RUMORS

Samsung e Blackberry sposi? Arriva la smentita (e il tonfo in Borsa)

Secondo indiscrezioni la coreana sarebbe disposta a offrire fino a 7,5 miliardi di dollari per rilevare la canadese. Sul piatto una grossa quantità di brevetti e soprattutto l’occasione per rafforzare il mercato aziendale e differenziarsi da Apple

Pubblicato il 15 Gen 2015

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Le voci circolate ieri in tarda serata su una possibile offerta di Samsung per il produttore canadese Blackberry hanno fatto immediatamente schizzare il titolo di Blackberry del 30% sul Nasdaq. Pronta la smentita delle due aziende interessate, con conseguente discesa del titolo nel dopo mercato del 14%.

Secondo i rumors riportati dall’agenzia di stampa Reuters, gli executive di Samsung e Blackberry si sarebbero incontrati la scorsa settimana per discutere l’eventuale cessione della società canadese; la sud-coreana avrebbe offerto tra i 6 e i 7,5 miliardi di dollari. In pratica Samsung avrebbe dato una valutazione per Blackberry e i suoi asset tra i 13,35 e i 15,49 dollari per azione, con un premio fra il 38 e il 60% sulle quotazioni attuali di Blackberry.

Samsung ha definito le voci ”prive di fondamento”, mentre Blackberry ha detto di “non essere impegnata in discussioni con Samsung su una possibile offerta di acquisizione”. Il mercato era tuttavia pronto a scomettere su questo accordo. L’operazione, nota Reuters, servirebbe a Samsung per rilanciare il suo business degli smartphone che è in difficoltà da diversi trimestri e fatica a contrastare la concorrenza di Apple da un lato e dei marchi cinesi low-cost dall’altro. Come osserva l’analista di BGC Partners, Colin Gillis, la forza di Samsung come primo produttore di smartphone del mondo si è incrinata negli ultimi anni su un mercato sempre più affollato: comprando Blackberry, Samsung potrebbe espandersi sul segmento aziendale.

Ma di Blackberry non interessano solo l’attività degli smartphone e il noto ed efficiente servizio di messaggistica Bbm: il vero patrimonio dell’azienda di Waterloo, guidata dal Ceo John S. Chen, è nell’immenso portafoglio di brevetti accumulati nel corso degli anni, molti registrati ancora durante il 2014 forse anche in previsione di un possibile takeover. Con questi brevetti Samsung potrebbe rafforzarsi in generale come fornitore di tecnologie di comunicazione e provider di soluzioni di elettronica di consumo, dai device indossabili a quelli per la smart home.

Separatamente, il giornale canadese Globe and Mail ha scritto che Blackberry negli scorsi mesi ha rifiutato diverse proposte di acquisizione (tra le società interessate a comprarla ci sarebbe anche la cinese Lenovo), perché il suo Cda e i principali investitori credono nella strategia di rilancio del Ceo Chen e ritengono anche che le offerte ricevute, intorno ai 7 miliardi di dollari, non rispecchino il valore di Blackberry.

Ross Healy, portfolio manager dell’americana MacNicol & Associates, che possiede una piccola quota di Blackberry, ritiene che l’offerta (se c’è effettivamente stata) di Samsung non sia soddisfacente per la canadese: il ricco patrimonio di brevetti, che copre numerose tecnologie di rete e di sicurezza, aumenterebbero di molto il valore di Samsung e la aiuterebbero a differenziarsi dalla concorrenza, Apple in primis. Blackberry possiede infatti circa 44.000 brevetti valutati ad almeno 1,5 miliardi di dollari.

Non mancherebbero inoltre gli ostacoli sul cammino di un’eventuale takeover di Blackberry da parte di Samsung. Innanzitutto occorrerebbe l’approvazione di Prem Watsa, la cui Fairfax Financial Holdings è il principale azionista di Blackberry. Poi servirà superare il vaglio del regolatore, sia a Ottawa che a Washington. In base alla legge canadese, le acquisizioni di aziende nazionali da parte di aziende straniere devono essere approvate dal governo e Blackberry è un target sensibile perché le sue reti sicure gestiscono il traffico email di migliaia di grandi aziende e enti governativi di Canada e Stati Uniti e altri Paesi occidentali. Per questo, occorrerà anche il fondamentale disco verde del Committee on Foreign Investment in the United States (CFIUS), che vigila sugli accordi che possono avere implicazioni per la sicurezza degli Usa.

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