L'INTERVISTA

Manghi, Cisco: “L’Italia ha le carte in regola per vincere la partita della sanità digitale”

L’Ad della società accende i riflettori sull’occasione “storica” del Pnrr. “Telemedicina e Fse i driver di sviluppo. Ma servono coordinamento nazionale e standard univoci”. Via alla partnership con Tim e Noovle per lo sviluppo del cloud

Pubblicato il 15 Giu 2021

Gianmatteo Manghi AD Cisco Italia

“Il Pnrr è un’occasione storica per l’Italia per disegnare un Paese più digitale, più sostenibile, più equo”. Gianmatteo Manghi, Ad di Cisco Italia, promuove la strategia e le azioni chiave del Piano nazionale di ripresa e resilienza che, nelle sei missioni, riconosce il ruolo cruciale che il digitale gioca nella trasformazione.

In questo contesto uno dei banchi di prova del programma di ripartenza è sicuramente la sanità per la quale sono stanziati 19 miliardi, gran parte di quali dovranno essere investiti in progetti di innovazione tecnologica. Secondo l’Ad si tratta di una sfida che l’Italia non può perdere e che, anzi, ha tutte le carte in regole per vincere.

L’azienda sta inoltre spingendo l’acceleratore sul cloud per la PA e a tal proposito ha sigltato oggi una partnership con Noovle e Tim. La collaborazione ha l’obiettivo di realizzare nuove soluzioni tecnologiche per imprese e PA.
In base all’intesa i partner avvieranno un percorso condiviso per realizzare infrastrutture cloud all’avanguardia e supportare la migrazione delle aziende verso modelli di lavoro ibridi, caratterizzati dalle nuove esigenze tecnologiche.

Manghi, il Pnrr prevede azioni mirate per lo sviluppo della sanità digitale. Qual è il suo giudizio in proposito?

Per prima cosa va riconosciuto al governo il grande impegno di aver messo il digitale al centro della ripartenza. Ogni azione del Pnrr, infatti, è declinata in ottica di innovazione, cosa che consentirà al Paese di accelerare sulla trasformazione facendo leva su driver come il Fascicolo sanitario elettronico, la telemedicina e l’utilizzo di tecnologie avanzate quali l’intelligenza artificiale.

Però dei primi due driver – Fse e telemedicina – si parla da tempo. Per lo meno ogni volta che c’è da affrontare una crisi. Ma alle parole non sempre, e non dovunque, seguono i fatti. Adesso cosa è cambiato?

Adesso il Paese ha un piano sinergico che mette in collegamento tutte le iniziative sotto l’egida del digitale e, soprattutto, può contare su una dotazione finanziaria che ci mette nella condizione di investire come mai fatto in passato. Ottimizzando i costi senza ridurre il numero o la qualità dei servizi. Prendiamo, ad esempio, l’Fse: si tratta di una piattaforma unica dove inserire tutta la storia clinica del paziente, accessibile da parte dei professionisti della sanità e contenente i dati necessari ad erogare cure migliori, eliminando qualunque ridondanza informativa. Con impatti positivi anche sulla sostenibilità economica del sistema perché non si ripetono analisi ed esami inutilmente. Inoltre il fascicolo può rappresentare una sorta di killer app per il Polo Strategico nazionale, a cui sta lavorando il governo e dove andranno a confluire tutti i dati in capo alla PA con l’obiettivo di velocizzare i processi amministrativi e realizzare un’amministrazione data driven. Si tratta di progetti-Paese, l’uno in connessione con altro, che potranno farci fare importanti passi avanti sul digitale, ma non solo.

Il Pnrr dedica un capitolo ad hoc alla telemedicina. Durante la pandemia si è iniziato a ragionare anche di come metterla a regime una volta tornati alla normalità. Lei che idea si è fatto?

La telemedicina rappresenta uno strumento prezioso per migliorare le cure e rendere il sistema sanitario economicamente sostenibile: consulto e monitoraggio a distanza consentono di liberare gli ospedali garantendo percorsi diagnostici ugualmente efficaci. Non è un caso che, come rilevano i dati dell’Osservatorio Polimi, ¾ dei medici specialisti e il 64% di quelli di base guarda con favore a una maggiore diffusione della telemedicina. Inoltre si stima che grazie al potenziamento dei servizi di Telemedicina sarebbe possibile risparmiare 48 milioni di ore ad oggi sprecate in spostamenti evitabili. Un  treno che non possiamo e non dobbiamo perdere.

