LO STUDIO

Smart working, in Italia cresce del 40%: oltre 250mila lavoratori “agili”

Secondo i dati dell’Osservatorio Polimi lo utilizza una grande impresa su tre. Più timide le Pmi ancora “ferme” al 5%. Mariano Corso: “Ma il 2017 sarà l’anno di svolta”

Pubblicato il 12 Ott 2016

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Il 2016 è stato un anno cruciale per lo sviluppo e la crescita dello Smart Working in Italia. E il 2017 lo sarà ancor di più. Tanto che il lavoro agile è arrivato a coinvolgere sempre più imprese e lavoratori: oggi sono più di 250mila, nel solo lavoro subordinato, i lavoratori che godono di discrezionalità nella definizione delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati, e rappresentano circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti. La crescita dal 2013 è stata sostenuta, segnando un +40% rispetto a tre anni fa. Il “prototipo” del lavoratore smart è un uomo (nel 69% dei casi) con un’età media di 41 anni, che risiede al Nord (nel 52% dei casi, solo nel 38% nel Centro e nel 10% al Sud) e rileva benefici nello sviluppo professionale, nelle prestazioni lavorative e nel work-life balance rispetto ai lavoratori che operano secondo modalità tradizionali. Ad adottare il lavoro agile e ad aver realizzato nel 2016 progetti strutturati in questo campo è ormai il 30% delle grandi imprese, quasi il doppio rispetto al 17% dello scorso anno, a cui si aggiunge l’11% che dichiara di lavorare secondo modalità “agili” pur senza aver introdotto un progetto sistematico. Più “timide” le Pmi, dove la diffusione di progetti strutturati è ferma al 5% dello scorso anno, con un altro 13% che opera in modalità smart ma senza di progetti strutturati. A motivare questa ritrosia c’è la limitata convinzione del management e la mancanza di consapevolezza dei benefici ottenibili, anche se aumenta il numero di PMI interessate ad un’introduzione futura (il 18%). E’ quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, presentato questa mattina al convegno “(Smart) Work in progress!”, che ha coinvolto 339 manager delle funzioni IT, HR e Facility e un panel rappresentativo di 1.004 lavoratori, in collaborazione con Doxa.

“Il 2016 è stato un anno determinante per lo Smart Working in Italia e il 2017 lo sarà ancor di più – afferma Mariano Corso (nella foto), Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working – Alla crescente diffusione e maturazione dei progetti delle imprese si è accompagnata una sempre maggiore consapevolezza a livello istituzionale, con il Disegno di Legge del Governo approdato in Parlamento. La ricerca rivela come il lavoro agile in Italia non sia più un’utopia né una nicchia, ma una realtà rilevante e in crescita in grado di offrire una boccata di innovazione e flessibilità a un mercato del lavoro per troppi anni bloccato da rigidità e contrapposizioni. Restano, tuttavia – aggiunge – sfide importanti da affrontare, come l’applicazione alla Pubblica Amministrazione, la diffusione tra le Pmi e la declinazione del lavoro Smart nelle attività manifatturiere anche grazie all’innovazione introdotta dall’Industria 4.0”.

Lo sviluppo dello Smart Working in Italia è un fenomeno ormai irreversibile, ma perché abbia effetti di grande portata sull’organizzazione del lavoro del Paese rimangono alcuni ‘cantieri’ aperti su cui aziende, istituzioni, sindacati e mondo della ricerca devono lavorare assieme – rileva Fiorella Crespi, Direttore dell’Osservatorio Smart Working – Il primo è quello delle Pmi per cui persiste una barriera culturale, anche se l’aumento di consapevolezza fa ben sperare per il futuro. Il secondo la PA, per cui l’obiettivo di diffusione di modelli flessibili introdotto nella riforma Madia è una nota positiva, ma non ancora sufficiente. Il terzo è la necessità di rendere i progetti più pervasivi nel superamento degli orari di lavoro, nel ripensamento degli spazi e nella creazione di sistemi di valutazione per obiettivi. Il quarto riguarda la Digital Transformation che lo Smart Working può abilitare introducendo nuove tecnologie in azienda. Infine, l’estensione ai nuovi profili dell’Industria 4.0, mestieri oggi ancora distanti come operai e manutentori”.

