L'ANNUNCIO

Smart working per ripopolare i borghi, il piano di Urso

Il ministro delle Imprese annuncia un progetto ad hoc: “Vogliamo tutelare e rilanciare i piccoli centri. L’iniziativa riguarderà coloro che pur mantendendo la propria attività fuori dai nostri confini decidono di vivere in Italia”

Pubblicato il 03 Apr 2023

Adolfo Urso

Lo smart working per rilanciare i borghi. Il governo è a lavoro su un  provvedimento per il ripopolamento dei piccoli centri, facendo leva su digitale e nuove tecnologie.

L’annuncio del ministro Urso

L’annuncio arriva dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, nel suo intervento a Vinitaly. “Tra i prossimi provvedimenti su cui stiamo lavorando uno riguarda il territorio, la promozione del nostro Paese e il ripopolamento dei piccoli centri. Possiamo chiamarlo così: ‘Lavora nel mondo, vivi in Italia’. Vogliamo attrarre i navigatori digitali per ripopolare i borghi italiani – ha spiegato Urso – L’iniziativa riguarderà coloro che pur mantendendo la propria attività fuori dai nostri confini decidono di vivere nel luogo più bello del mondo, appunto l’Italia”.

Alla luce dello sviluppo dello smart working nell’esperienza del lockdown, ha aggiunto il ministro, “il lavoro a distanza, nel turismo ma anche per quanto riguarda la rivoluzione digitale, rende straordinariamente competitivi i borghi italiani nell’economia globale. Si può fare e lo faremo. I nostri borghi sono molto competitivi”.

Il ddl sullo smart working nei piccoli borghi

Nella scorsa legislatura è stato presentato dal Pd un disegno di legge per la promozione del lavoro agile nei borghi, assegnato alla Commissione Affari Costituzionali del Senato che però non ha iniziato l’esame.

L’ambito di applicazione del disegno di legge, composto da 3 articoli, sono i Comuni con popolazione residente fino a 5.000 abitanti. Si tratta di piccole realtà territoriali che “da oltre un decennio – si legge nel testo – registrano un progressivo spopolamento, accompagnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla rarefazione delle opportunità di lavoro, con il conseguente diradamento dell’offerta dei servizi essenziali”. I centri con meno di 5.000 abitanti rappresentano oltre il 70% dei quasi 9 mila Comuni italiani e vi risiede una popolazione di circa 11 milioni di cittadini.

Obiettivo del ddl è il ripopolamento dei piccoli comuni “garantendo servizi essenziali e incentivi volti alla migrazione, promuovendo la valorizzazione del territorio e delle attività locali e artigianali e mirando a creare un nuovo sistema cittadino grazie all’ausilio della tecnologia”.

Previsti una serie di sostegni sottoforma di incentivi, fiscali e contributivi ai datori di lavoro che promuovono il lavoro agile nei piccoli borghi per non meno di 5 anni o che avviano progetti di riorganizzazione e riqualificazione degli spazi dell’impresa per favorire il lavoro condiviso tra lavoratori in lavoro agile.

Sono previste anche agevolazioni fiscali e detrazioni delle spese per favorire l’acquisto e il recupero di immobili abbandonati da destinare ad abitazione a prezzo simbolico per non meno di 10 anni, potendo contare su procedure amministrative semplificate per la ristrutturazione.

Lo stesso articolo inserisce tra i criteri direttivi la possibilità di riconoscere agevolazioni fiscali anche per favorire l’insediamento di nuovi residenti nei piccoli comuni, con particolare riferimento ai nuclei familiari con Isee inferiore a 40 mila euro.

Per favorire lo sviluppo tecnologico dei piccoli comuni, prevista anche la concessione di mutui agevolati per gli investimenti, così come agevolazioni fiscali e detrazioni delle spese per garantire e completare la diffusione della rete a banda ultra larga. Potranno infine essere adottate misure per facilitare l’accesso dei servizi pubblici essenziali nei piccoli comuni.

I piccoli borghi nel Pnrr

Nella missione “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo”, il Piano nazionale di ripresa e resilienza destina 1 miliardo alla tutela e rilancio dei borghi.

L’investimento mira a sostenere lo sviluppo economico e sociale dei tanti piccoli Borghi italiani, centri storici che offrono un enorme potenziale grazie al patrimonio culturale, alla storia e alle tradizioni che li caratterizzano. Verrà sviluppato un modello per orientare il turismo verso flussi più sostenibili promuovendo le visite verso luoghi meno conosciuti.

L’investimento è integrato nel “Piano Nazionale Borghi”, un programma volto a sostenere lo sviluppo economico e sociale delle aree più lontante dai grandi centri urbani, basato sulla rigenerazione culturale dei piccoli centri e sul rilancio del turismo. Le azioni sono strutturate intorno a progetti culturali integrati a livello locale.
Le misure si concentreranno su:

  • ripristino del patrimonio storico, riqualificazione degli spazi pubblici aperti (es. abbattimento barriere architettoniche, miglioramento arredo urbano), realizzazione di piccoli servizi culturali, anche a fini turistici;
  • sarà incoraggiata la creazione e la promozione di nuovi percorsi storici, tematici e visite guidate;
  • l’introduzione di un sostegno finanziario ad attività culturali, creative, turistiche, commerciali, agroalimentari e artigianali, finalizzate a rivitalizzare le economie locali valorizzando i prodotti, le conoscenze e le tecniche locali.

Il Piano nazionale borghi

Il Piano borghi prevede una prima linea di finanziamento, con un’assegnazione di 420 milioni di euro, finalizzata al rilancio economico e sociale di borghi disabitati o caratterizzati da un avanzato processo di declino e abbandono. Ciascuna Regione o Provincia Autonoma ha esaminato le candidature proposte dalle varie realtà territoriali e individuato il progetto pilota – con relativo borgo – a cui indirizzare l’investimento di 20 milioni di euro. Le risorse saranno utilizzate per l’insediamento  di nuove funzioni, infrastrutture e servizi nel campo della cultura, del turismo, del sociale o della ricerca.

Con una seconda linea di finanziamento si sostiene la realizzazione di progetti locali di rigenerazione culturale con 580 milioni di euro ad almeno 229 borghi storici selezionati attraverso un avviso pubblico riservato ai comuni. Sono state circa 1.800 le candidature presentate dai Comuni, in forma singola o aggregata. Ora i Comitati tecnici istituiti dal Ministero della Cultura valuteranno le proposte progettuali ed entro maggio 2022 si concluderà l’istruttoria con l’assegnazione delle risorse al soggetto attuatore individuato da ogni singola proposta.

Verrà in seguito indetto un nuovo bando che assegnerà 200 milioni di euro alle imprese che svolgeranno attività culturali, turistiche, commerciali, agroalimentari e artigianali nei Comuni facenti parte della seconda linea di azione.

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