell’Enea. Tutto questo, legato anche alla circostanza che l’accelerazione digitale in corso, ha portato con sé maggiori rischi per la sicurezza informatica: il numero degli attacchi è triplicato da inizio pandemia e affrontare queste tematiche con grande attenzione anche per il prossimo anno è diventato prioritario. Inoltre, parlare di futuro significa parlare di cloud: i dati Eurostat posizionano l’Italia al quinto posto nella classifica europea per l’utilizzo del cloud da parte delle aziende, e il nostro obiettivo è di essere riconosciuti come system integrator di riferimento in questo ambito. Vogliamo proporre un modello innovativo, che punta sulla presenza costante al fianco dei clienti, cercando di cogliere e anticipare le necessità e di colmare e risolvere le criticità digitali, mettendo in campo la flessibilità e la professionalità dei nostri tecnici.

Nelle scorse settimane si è chiuso il primo ciclo di corsi della Revobyte Academy: quali sono stati i risultati, e come avere in mente di proseguire?

Con la Revobyte Academy abbiamo accolto la sfida sulla formazione lanciata dal governo e siamo riusciti non solo a formare giovani talenti, ma ad assumerli tutti. È un progetto di cui siamo molto orgogliosi, che è riuscito ad accorciare le distanze tra la carenza di competenze digitali e il mercato del lavoro. Abbiamo risposto in modo concreto all’appello lanciato qualche mese fa dal ministro Vittorio Colao di contribuire in modo concreto alla ripartenza del Paese assumendo giovani qualificati. È stato un percorso formativo intenso che ha permesso ai giovani talenti di formarsi gratuitamente sulle nuove tecnologie più richieste dal mercato e di far pratica attraverso il training on the job. Stiamo lavorando in questi giorni per la realizzazione di una seconda edizione.

Recentemente avete inaugurato una sede a Milano: qual è il senso strategico di questa nuova apertura?

La nuova sede di via Nino Bixio garantirà un supporto e un servizio ancora più efficiente ai nostri clienti. Ma il nostro obiettivo non è soltanto di crescere:vogliamo continuare a elevare il nostro servizio verso la qualità e l’efficienza. La start-up milanese inaugurata lo scorso settembre rappresenta il manifesto della nostra visione per il futuro: con una sede al Nord possiamo accompagnare e seguire i clienti ancor più da vicino e garantire loro stabilità e solidità nel processo di trasformazione tecnologica. Come system integrator non più solo romano, ci possiamo proporre ai clienti con più conformità ed offrire loro la nostra competenza.

Il Pnrr sarà uno strumento fondamentale per le aziende che stanno investendo sulla digital transformation: come pensate di intercettare questa “onda di cambiamento”?

Il Pnrr è un’opportunità enorme per l’Italia e per le aziende, soprattutto quelle dell’Ict, che dovranno essere in grado di cogliere concretamente questi finanziamenti per dare una spinta attiva al processo di innovazione. La sfida principale secondo me è quella di essere ben presenti sul territorio intercettando opportunità e nuovi scenari tramite il network. Il segreto sarà quello di non subire l’innovazione, ma guidarla.

Tra i vostri partner si sono alcuni “giganti” del digitale in campo internazionale: quale valore aggiunto riuscite a trarre da queste collaborazioni? 

Puntiamo su un portfolio ampio e su partnership consolidate per spingere sulla crescita, unendo l’approccio da system integrator a quello consulenziale. Consigliamo ai nostri clienti i partner più innovativi e le soluzioni digitali più in linea con le loro esigenze di business, investendo sempre di più sulle skill tecniche dei nostri specialisti. L’allargamento significativo del perimetro delle partnership, insieme al consolidamento di rapporti con alcuni tra i principali vendor tecnologici mondiali, ci permette di accrescere il valore complessivo della nostra offerta e di dare ulteriore sostanza alla nostra competenza tecnica. Ovviamente questo “ci costringe” anche a investire continuamente nell’aggiornamento dei nostri specialisti acquisendo sempre nuove e rilevanti certificazioni.

In particolare, con alcuni di questi partner stiamo inoltre costruendo un legame strutturato per gestire insieme alcuni progetti complessi legati alla digitalizzazione “spinta” di aziende ed enti strategici per la competitività del sistema-Paese, nell’ambito del Pnrr. E’ il caso di Cisco, ma non solo. Nel futuro punteremo ad intensificare questo modello, dal quale può arrivare un arricchimento reciproco per tutti gli attori coinvolti e, in ultima analisi, l’innalzamento del livello tecnologico italiano nel suo complesso.

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