IL REPORT

Software gestionale, il paradosso italiano: mercato da 45,7 miliardi, ma PA e Pmi non colgono i vantaggi

L’Italia ancora lontana dalla maturità nell’utilizzo delle soluzioni. Solo il 29% delle piccole e medie imprese e della Pubblica amministrazione fa leva sull’integrazione per digitalizzare i processi. L’analisi degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Polimi in collaborazione con AssoSoftware

Pubblicato il 24 Nov 2021

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Software gestionale alla sfida “integrazione”. La crescita del mercato italiano non si traduce ancora in una maggiore maturità di utilizzo. Solo il 29% delle Pmi e PA utilizzatrici ha integrato almeno in parte i software adottati per una digitalizzazione complessiva dei processi. Emerge dalla ricerca degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con AssoSoftware, secondo cui fra le cause principali del “gap” si registra una mancanza di personale IT, la resistenza al cambiamento e l’elevata frammentazione delle soluzioni adottate.

I numeri del mercato

Il 2020 registra una crescita del fatturato della produzione dei software e dei servizi ad esso correlati, che ha raggiunto i 45,7 miliardi di euro (+17% rispetto ai 39,1 miliardi registrati nel 2019): un dato realizzato soprattutto grazie al contributo di PMI e grandi imprese, che con 38,9 miliardi rappresentano oltre l’85% del settore a valore.

Guardando esclusivamente alle software house produttrici di soluzioni nell’ambito dei software gestionali, la ricerca stima un fatturato di 17,3 miliardi di euro nel 2020, in crescita del +16% rispetto ai 14,9 miliardi registrati nell’anno precedente.

L’indice della maturità di utilizzo

In particolare, con la ricerca è stato prodotto un indice che sintetizza la maturità del nostro ecosistema in base a quattro dimensioni: la diffusione dei software, la loro integrazione volta alla digitalizzazione complessiva dei processi, la struttura organizzativa dedicata all’IT e al digitale, e l’impatto dei software sulle performance operative dei processi interessati.

L’obiettivo di questo strumento è monitorare nei prossimi anni il contesto e identificare le leve d’azione necessarie per promuoverne l’evoluzione, sfruttando i software gestionali e le loro opportunità per la digitalizzazione come leva per la crescita economica del Paese.

“La pandemia ha evidenziato la centralità del software gestionale nella digitalizzazione dei processi. Nel 2020, le dinamiche del mercato mostrano infatti un settore in buona salute, nonostante la crisi sanitaria abbia generato impatti negativi sull’economia nel suo complesso – dice Alessandro Perego, Direttore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano -. La ricerca evidenzia tuttavia un approccio ancora poco strutturato da parte di imprese e PA: a fronte di livelli piuttosto elevati di diffusione delle soluzioni, il loro utilizzo è ancora frammentato e puntuale, senza una vera e propria consapevolezza dei benefici ottenibili da un percorso più pervasivo di revisione delle modalità di lavoro”.

I software più usati da PA e Pmi

Solo il 29% delle Pmi e PA indagate ha integrato almeno uno dei software adottati, anche attraverso una suite in grado di rendere interoperabili i moduli applicativi per usufruire di dati e informazioni univoche e sempre aggiornate, nonché per adottare modalità di lavoro più efficienti e coordinate tra le diverse unità organizzative. La scelta di soluzioni gestionali stand-alone comporta al contrario una gestione a silos dei processi e riduce di conseguenza i benefici percepiti dalla digitalizzazione.

Il modulo più diffuso risulta quello legato alla Gestione amministrativa e contabile (presente nell’83% delle imprese), che rappresenta spesso il primo passo nell’adozione di soluzioni software e che ormai è piuttosto consolidato all’interno delle realtà italiane. Correlati alle attività contabili, seguono i software di Controllo di gestione (55%), un ambito di pianificazione e controllo caratterizzato da una forte componente analitica e dunque da una maggiore digitalizzazione.

I moduli gestionali legati ai processi core di back end, ovvero la Logistica e magazzino e l’Approvvigionamento e produzione, rappresentano rispettivamente soluzioni adottate dal 54% e dal 50% delle realtà intervistate. Seguono poi gli strumenti per la Gestione documentale e workflow (adottati dal 42% delle Pmi), attività ancora caratterizzata nei casi più arretrati da una gestione cartacea oppure da una digitalizzazione destrutturata, con utilizzo massivo degli scambi via e-mail. Infine il Crm, usato dal 40% delle Pmi, la cui diffusione limitata evidenzia uno scarso orientamento analitico alla gestione della relazione con il cliente e dei processi di vendita.

