IL REPORT

In Italia forte recupero sul tech gender gap. Ma ora bisogna investire sulle skill

Il 49% delle lavoratrici italiane, censite dallo studio “Women in Tech” di Kaspersky, evidenzia una netta diminuzione del divario in soli due anni: la strategia di riservare posti alle donne si è rivelata vincente. Adesso serve intervenire in maniera decisa anche sul fronte della formazione. A partire da scuola e università

Pubblicato il 15 Feb 2021

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Diminuisce il gender gap nel settore tech. A dirlo il nuovo report “Women in Tech” di Kaspersky, secondo cui negli ultimi due anni il 49% delle donne italiane impiegate nel comparto ha percepito un divario molto meno forte.

Inoltre il 71% ha dichiarato che, nel momento in cui ha sottoposto la propria candidatura per il primo ruolo nel settore tech, le variabili che hanno inciso maggiormente sulla loro assunzione non includevano il genere ma solo competenze ed esperienza. Tenuto conto del breve lasso di tempo in cui questa progressione è avvenuta, si tratta di un passo davvero positivo verso l’inclusività nel settore, ma i margini di miglioramento sono ancora tanti.

Dall’indagine di Kaspersky sono infatti emersi segnali positivi circa la progressione dell’uguaglianza di genere: il 71% delle donne italiane ha dichiarato che la propria opinione viene rispettata sin dal primo giorno di lavoro. E anche la diffusione dello smart working ha avuto un effetto positivo: il 45% delle italiane sostiene, infatti, che l’uguaglianza di genere sia migliorata all’interno dei team che lavorano da remoto.

Ma nonostante un miglioramento a livello globale in merito alla rappresentanza di genere, in Italia il 31% delle donne afferma che la mancanza di quote di genere nell’industria tecnologica non le invoglia ad approcciarsi al settore. 

Anche se queste percentuali possono sembrare relativamente basse, rispetto a quelle delle specialiste tech che percepiscono un netto moglioramento, sottolineano il comunque un divario tra l’attuale miglioramento e il raggiungimento della totale uguaglianza. E infatti il 40% delle donne sostiene che la carriera degli uomini nel settore tecnologico progredisce più velocemente della loro mentre il 37% afferma che la riduzione del gender gap favorirebbe la loro carriera.

In questo quadro è innegabile che la strada da fare per raggiungere l’uguaglianza è ancora lunga.

Sono ovviamente necessarie iniziative volte a sostenere la carriera delle donne nel settore tecnologico, come ad esempio programmi di mentoring o stage che diano accesso a diverse opportunità ed esperienze. Ma per infondere la convinzione che l’industria tecnologica sia un luogo in cui anche le donne possano lavorare e avere successo, il viaggio deve partire ancora da più lontano.

La questione degli stereotipi di genere deve essere affrontata molto prima che le donne entrino nel mondo del lavoro. Deve iniziare dalle scuole, per coinvolgere le ragazze e incoraggiarne l’interesse per l’IT e il settore tecnologico – spiega Noushin Shabab, Senior Security Researcher, Global Research & Analysis Team presso Kaspersky – In assenza di un ambiente che le supporti, le donne possono frequentare community online o partecipare a eventi offline di rilievo. È necessario che capiscano che i professionisti IT sono persone comuni con diverse competenze e abilità, e che chiunque può aspirare a lavorare in questo settore”.

È innegabile che molte aziende, in tutto il mondo, stiano mettendo in campo pratiche che garantiscano una rappresentanza più equa nella forza lavoro, in primis le quote di genere. L’obiettivo è quello di aumentare le probabilità di cambiamento e di riduzione degli stereotipi sessisti nei luoghi di lavoro e anche avere un numero più alto di donne in grado di raggiungere posizioni senior che possano ispirare giovani.

Tuttavia, le quote non sono l’unico modo per ottenere dei miglioramenti. Secondo Ronda Zelezny, co-fondatrice e direttrice di Panoply Digital e membro di Ada’s List, “la verità è che l’industria tecnologica ha dimostrato di essere istituzionalmente misogina. Questo vuol dire che le quote sono insufficienti per affrontare lo squilibrio di genere o per aiutare la progressione delle donne in ruoli IT di alto livello”.

“È quindi necessario andare oltre i numeri. Una prima raccomandazione è quella di implementare pratiche di blind recruitment che aiutino a rimuovere i pregiudizi personali durante il processo di assunzione – evidenzia Zelezny – Questo vuol dire rimuovere i dati identificativi dalle candidature, modificare il linguaggio all’interno degli annunci di lavoro per eliminare i pregiudizi sessuali a favore di candidati uomini. Utile il ricorso anche ad algoritmi creati da team diversi che possano aiutare nel processo di identificazione dei candidati”.

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