DIGITAL SERVICES ACT

“Spezzatino” Big Tech, la Ue fa un passo indietro: “Solo in casi estremi”

A un mese dall’annuncio del nuovo pacchetto legislativo, la commissaria antitrust Margrethe Vestager ribadisce la necessità di “rimuovere gli ostacoli alla concorrenza”. Ma niente obbligo di scorporo di attività per Google & co

Pubblicato il 02 Nov 2020

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La Commissione europea fa un passo indietro sull’ipotesi “spezzatino” per le Big Tech. La commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager ha affermato in un’intervista sul tedesco Frankfurter Allgemeine Sonntagzei che non sarà necessario imporre uno scorporo di attività ai colossi della tecnologia come Google, Facebook, Amazon e Apple.

La Vestager rassicura così le Big tech sul prossimo pacchetto legislativo dell’Ue che riguarda i servizi digitali, il  Digital Services act. La commissaria annuncerà il 2 dicembre la proposta della Commissione europea sulla nuova legge; la bozza passerà poi al vaglio del Parlamento Ue e dei singoli paesi-membro.

Sanare i problemi di market failure. Ma niente “spezzatino”

La commissaria antitrust aveva affermato la scorsa settimana che il nuovo pacchetto legislativo avrebbe incluso la proposta di dare maggiori poteri alle autorità nazionali ed europee per affrontare e sanare problemi di market failure sui mercati del digitale e per evitare che emergano nuovi ostacoli alla concorrenza.

La Vestager ha chiarito sul quotidiano tedesco che non ritiene, a tal fine, necessario lo “spezzatino” delle Big tech, aggiungendo che l’Ue potrebbe ricorrere a questa decisione solo in casi estremi. “Non arriveremo a tanto”, ha affermato Vestager. “Finora non abbiamo avuto casi che potrebbero portare a una mossa del genere”.

La commissaria smussa così le posizioni espresse dal commissario al Mercato unico Thierry Breton che ha dichiarato che il Digital services act potrebbe includere l’obbligo per i colossi tecnologici di scorporare o vendere alcune delle attività europee se il loro dominio di mercato verrà riconosciuto come lesivo degli interessi dei consumatori e dei rivali più piccoli. Breton ha anche parlato (in un’intervista col Financial Times) di una possibile “blacklist” di comportamenti che i cosiddetti gatekeeper del web saranno costretti a eliminare dalle loro pratiche di business.

La questione “gatekeeper” e il controllo dei dati

La Commissione europea a inizio anno ha indetto una gara da 600.000 euro per assegnare lo svolgimento di uno studio per raccogliere elementi concreti che dimostrino o confutino il potere delle Big Tech, giganti capaci di controllare in via praticamente esclusiva l’accesso degli utenti a Internet, alle sue informazioni e ai suoi servizi in violazione delle norme antitrust.

L’Europa vuole esaminare l’eventuale potere di “gatekeeper” dei colossi del digitale, ovvero il ruolo di “porta d’accesso” obbligata a Internet, capace di ostacolare l’ingresso dei concorrenti sul mercato e favorire slealmente i propri prodotti. Un ruolo del genere, se riconosciuto, porterebbe a un intervento dell’Antitrust Ue, con la richiesta alle Big Tech di separare attività, fornire alle aziende rivali accesso ai loro dati e aprire alla concorrenza i loro standard.

Big tech nel mirino anche dell’Antitrust Usa

L’obbligo di scorporo di attività per le Big Tech è in discussione anche negli Stati Uniti. A inizio ottobre la sottocommissione antitrust della Casa dei rappresentati ha pubblicato un report frutto di 16 mesi di indagini che propone una serie di modifiche legislative. Nel caso in cui le raccomandazioni fossero approvate dal Congresso, si potrebbe arrivare alla frantumazione delle grandi compagnie tecnologiche. Amazon è accusata di avere il monopolio fra i fornitori e i venditori terzi, Apple nella distribuzione di app sul software per i dispositivi iOs, Google nelle ricerche online e Facebook nel networking sui social e nella pubblicità online.

Un’analisi effettuata da Buy Shares e aggiornata al mese di luglio ha stimato che Facebook e le altre piattaforme social che fanno capo a Mark Zuckerberg hanno accesso ai dati di circa 6,98 miliardi di utenti, pari al 47,8% degli utenti attivi delle 15 principali reti social del mondo. Gli utenti di Facebook rappresentano il 34,6% della popolazione mondiale.

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