IL PACCHETTO

Service economy, via alla e-card europea: prestazioni transfrontaliere più facili

La Commissione Ue vara il pacchetto di misure ad hoc per imprese e professionisti. Il commissario Katainen: “Puntiamo a creare più occupazione”

Pubblicato il 10 Gen 2017

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La Commissione europea scommette sull’economia dei servizi. È stato presentato a Bruxelles un pacchetto di misure che mira a rendere più facile alle imprese e ai professionisti offrire servizi a una potenziale clientela di 500 milioni di consumatori.

Tra i pilastri del pacchetto la nuova e-card europea dei servizi. Si tratta di una procedura elettronica semplificata che renderà più facile per i prestatori di servizi alle imprese (ad esempio imprese di ingegneria, consulenti informatici, organizzatori di fiere) e di servizi di costruzione espletare le formalità amministrative necessarie per fornire servizi all’estero. I prestatori di servizi potranno rivolgersi – nella propria lingua – a un interlocutore unico nel proprio paese, il quale dopo aver verificato i dati necessari li trasmetterà allo Stato membro ospitante. Come già avviene, solo quest’ultimo ha il potere di applicare le disposizioni regolamentari nazionali e di decidere se il richiedente può offrire servizi sul suo territorio. L’e-card non pregiudica gli attuali obblighi dei datori di lavoro né i diritti dei lavoratori.

Le proposte odierne, che rientrano nel quadro della tabella di marcia stabilita nella strategia per il mercato unico, tengono fede all’impegno politico del Presidente Juncker di valorizzare appieno le potenzialità del mercato unico e di renderlo un trampolino di lancio per le imprese europee affinché esse possano prosperare nel quadro dell’economia globale. Tale obiettivo è stato confermato dal Consiglio europeo nelle sue conclusioni del dicembre 2015, del giugno 2016 e del dicembre 2016. Le misure proposte sono dirette a facilitare ai prestatori di servizi l’adempimento delle formalità amministrative e ad aiutare gli Stati membri a individuare le prescrizioni eccessivamente onerose od obsolete per i professionisti che operano a livello nazionale o transfrontaliero. La Commissione, anziché procedere alla modifica delle vigenti norme dell’UE nel settore dei servizi, si adopera per assicurare la migliore applicazione di tali norme, essendo assodato che il pieno sfruttamento delle loro potenzialità darebbe un forte impulso all’economia dell’Ue.

“Gli ostacoli agli scambi di servizi frenano anche la competitività – spiega Jyrki Katainen, Commissario responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività – Un uso migliore del mercato unico dei servizi aiuterà le imprese europee a creare occupazione e a espandersi al di là delle frontiere, offrendo una più vasta gamma di servizi a prezzi migliori, pur mantenendo elevati gli standard per i consumatori e i lavoratori. Le proposte odierne mirano a semplificare le procedure per i prestatori di servizi transnazionali e a fornire uno strumento nuovo e più moderno per favorire la collaborazione tra gli Stati membri nella regolamentazione dei rispettivi settori dei servizi”.

Per Elżbieta Bieńkowska, commissaria responsabile per il Mercato interno, “i servizi rappresentano i due terzi dell’economia dell’UE e creano il 90% dei nuovi posti di lavoro, ma il mercato unico – questo bene prezioso che troppo spesso è dato per scontato – non funziona in modo adeguato per i servizi. Ciò significa non sfruttare potenzialità enormi di crescita e di occupazione. Oggi viene dato nuovo impulso al settore dei servizi per fare dell’Europa un polo mondiale per la fornitura, l’acquisto e lo sviluppo di nuovi servizi.”.

Tra le altre misure contenute nel pacchetto la valutazione della proporzionalità delle norme nazionali sui servizi professionali. Circa 50 milioni di persone – il 22% della forza lavoro in Europa – esercitano professioni il cui accesso è riservato ai possessori di qualifiche specifiche o ai detentori di un titolo professionale specifico (ad esempio, farmacista o architetto). Nel caso di diverse professioni, ad esempio quelle connesse alla salute e alla sicurezza, la regolamentazione è spesso giustificata. In molti casi tuttavia norme obsolete ed eccessivamente gravose possono complicare inutilmente l’accesso a tali professioni per i candidati qualificati. Ciò va scapito anche dei consumatori. L’Ue non regolamenta né deregolamenta le professioni: tale competenza è esclusiva degli Stati membri. Tuttavia, ai sensi del diritto dell’Ue, uno Stato membro deve stabilire se nuove prescrizioni nazionali per le professioni siano necessarie ed equilibrate. Al fine di garantire un approccio coerente e uniforme, la Commissione propone di razionalizzare e di chiarire il modo in cui gli Stati membri sono tenuti a sottoporre a un esame di proporzionalità globale e trasparente le norme nazionali sui servizi professionali prima di adottarle o di modificarle.

Elaborati anche orientamenti per le riforme nazionali in materia di regolamentazione delle professioni. Dall’esercizio di valutazione reciproca condotto dagli Stati membri tra il 2014 e il 2016 è emerso che quei paesi che hanno aperto i rispettivi mercati dei servizi (ad esempio l’Italia, la Polonia, il Portogallo e la Spagna) beneficiano ora di una scelta più ampia di servizi a prezzi migliori, pur mantenendo elevati gli standard per i consumatori e i lavoratori. La Commissione offre oggi orientamenti sulle esigenze nazionali di riforma della regolamentazione dei servizi professionali con elevate potenzialità di crescita e di occupazione: servizi professionali di architetti, ingegneri, avvocati, contabili, esperti in brevetti, agenti immobiliari e guide turistiche. Gli Stati membri sono invitati a valutare se le prescrizioni per l’esercizio della professione rispondono agli obiettivi nazionali di politica pubblica perseguiti. Gli orientamenti integrano le valutazioni del semestre europeo, esaminando in maniera specifica le prescrizioni applicabili a tali professioni.

Prevista, infine, una migliore notifica dei progetti di norme nazionali sui servizi. In base al diritto dell’Ue, gli Stati membri sono già tenuti a notificare alla Commissione i progetti di norme nazionali sui servizi, consentendo così ad essa e agli altri Stati membri di esprimersi fin dalle prime fasi del processo in merito a eventuali incongruenze con la legislazione dell’Ue. Oggi la Commissione propone di perfezionare questo meccanismo al fine di rendere il processo più rapido, efficace e trasparente.

Sebbene i servizi rappresentino i due terzi dell’economia dell’UE e creino il 90% circa dei nuovi posti di lavoro, tale settore non sfrutta appieno le sue potenzialità. La crescita della produttività in tale settore è bassa e il resto del mondo sta guadagnando terreno. Gli ostacoli esistenti impediscono la creazione e l’espansione delle imprese e si traducono per i consumatori in prezzi più elevati e in una scelta limitata. Inoltre le prestazioni del settore manifatturiero sono sempre più legate alla competitività dei servizi. Gli ostacoli agli scambi di servizi nel mercato unico costituiscono pertanto un freno alla competitività dell’industria manifatturiera dell’UE. Per riuscire a invertire la tendenza, creare nuovi posti di lavoro e promuovere la crescita, gli Stati membri devono stimolare l’espansione dell’economia dei servizi e sfruttare meglio le potenzialità del mercato unico dei servizi.

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