GENDER GAP

Stem, solo il 30% dei ricercatori è donna. Allarme Onu: “Invertire il trend, sviluppo a rischio”

In occasione della Giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella Scienza le Nazioni Unite disegnano lo stato dell’arte: mancanza di manager donna nelle posizioni apicali e difficoltà a trovare una nuova occupazione i problemi più gravi. Via ai Women’s Empowerment Principles che aiutano le imprese a colmare il divario di genere

Pubblicato il 11 Feb 2019

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Solo il 28% dei ricercatori in tutto il mondo è donna. Il dato è reso noto dall’Onu in occasione della Giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza che si celebra oggi. Numeri inaccettabili, su cui l’Onu lancia l’allarme, tenuto conto che il 65% dei bambini e delle bambine che entrano nella scuola primaria, farà lavori che oggi non esistono.

In questo contesto le studentesse sono significativamente sottorappresentate nelle discipline Stem che invece sono quelle in grado di abilitare nuovi mestieri e nuovi professioni, soprattutto agli albori della rivoluzione 4.0. Nel biennio 2014-2016, il 30% delle studentesse universitarie ha scelto materie Stem, ossia scientifiche (dati Unesco). Ma per certe specializzazioni, come l’informatica, la loro percentuale crolla anche al 3%.

Percentuali così basse vanno ad impattare, naturalmente, anche sull’occupazione: poche le manager nei ruoli apicali nel settore digitale che sono, tipicamente, quelli più remunerazioni più alte. Senza contare la questione del ricollocamento in caso di perdita di lavoro: le donne “guadagnano” un nuovo posto ogni 20 persi, in netto contrasto con gli uomini, che trovano un nuovo lavoro in ambito Stem ogni quattro persi.

I numeri dell’Onu fanno il paio con il Global gender gap report del Wef secondo cui occorreranno 108 anni per chiudere il divario di genere nel mondo del lavoro.

In un contesto siffatto politiche di reclutamento, fidelizzazione e promozione, così come l’apprendimento continuo e il miglioramento delle competenze, possono invertire il trend.
UN Woman, la unit Onu che si occupa di gender equality, insieme all’Unesco collaborano con i governi di tutto il mondo per colmare il divario tra uomo e donna: la bussola è l’Agenda Onu 2030 che impegna i Paesi a “costruire infrastrutture resilienti, promuovere un’industrializzazione inclusiva e sostenibile e promuovere l’innovazione” in un mondo dove, attualmente solo l’1,7% del Pil è dedicato all’R&S innovativa.

Pilastro della strategia Onu sono i Women’s Empowerment Principles. “Questi principi – spiegano Phumzile Mlambo-Ngcuka, executive director di UN Women e Audrey Azoulay, direttore generale Unesco – offrono alle aziende, comprese quelle che operano nel digitale, istruzioni concise per potenziare la presenza delle donne sul posto di lavoro, sul mercato e nella comunità. Le donne delle Nazioni Unite fanno appello a tutte le aziende che vogliono impegnarsi per l’uguaglianza di genere e l’emancipazione economica delle donne a firmare ed attuare questi principi”.

I principi per l’empowerment delle donne, elaborati attraverso un processo di consultazione internazionale multi-stakeholder, forniscono una “prospettiva di genere” attraverso la quale le imprese possono analizzare le attuali iniziative, i benchmark e le pratiche di reporting.

Cruciale il ruolo delle istituzioni a cui spetta garantire l’inclusione di talenti, abilità, esperienze ed energie femminili tramite politiche ad hoc, a partire da interventi nel settore scolastico.

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