L'INTERVISTA

Rigoni: “Italia centrale nel futuro di Ericsson, ecco il mio piano”

Nella sua prima intervista, l’Ad svela a CorCom la strategia che punta a riportare l’azienda alla leadership tecnologica e di mercato. Centrale la questione delle competenze. Riflettori puntati sul 5G

Pubblicato il 13 Lug 2017

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Quindici Paesi per 8.000 dipendenti, con l’Italia a fare da “capofila” in qualità di paese chiave dell’area Mediterranea. Sono numeri importanti quelli dell’avventura che Federico Rigoni, nuovo amministratore delegato Ericsson per l’Italia e responsabile di tutta l’area South East Mediterranean, si prepara ad affrontare. Un’avventura dalla doppia connotazione: da un lato il manager dovrà mettere in atto una complessa quanto ambiziosa strategia di trasformazione che punta a riportare Ericsson alla leadership tecnologica e di mercato e dall’altro la delicata partita della ristrutturazione annunciata a marzo, che in Italia prevede la fuoriuscita di 354 persone, sicuramente avrà il suo peso quantomeno di qui ai prossimi mesi.

Rigoni, Ericsson si è posta degli obiettivi sfidanti.

Da gennaio abbiamo un nuovo ceo (Börje Ekholm, ndr) e i primi mesi dell’anno sono stati fondamentali per definire la nuova strategia. L’obiettivo è quello di rivitalizzare la leadership di mercato e tecnologica Un obiettivo non da poco ma abbiamo un piano. L’azienda ha deciso di concentrarsi principalmente su tre business: reti e 5G, digital services e managed services per soddisfare al meglio le esigenze dei nostri clienti e di quelli potenziali. Il 5G sarà lo standard del futuro nonché l’enabler dell’Internet of things. Riguardo ai digital services determinante sarà la partita della cloud transformation e sul fronte dei managed services guardiamo alle tecnologie di automation e all’intelligenza artificiale come chiavi per un’offerta competitiva che possa generare efficienza e valore aggiunto per il cliente. La volontà dell’azienda è proprio quella di stare sempre più vicina al cliente. Oggi gestiamo più di 1 miliardo di utenti attraverso le nostre reti e vogliamo gestirli in maniera sempre più ottimale. Di qui la decisione di concentrare le attività su tre linee di business (dalle precedenti cinque, ndr), snellendo dunque la macchina e anche concentrando gli investimenti, inclusi quelli importantissimi in R&D, per poter tornare alla leadership.

In Italia c’è da gestire la partita della riorganizzazione. Impatterà sulla strategia?

A livello globale c’è una nuova strategia di business e una struttura organizzativa semplificata, con tre business areas e cinque market area rispetto alle precedenti 10 Regioni. L’Italia, come gli altri Paesi, dovrà allinearsi alla nuova strategia. Qualsiasi trasformazione porta con sé una fase di riorganizzazione. E peraltro il mondo in cui operiamo è cambiato profondamente negli ultimi anni. Dunque dobbiamo cambiare tutti pelle. Purtroppo ciò comporta anche uno snellimento della forza lavoro. In Italia lavorano 3.800 persone (più di qualsiasi altro competitor) sulle 8.000 di tutta l’area di mia competenza che conta 15 Paesi. Dunque l’Italia è un paese forte per Ericsson e tale resterà considerato anche che nel nostro Paese contiamo tre centri di ricerca (Genova, Pisa e Pagani, ndr), un cloud lab e un business lab per l’IoT.

Oltre ai 354 lavoratori in uscita sono previste altre misure in tema di riorganizzazione del personale in attuazione della nuova strategia?

Centrale sarà la questione delle competenze. Sono estremamente orgoglioso del livello raggiunto in Italia ma dobbiamo adeguarci continuamente ad un mercato, quello delle tecnologie, così mutevole. Ci sarà dunque anche un tema di ‘rivitalizzazione’ e creazione di nuove competenze eventualmente. Come abbiamo fatto sempre nel corso della nostra storia ci continueremo a dotare delle risorse adeguate man mano che ci si presenterà la necessità di farlo.

State puntando molto sul 5G, l’Italia che ruolo avrà?

Un ruolo importantissimo. Abbiamo lanciato l’iniziativa 5GforItaly che fa seguito a 5GforSweden e a 5GforEurope a dimostrazione di quanto l’Italia sia avanti – come peraltro è sempre stata – in campo mobile. L’iniziativa sta facendo progressivamente proseliti e sono molte le attività in corso. Abbiamo due protocolli d’intesa con TIM, uno strategico e uno tecnologico, e con altre telco ci sono ingaggi, anche se non possiamo ancora divulgare le novità. La scorsa settimana abbiamo portato per la prima volta in Italia un test lab 5G dimostrando di poter raggiungere picchi di 25Gbps di velocità e latenze bassissime. L’Italia e la mia Regione avranno un ruolo chiave in Europa: a Bucarest è stato effettuato il premo test live di tutta l’area Est Europa, dunque stiamo procedendo con una roadmap stringente di iniziative.

La concorrenza cinese, sempre più agguerrita e di qualità, vi fa paura?

Siamo in un mercato libero e siamo aperti a qualsiasi concorrenza. Ci piace sempre ricordare che Ericsson è presente in Italia dal 1918 e continua a fare la storia delle telecomunicazioni. Nei nostri tre centri di ricerca inoltre è da anni che lavoriamo al 5G con progetti innovativi e partnership ad altissimo valore aggiunto come quella con la Scuola Sant’Anna di Pisa.

Allora in bocca al lupo per la nuova avventura.

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