la sentenza

Negli Usa schiaffo Antitrust a Google: “È monopolista”



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Secondo il giudice distrettuale Amit Mehta il colosso ha speso miliardi per assicurarsi una posizione dominante come fornitore di servizi di ricerca predefinito a livello mondiale su smartphone e browser web. “Violata la Sezione 2 dello Sherman Act”. L’azienda annuncia ricorso

Pubblicato il 6 ago 2024



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Google ha agito illegalmente per mantenere un monopolio nel settore della ricerca online. Lo ha stabilito la sentenza – già definita storica dagli analisti – di un giudice federale che potrebbe cambiare in modo radicale alcuni meccanismi alla base di un mercato globale strategico.

Le motivazioni dell’accusa

La decisione è del giudice Amit P. Mehta della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto di Columbia: in 277 pagine il magistrato spiega che Google ha abusato di un monopolio nel settore delle ricerche online, dando sostanzialmente ragione al Dipartimento di Giustizia e ad alcuni Stati della Federazione che avevano intentato la causa nel 2020, accusando Google di aver consolidato illegalmente il suo predominio. In parte, secondo l’accusa, pagando ad altre aziende, come Apple e Samsung, miliardi di dollari all’anno per far sì che il motore di Mountain View gestisse automaticamente le query di ricerca sui loro smartphone e browser web.

Il Dipartimento di Giustizia sosteneva che il motore di ricerca di Google ha condotto quasi il 90% delle ricerche web, un dato che l’azienda ha contestato. Google spende miliardi di dollari all’anno per essere il motore di ricerca automatico su browser come Safari di Apple e Firefox di Mozilla, e ha pagato alla sola Apple circa 18 miliardi di dollari per essere il motore di ricerca predefinito nel 2021.

Cosa stabilisce la sentenza

“Dopo aver attentamente considerato e soppesato le testimonianze e le prove, la Corte giunge alla seguente conclusione: Google è un monopolista e ha agito come tale per mantenere il suo monopolio”, ha scritto il giudice Amit Mehta, secondo cui Google “ha violato la Sezione 2 dello Sherman Act“.

L’azienda, ha osservato Mehta, ha speso decine di miliardi di dollari in contratti di esclusiva, per assicurarsi una posizione dominante come fornitore di ricerca predefinito a livello mondiale su smartphone e browser web. Questi contratti gli hanno dato la possibilità di bloccare potenziali rivali come Bing e DuckDuckGo di Microsoft. Secondo il giudice quella posizione di potere ha portato a comportamenti anticoncorrenziali , che devono essere fermati. Nello specifico, gli accordi esclusivi di Google con Apple e altri attori chiave nell’ecosistema mobile sono anticoncorrenziali, ha affermato Mehta. Google ha anche applicato prezzi elevati nella pubblicità associata alla ricerca, che riflettono il suo potere monopolistico nella ricerca, ha aggiunto il giudice

La decisione ha un immenso valore perché potrebbe influenzare altre cause antitrust del governo contro Apple, Amazon e Meta.

“Questa decisione storica rende Google responsabile”, ha detto Jonathan Kanter, il principale funzionario antitrust del Dipartimento di Giustizia, al New York Times. “Apre la strada all’innovazione per le generazioni future e protegge l’accesso alle informazioni per tutti gli americani”.

Google annuncia ricorso contro la sentenza

Kent Walker, presidente degli affari globali di Google, ha annunciato che la società farà ricorso contro la sentenza. “Questa decisione riconosce che Google offre il miglior motore di ricerca, ma conclude che non dovremmo essere autorizzati a renderlo facilmente disponibile”, ha affermato il manager.

Durante il processo, l’amministratore delegato di Microsoft, Satya Nadella, ha testimoniato di essere preoccupato che il predominio del suo concorrente avesse creato un “Google web” e che il suo rapporto con Apple fosse “oligopolistico”. E aveva ammonito che se avesse continuato imperterrito, probabilmente Google sarebbe diventato dominante anche nella corsa allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Google dal canto suo si era difesa affermando che stava vincendo la sfida concorrenziale “perché era migliore”.

Il provvedimento non include rimedi per il comportamento della società, ma ora il giudice Mehta dovrà decidere in merito, potenzialmente costringendo l’azienda a cambiare il suo modo di operare o a vendere parte della sua attività.

La sentenza quindi, se confermata dopo il ricorso, potrebbe alterare radicalmente il modo in cui le Big Tech si muovono sul mercato. Secondo il New York Times, la decisione è la vittoria più significativa fino ad oggi per le autorità regolatorie americane che stanno cercando di frenare il potere dei colossi della tecnologia e probabilmente influenzerà altre cause antitrust governative contro Google, Apple, Amazon e Meta.

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