L'INTERVISTA

Sciolla: “Servizi a prezzi diversi per sfidare gli Ott”

L’Ad di BT Italia e presidente di BT Global Services Southern Europe & Latin America: “Servono strategie per rafforzare le Tlc nel medio periodo. Noi serviamo le grandi aziende offrendo prezzi competitivi ma soprattutto livelli di servizio ritagliati su misura”

Pubblicato il 18 Feb 2013

Un poker di tecnologie sulle quali scommettere: cloud, mobilità, Crm e sicurezza. Ma anche un quadro internazionale che sta cambiando, con i paesi europei che stanno reagendo in maniera differente alla crisi rispetto a quelli dell’America Latina e all’Italia in particolare. Con alcune ricette tecnologiche che si potrebbero mettere in campo nel nostro paese per aiutare l’attuazione dell’Agenda digitale. Intervista a tutto campo con Corrado Sciolla, ad BT Italia, presidente di BT Global Services Southern Europe & Latin America, e dei vertical businesses Global Mining, Oil & Gas e Global Telecoms Markets.
Partiamo dall’area più lontana, l’America Latina: come sta andando BT?
Sono paesi dove siamo presenti dal 2002 e dove stiamo investendo in maniera importante, perché molte aziende nostre clienti vanno in quest’area di mondo dove l’economia cresce. Stiamo espandendo con 22 mercati, 1300 grandi clienti multinazionali, 180 Pop, tre datacenter. Sono investimenti che pagano perché cresciamo del 20% sul fatturato, sino al 50% anno su anno. Sto scoprendo questa parte del mondo BT da poco perché ho la responsabilità dal primo di gennaio, ma è una delle sfide più interessanti in questo momento.
Con la crisi il quadro europeo è diverso. Come vede la situazione tra Francia, Spagna e Italia? Come stanno reagendo le imprese?
La Spagna in questo momento sta soffrendo molto, più dell’Italia a causa del mercato immobiliare: soprattutto il mercato bancario, in cui oggi il numero degli attori si è molto ridotto con una serie di consolidamenti. È diverso per la Francia, che ha un tessuto industriale solido e, anche se ci sono criticità per il lavoro, ci sono molte aziende a vocazione internazionale. E poi c’è una mobilità delle competenze tecnologiche più elevata di quella in Italia. È un mercato vitale.
In Italia la situazione dal vostro punto di vista com’è?
Vediamo che le medie e soprattutto le grandi imprese vanno abbastanza bene, soprattutto quelle con un business innovativo e con forte internazionalizzazione. Invece, le Pmi sono in una situazione diversa. I più piccoli sono in difficoltà soprattutto se non hanno sbocchi fuori dall’Italia e usano poco le tecnologie.
Qual è il problema? La mancanza di infrastrutture tecnologiche capillari o il ritardo nella cultura digitale del paese?
È come l’uovo e la gallina: ci sono entrambe le cause. Di sicuro da noi gli utilizzatori Internet sono sotto la media europa, il banking online è sotto la media europa, il fatturato dell’ecommerce è sotto la media europea, i rapporti digitali con la PA sono sotto la media europea. Ma se ad esempio la PA imponesse certi servizi per le aziende solo online, questa sarebbe una spinta importante alla digitalizzazione.
Quali sono le tecnologie chiave per le aziende?
Ne indico quattro. La sicurezza, che bisogna capire bene perché è un trade-off tra quello che l’azienda vuole fare e i rischi ai quali si espone. Il cloud computing, che per noi che gestiamo infrastruttura vuol dire livelli di personalizzazione variabili a seconda dei clienti. Poi le applicazioni in mobilità, perché sia la forza vendita che il rapporto con l’azienda in generale richiedono sempre più flessibilità. Infine, il Crm, cioè le piattaforme di contact center, che secondo noi devono poter offrire soluzioni adattabili ai carichi di lavoro. Questi quattro settori sono quelli in cui vediamo per le aziende non solo una riduzione dei costi ma opportunità di crescita importante.
Consigli al prossimo governo per lo sviluppo della tecnologia in Italia?
Serve uno sviluppo della rete armonioso in tutto il paese: Telecom Italia sta facendo cose importanti ma in modo disomogeneo. Servono regole chiare che incentivino di più: sarebbe importante trovare un vincolo che aggreghi gli investimenti perché non possiamo permetterci due o tre reti di nuova generazione nel paese. La mia proposta: se i costi della rete in rame sono elevati rispetto all’Europa, propongo di mantenerli tali sino a quando Telecom Italia si impegna a fare copertura con rete di nuova generazione. Se non lo fa, i prezzi devono scendere velocemente. E poi bisogna spingere molto di più sulla copertura e servizi per le aziende, non solo per le famiglie: vanno coperti i distretti industriali. Infine, ridurre la burocrazia: ci sono tanti buoni decreti e leggi intelligenti che poi si bloccano in fase di attuazione. Nel nostro paese è più complicato fare una firma elettronica che non quella tradizionale su carta: non è possibile.
E infine gli Ott: qual è la sua posizione?
Sono d’accordo con Franco Bernabé sugli Over the top, ma la soluzione non è fare la rete europea. Invece tipologie di servizi diversi devono avere prezzi diversi. Solo così si possono avere operatori Tlc forti nel medio periodo. Noi cerchiamo di stare sul mercato offrendo prezzi competitivi ma livelli di servizio diverso a seconda dei clienti, come in sartoria. Poi c’è chi va per i volumi, con prezzi che decrescono ogni anno. È una tendenza che continuerà e che porterà a consolidamenti importanti, secondo me tra operatori di un singolo paese e non cross-country, perché è così che si ottengono più sinergie.

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