Gli ostacoli a un’adozione corretta

Tuttavia, la capacità di utilizzare in modo pervasivo i software adottati, modificando le modalità di lavoro in azienda, e di estenderne l’impatto attraverso l’integrazione delle applicazioni e dei processi dipende fortemente dallo strato organizzativo.

Le realtà indagate spesso non hanno le risorse organizzative necessarie per guidare questo cambiamento. Solo nel 51% delle Pmi e PA intervistate esiste un personale dedicato anche all’Information Technology e alla digitalizzazione. Questo rappresenta mediamente il 10% dell’organizzazione complessiva ed è prevalentemente dedicato alla gestione sistemistica per garantire il corretto funzionamento dei sistemi informatici a supporto delle attività. Soprattutto nelle aziende più piccole, però, questo personale non è dedicato, in quanto si occupa anche di altre mansioni all’interno dell’organizzazione.

“Il freno principale verso un’adozione più estesa e interconnessa dei software gestionali è principalmente di natura culturale – dice Bonfiglio Mariotti, Presidente di AssoSoftware -. Nelle Pmi  manca ancora la consapevolezza dell’importanza strategica di intraprendere un percorso di trasformazione digitale pervasivo in grado di rispondere alle diverse esigenze tattiche. Il problema però è anche politico, nessun governo ha finora prestato la dovuta attenzione agli strumenti informatici necessari per la gestione di qualsiasi attività economica, pubblica o privata: è fondamentale che le banche dati e le piattaforme di servizio pubbliche dialoghino in modo nativo con i software gestionali del mondo delle imprese. Le Api, i web service, le modalità standard di dialogo devono essere implementate dagli enti pubblici e incentivate dal Governo. Creando in questo modo un ecosistema virtuoso e privo di colli di bottiglia o lungaggini per lo  scambio di dati: l’invio alla PA di quanto richiesto e la restituzione alle imprese di ciò che è contenuto nelle banche dati pubbliche”.

I casi di successo

Considerando un orizzonte di lungo termine, il campione di imprese e PA indagato dalla ricerca risulta estremamente concorde sull’importanza strategica di introdurre questo tipo di soluzioni. Queste realtà riscontrano infatti una serie di benefici fondamentali come la maggiore visibilità e trasparenza dei processi, su cui si ottiene un maggiore controllo (riscontrato dal 77% del campione) e aggiornamento in tempo reale (76%), nonché l’agilità e la resilienza organizzativa, ovvero la maggior continuità operativa durante l’emergenza sanitaria (69%), la proattività di risposta ai cambiamenti del mercato (65%) e il supporto a una maggiore scalabilità del business (57%).

In particolare, nell’ambito dell’indice di maturità sviluppato dalla ricerca, è possibile identificare un 9% di realtà avanzate all’’interno del campione, caratterizzato da un’adozione di soluzioni pressoché completa, integrata e supportata da un cambiamento organizzativo pervasivo. In questi casi, l’impatto sulle performance operative dei processi interessati risulta quasi raddoppiato rispetto alla media di mercato. Un terzo del campione è invece ancora all’inizio del percorso, registrando livelli di adozione limitati e integrazione pressoché assente, senza le risorse organizzative per gestire la digitalizzazione. In questi casi, l’impatto sulle performance operative dei software adottati è limitato o assente, disincentivando l’inizio di un percorso di cambiamento strutturato.

Software gestionale leva di innovazione

“Il software gestionale è il cuore della digitalizzazione dei processi di imprese e pubbliche amministrazioni, ma manca nel mercato della domanda la consapevolezza rispetto alle opportunità non solo di efficientamento, ma anche e soprattutto di incremento dell’efficacia e della competitività nel settore di riferimento – spiega Roberto Bellini, Direttore Generale AssoSoftware “I fornitori hanno un ruolo fondamentale nell’accompagnare i clienti in questo percorso, anche se è necessario che siano coadiuvati dall’interno con una visione strategica chiara e da interventi di sistema che incentivino l’adozione di soluzioni applicative. Il Pnrr e l’estensione dei fondi per la transizione 4.0 sono una leva importante per il sistema paese”.

La ricerca ha evidenziato le criticità riscontrate nel percorso di maturazione in questo campo, tra cui la mancanza di personale IT in grado di gestire l’implementazione dei sistemi (nel 42% dei casi), la resistenza al cambiamento da parte degli utilizzatori finali (il 40%), che difficilmente abbandonano le modalità di lavoro esistenti per aprirsi al digitale, e l’elevata frammentazione delle soluzioni adottate (39%) che limita l’impatto della trasformazione.

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