Ricapitolando: abbiamo la strategie e le risorse del Pnrr, abbiamo medici e operatori sanitari aperti alla tecnologia. Possiamo dire che l’Italia ha le carte in regola per vincere la sfida e-health?

Certamente sì. L’Italia ha un modello sanitario universale, inclusivo e di elevata la qualità. Un modello che va migliorato e reso sostenibile: il digitale deve essere utilizzato per raggiungere questi obiettivi. Il Pnrr rappresenta un’occasione storica; in passato abbiamo dovuto elaborare strategie “costretti” dalla disciplina di bilancio, adesso invece possiamo contare su un ammontare di risorse che possono realmente contribuire ad accelerare sulla svolta digitale. A patto che ci sia un chiaro coordinamento nazionale, standard di riferimento e normative uguali per tutti.

La competenza in ambito sanitario, però, è regionale. Crede che questa frammentazione possa rappresentare un ostacolo?

No, credo che si possa trovare un giusto equilibrio tra i poteri dello Stato e delle Regioni. Un esempio, in questo senso, è rappresentato da Anpr: una piattaforma nazionale che viene messa a valore grazie ai servizi degli enti locali. Seguire il modello di Anpr può essere d’aiuto.

Lei dice che l’Italia ha le carte in regola per diventare un Paese più digitale. Però siamo scarsi in competenze…

Questa è una delle sfide che dobbiamo impegnarci a vincere. Certamente investire nella scuola è prioritario, ma non basta. Quello che serve è fare sinergia con l’impegno delle aziende su questo fronte. Come Cisco, ad esempio, abbiamo lanciato 345 Networking Academy Italiane che sono presenti in ogni tipo di realtà, dalle scuole alle carceri. Abbiamo un accordo di lunga data con il ministero dell’Istruzione per offrire agli studenti la possibilità di acquisire le conoscenze necessarie per essere cittadini di una società digitale e per prepararsi ad un mondo del lavoro in cui le competenze Ict professionali e trasversali sono essenziali.

Cisco sta puntando molto sul settore sanitario: quali sono i progetti più importanti e come si inseriscono nella vostra strategia a supporto della trasformazione digitale del Paese?

I progetti sono molti e raccontano del nostro impegno per disegnare un Paese più giusto, più equo e anche più competitivo. Di recente con il partner Axians abbiamo realizzato l’infrastruttura per il centro vaccinale presso il Palazzo delle Scintille a Milano. Si tratta di una rete di nuova generazione, flessibile e sicura che sostiene in modo scalabile le esigenze sanitarie e organizzative, e permette di garantire l’attento controllo dei flussi di persone in una struttura così grande. Ci sono poi iniziative di telemedicina presso l’ospedale di Alessandria o il Piccolo Cottolengo Don Orione di Tortona per consentire visite da remoto ai ragazzi con disabilità, grazie a sistemi integrati di collegamento e di collaborazione ad alta definizione. Con questi progetti vogliamo creare valore per la comunità che è il primo obiettivo della nostra strategia.

Quali sono i pilastri della strategia Cisco per sostenere la svolta digitale del Paese?

Il supporto in questo “viaggio” verso il futuro passa per 4 azioni chiave: mettere in connessione tutti gli elementi che compongono il cloud ibrido di una azienda, garantire capacità di governare la sicurezza della rete infrastrutturale e dei dati che su essa circolano e sviluppare software con elevata automazione, per la rete e le policy da seguire. Infine realizzare applicazioni che premino la relazione con l’utente. E questo lo facciamo con una bussola oramai indispensabile che è quella della sostenibilità: investiamo nella trasformazione digitale che sua volta è in grado di assicurare il rispetto dell’ambiente, con modelli di economia circolare e risorse rinnovabili. L’accoppiata vincente che oggi è il “green&blue”.

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