INNOVAZIONE

Smart city, Europa a caccia di un modello unico

EIT Digital premia le startup europee che hanno meglio saputo interpretare il concetto di città intelligente. Focus sul pre-commercial procurement e sull’open source. Barcellona esempio da seguire

Pubblicato il 30 Nov 2017

smartcity

Come cambia l’economia che cavalca l’innovazione? Al di là delle implicazioni tecnologiche e digitali, la trasformazione è soprattutto nel paradigma con cui si sviluppano soluzioni e piattaforme. Negli anni passati la parola economia è stata sinonimo di generazione di valore attraverso la creazione e il sostegno della domanda. Oggi potremmo dire che fare economia ha un significato quasi letterale: vuol dire prima di ogni altra cosa risolvere problemi, appianare la complessità, migliorare la vita di cittadini e consumatori gestendo e sfruttando al meglio le (tante ) risorse a disposizione. È questo il nuovo valore, ed è a questo ciò a cui tendono le attività e le iniziative di EIT Digital, l’organizzazione europea che ha l’obiettivo di sostenere l’innovazione attraverso un network di centri di ricerca che catalizza competenze, partner tecnologici e imprese verso obiettivi di respiro comunitario.

Il nodo tricolore di EIT Digital, diretto da Gian Mario Maggio, ha sede a Trento (con un ufficio anche a Milano) ed è stato ieri il promotore dell’Italian Innovation Day, occasione durante la quale non solo si è discusso di questo cambio di paradigma, ma si sono anche premiati i finalisti del concorso Digital Cities. Un contest a cui hanno aderito 136 startup provenienti da 20 Paesi (cinque le italiane, nessuna arrivata alle fasi finali) e che, come intuibile dal nome, puntava a stimolare la competizione e il confronto tra chi sta sviluppando soluzioni dedicate alle smart city. Il vincitore è stata la tedesca Cleverciti, che con il suo sistema di sensori per il monitoraggio dei parcheggi a pagamento si è aggiudicata un premio del valore di 100 mila euro (50 mila cash e altrettanti in collaborazioni, sponsorship e progetti in tandem con EIT Digital). In realtà anche gli altri quattro progetti finalisti (Parkd e Rombit dal Belgio, Spacehive dalla Gran Bretagna e Turnit dall’Estonia) sono in qualche modo collegati alla congestione e alla gestione degli spazi urbani, con le specificità di Spacehive e Turnit che lavorano rispettivamente sul fronte del crowdfunding per iniziative locali e su quello della bigliettazione per i mezzi pubblici. Condizione essenziale per partecipare al concorso era l’ambizione di voler operare a livello internazionale.

Non è tanto un invito a generare fatturati maggiori, quanto la volontà di sostenere e promuovere piattaforme il più inclusive possibili. Un esempio perfetto in tal senso è costituto dal progetto condiviso dalle città di Anversa, Copenaghen e Helsinki: si tratta di una procedura di Pre-Commercial Procurement (PCP) con cui le tre amministrazioni intendono acquistare una soluzione aperta e flessibile, in grado cioè di essere implementata da qualsiasi player anche in altre realtà e per temi diversi da quelli che intende sviluppare il gruppo d’acquisto originario. Anversa punta infatti ad affrontare la questione della mobilità urbana, Copenaghen vuole sviluppare uno strumento per misurare la qualità dell’aria, Helsinki ha invece l’obiettivo di costruire una piattaforma per il monitoraggio delle condizioni di salute dei cittadini che soffrono di diabete. Si è da poco conclusa la prima fase del processo, che richiedeva la definizione del concept, e CEDUS (City Enabler for Digital Urban Services, realizzata da Fiware in collaborazione con EIT Digital) l’ha superata, accedendo al secondo step insieme ad altri dieci dei 28 consorzi che hanno partecipato al bando. Nei prossimi sei mesi bisognerà sviluppare un prototipo e poi prepararsi alla volata finale. “È la dimostrazione che si possono realizzare progetti di ampio respiro in breve tempo”, ha spiegato Lanfranco Marasso, Smart City Programme Director di Engineering Ingegneria Informatica, durante la tavola rotonda organizzata in apertura dell’evento di Trento. “È un momento di orgoglio per noi, ma anche una grande occasione di visibilità in tre delle aree urbane più sviluppate del Nord Europa”.

Eppure anche sulle sponde del Mediterraneo si muove qualcosa, anzi più di qualcosa. Tra gli altri ospiti dell’Innovation Day c’era anche l’italianissima Francesca Bria, Chief Technology and Digital Innovation Officer del Comune di Barcellona, che ha condiviso con il pubblico alcune delle esperienze e delle strategie che stanno caratterizzando il suo mandato in Catalogna. “La sfida più impegnativa consiste nel ripensare la tecnologia per servire le persone, nel cambiare il modo in cui vengono attuati i programmi, integrando connettività e sensori. Basti pensare che il 90% dei dati disponibili oggi tre anni fa non esistevano. Il lavoro è quindi a 360 gradi e permea in senso orizzontale tutti i dipartimenti dell’amministrazione, con un occhio di riguardo al procurement e alla parte legale. Tre sono le colonne che sostengono gli interventi: digital transformation, digital innovation e digital empowerment, con programmi di educazione e formazione dei cittadini rispetto alle opportunità fornite dalle nuove tecnologie e ai meccanismi della democrazia partecipativa e digitale”.

Barcellona ha adottato la piattaforma open source Sentilo, utilizzata anche a Tokyo e Dubai, per la gestione delle applicazioni che funzionano sfruttando i circa 10 mila sensori sparsi per il 95 edifici pubblici della municipalità e che aiutano il Comune a ottimizzare le attività di raccolta rifiuti e di gestione dei parcheggi. È stato inoltre creato City OS, un data lake che permetterà – rispettando i dettami del GDPR – di analizzare le informazioni condivise dai cittadini. “Sono anche in corso alcune sperimentazioni sulla Blockchain”, ha aggiunto Bria, tenendo comunque a sottolineare che la componente tecnologica è assolutamente minoritaria all’interno dell’intero processo: come sempre, si tratta prima di tutto di una trasformazione culturale e di una spinta che arriva dal basso, per indirizzare la quale è necessario predisporsi all’ascolto. Assodato che le iniziative in chiave smart city sono quasi per definizione progetti costruiti su misura per la città che coinvolgono, è possibile replicare l’esperienza di Barcellona anche nelle aree metropolitane italiane? Bria ne è convinta, anche se – di nuovo – precisa che non è tanto questione di piattaforme o soluzioni tecnologiche. “Una volta conquistata la consapevolezza che si può cambiare metodo, perché no: dopotutto Barcellona in quanto città non ha problemi molto dissimili dai centri italiani”.

 

 

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