Quasi sette miliardi di risparmi l’anno. Ammonta a tanto, secondo la stima dell’ultimo rapporto dell’osservatorio Netics, la somma che la pubblica amministrazione potrebbe evitare di spendere se venissero adottate in tempi rapidi le tecnologie digitali alla sanità. Dalla prevenzione delle prescrizioni inutili grazie all’utilizzo dei Big data alla telemedicina alla tracciatura elettronica degli acquisti. Una cifra che risulta verosimile anche al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “E’ anche la nostra stima – afferma in un’intervista alla Stampa – Quello della digitalizzazione è un capitolo strategico del Patto per la Salute che abbiamo sottoscritto con le Regioni. Consentendo ad Asl e ospedali di parlare lo stesso linguaggio informatico, potremmo incrociare i dati per sapere dove le cose non vanno e intervenire. A giugno abbiamo inviato alla Conferenza delle Regioni tutti gli atti necessari per far partire quella che giudico una vera rivoluzione. Attendiamo ancora un parere…”.
Quanto al fascicolo Sanitario elettronico, “Il decreto che ne definisce le funzioni c’è già e Regioni hanno presentato i piani attuativi. E’ un passo avanti da gigante. Col fascicolo elettronico – spiega il ministro – ogni cittadino avrà la propria storia sanitaria aggiornata. Questo significa poter dare la giusta risposta diagnostica e terapeutica a ciascun assistito in qualunque presidio sanitario si presenti. Magari evitando anche di replicare accertamenti appena fatti”.
Ma i risparmi possibili grazie alle tecnologie non sono una nuova spending review, ci tiene a precisare il ministro: “La Sanità la sua spending review l’ha già fatta con la manovra da 2,3 miliardi appena varata – afferma – Ma nel 2016 abbiamo 3 miliardi in più per il fondo sanitario che servono a finanziare cose come i nuovi costosissimi farmaci biologici anti-cancro, l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, l’innovazione tecnologica degli ospedali, l’assunzione di medici che oggi non lavorano in sicurezza per via dei turni massacranti”