PAGAMENTI DIGITALI

Satispay diventa unicorno: vale più di 1 miliardo

Investimento da 320 milioni da parte di Addition. Anche gli altri azionisti alzano la posta. Per l’azienda si apre la sfida internazionale

Pubblicato il 28 Set 2022

Satispay_cofounders_Dalmasso_Brignone_Pinta

Satispay ha annunciato di aver superato la soglia di valutazione di 1 miliardo di euro – che la rende così un “unicorno” – grazie ad un nuovo round di serie D in cui la scale up ha attirato nuovi investimenti per 320 milioni di euro complessivi. L’operazione ha visto l’ingresso di Addition come lead investor. Greyhound Capital, tra gli altri azionisti dal 2018, ha incrementato la propria quota nella società. Tra gli altri azionisti esistenti che partecipano figurano Coatue, Lightrock, Block Inc., Tencent e Mediolanum Gestione Fondi Sgr, tutti entrati nel 2021.

Una community in rapida espansione

L’operazione si è delineata in seguito all’attenzione manifestata dal mercato, subito dopo il precedente round di Serie C, nei confronti del super network creato da Satispay – un modello ambito ma di difficile realizzazione – che l’azienda è riuscita a mettere a punto e soprattutto a far crescere molto rapidamente, con una community che ha già superato 3 milioni di persone e 200.000 negozi attivi, in continuo aumento. La raccolta si è così rapidamente strutturata a breve distanza dal precedente round, concludendosi molto positivamente.

Satispay guarda poi a possibili acquisizioni per crescere in Europa, ma anche per consolidare la sua posizione in Italia. Il target non sono aziende di pagamento competitor ma al contrario business affini che vadano a sostenere l’offerta. “Guardiamo a tutta Europa ma c’è molto anche in Italia, in target ce ne sono più italiane che internazionali” – ha detto il co-fondatore e Ceo di Satispay, Alberto Dalmasso.

Satispay è entrata in Germania (a Berlino e Norimberga), si è estesa al Lussemburgo e alla Francia (a Metx nel nord est e in Costa Azzurra) e ora “stiamo guardando con occhio tattico – non possiamo esagerare – al Belgio, all’Olanda, all’Austria, Grecia e Portogallo. Ma in Italia c’è ancora spazio – ha aggiunto Dalmasso -, ci sono 60 milioni persone e 3 milioni di clienti, sono un bel traguardo ma nulla rispetto a quello che Satispay può realizzare: l’Italia può diventare il motore della profittabilità per poi finanziare una crescita internazionale nel giro di un paio d’anni”.

Il modello Satispay genera efficienza anche per la Pa

La raccolta di investimenti della fintech italiana arriva così ad oltre 450 milioni di euro dalla sua nascita, e legittima definitivamente il modello del super network di pagamento indipendente da carte di debito e credito, creato per accelerare la sostituzione del contante e diventare strumento di utilizzo quotidiano a livello europeo. In un mercato in cui la competizione sembra crescere ogni giorno, sono in realtà molto rari i casi di operatori davvero capaci di scalare con un nuovo circuito di pagamento, creando una relazione diretta sia con i consumatori che con gli esercenti su ampia scala.

Questo è stato possibile grazie al modello profondamente diverso di Satispay, che è stato capace di generare valore, mantenendo fede alla promessa di ridurre le commissioni e semplificare i pagamenti e la gestione del denaro con l’introduzione, nel tempo, di numerosi servizi per i consumatori e opzioni di visibilità per i negozianti, così come efficienza e rapidità per la Pubblica Amministrazione.

Obiettivo network di pagamento leader in Europa

“Siamo molto soddisfatti perché, a seguito di questo round, sentiamo di avere tutti gli strumenti e le risorse necessarie per realizzare la nostra visione: creare il prossimo network di pagamento leader in Europa”, ha commentato Alberto Dalmasso. “Non solo sentiamo di avere i capitali necessari, ma anche esperienza e competenze. Negli ultimi due anni siamo cresciuti moltissimo, più che raddoppiando la nostra customer base e lanciando in tre altri Paesi europei. Inoltre abbiamo coinvolto nel nostro team molti talenti che ci stanno aiutando a trasformare Satispay in una realtà più grande, strutturata e competitiva. È davvero un nuovo inizio e ci sentiamo più determinati che mai”, ha aggiunto Dalmasso.

Satispay sta rivoluzionando lo scenario del mobile payment in Europa, grazie a un servizio che permette a milioni di utenti di pagare in migliaia di negozi fisici e online, ma anche di scambiare denaro tra amici e famigliari, in modo efficiente e sicuro. Siamo entusiasti di essere al fianco di Satispay e sostenere la crescita del team, del numero di utenti ed esercenti, per arrivare a essere il sistema di pagamento più diffuso in Europa”, ha invece dichiarato Lee Fixel, di Addition.

L’ingresso in Borsa può attendere, il breakeven anche

La quotazione in Borsa di Satispay può tuttavia attendere. “E’ sempre stato il nostro obiettivo, ma non è questo il momento di una quotazione. Guardando i mercati siamo ancora piccoli, e come team preferiamo evitare la pressione”, ha spiegato Dalmasso. “Il mercato dei capitali è ancora capiente e rende meno urgente un approdo in Borsa”, ha aggiunto.

Il lavoro è tanto anche per far crescere Satispay nel suo ‘core’ business: “vogliamo estenderlo ai minorenni, ai professionisti, andare oltre al prepagato. Il focus – ha spiegato Dalmasso – è rendere Satispay lo strumento di pagamento più completo“.

Nemmeno il ‘breakeven’ è un paletto perché, ha fatto intendere Dalmasso, l’asticella viene continuamente spostata più avanti. “Sappiamo quale dimensione ci serve per essere profittevoli ma noi non vogliamo un’azienda con un piccolo Ebitda” e per ora abbiamo preferito investire sulla crescita “senza fretta sul break even“. Tuttavia “lavoreremo sull’efficienza, in un paio d’anni vogliamo raddoppiare il ritmo di crescita. E nei prossimi tre anni definiremo se assestarci o crescere ancora”.

Dalmasso infine, sollecitato sulle attese sul prossimo Governo, ha ripetuto quello che aveva sottoposto anche al precedente esecutivo: “chiediamo di trattare tutti gli strumenti di pagamento in modo equo. E’ zoppa la legge sull’obbligo pos del 2015, le sanzioni agli esercenti non funzionano e l’unica norma parla di obbligo carte: secondo noi bisognerebbe parlare in generale di pagamenti elettronici“.

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