Nella maggior parte delle organizzazioni di grandi dimensioni, secondo i dati dell’osservatorio, (il 40%), il progetto di Smart Working è ancora in fase di crescita e a fronte di risultati positivi si sta coinvolgendo una popolazione maggiore, mentre solo nel 25% viene considerata a regime e il 35% ha una sperimentazione su un limitato numero di persone. Il 97% delle organizzazioni che prevedono di introdurre in futuro lo Smart Working sta conducendo un’analisi di fattibilità. “Un progetto efficace di Smart Working deve porre le radici per lo sviluppo di un nuovo modello organizzativo, una ‘Smart Organization’ – sottolinea Corso –. Perché questo sia possibile occorre agire su tre elementi: l’allineamento strategico rispetto alle priorità strategiche aziendali e agli obiettivi delle persone coinvolte, uno stile di leadership che preveda coinvolgimento dei collaboratori nel processo decisionale e delega ai collaboratori, comportamenti delle persone caratterizzati da proattività e intelligenza collaborativa”.

Dal punto di vista dei lavoratori, l’analisi dell’Osservatorio Smart Working rivela come siano falsi alcuni timori tipici legati all’applicazione del lavoro agile. Gli Smart Worker appaiono decisamente più soddisfatti rispetto alla media dei lavoratori riguardo allo sviluppo professionale e la carriera: il 41% valuta eccellente la propria capacità di sviluppare abilità e conoscenze propedeutiche a un’evoluzione professionale rispetto al 16% del campione complessivo. Una valutazione che vale in particolar modo per le donne Smart Worker, per cui il livello di soddisfazione è maggiore del 35% rispetto a quelle che lavorano in modo tradizionale (per gli uomini la differenza è pari al 22%). Positivi anche gli effetti sulle performance professionali, come la qualità e quantità del lavoro svolto e la capacità di innovare nel proprio team di lavoro. Infine, gli Smart Worker sono più soddisfatti della media nella capacità di gestire la vita professionale e privata: il 35% è molto soddisfatto di come riesce a organizzare il proprio tempo (rispetto al 15% di media) e il 29% riesce sempre a conciliare le esigenze personali e professionali (rispetto al 15% di media)

A dare una spinta decisiva allo sviluppo dello smart working sono le tecnologie digitali, supportando il lavoro in mobilità e rendendo possibile la comunicazione, la collaborazione e la condivisione di conoscenza a prescindere dalla presenza fisica in un determinato luogo di lavoro. Ad abilitare lo smart working sono quindi i servizi di social collaboration, i servizi e gli strumenti per la mobilità, l’accessibilità e la sicurezza e le workspace technology.

Nel corso del convegno sono stati assegnati gli “Smart Working award 2016”, nati con l’obiettivo di accelerare la diffusione dei nuovi modelli di lavoro dando visibilità alle esperienze di successo. I vincitori sono Alstom per il progetto “Lavorare SMART@AlstomItalia”, Philips per il progetto “Io Lavoro Smart”, Sisal per il progetto “Volta Smart Working in Sisal”, Subito per il progetto “Smart Working in Subito” e Zurich. Menzione Speciale al progetto “EdiliziAgile” del Comune di Torino.

“I progetti – conclude Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio smart working – pur partendo da esigenze diverse, si caratterizzano per un comune approccio strategico e strutturato dell’iniziativa e per una buon livello di partecipazione. I progetti hanno tutti intrapreso un percorso di avvicinamento allo Smart Working coerente con le proprie caratteristiche ed obiettivi aziendali, che ha permesso di cogliere già dei benefici”.

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