L'EMERGENZA

Supercomputing e cloud: negli Usa maxi consorzio anti-Coronavirus

Via al Covid-19 High-Performance Computing Consortium istituito dall’Ufficio della Scienza e della Tecnologia del dipartimento dell’Energia americano. Microsoft, Google Cloud, Aws e Ibm già della partita

Pubblicato il 23 Mar 2020

coronavirus

Una settimana fa il White House Office of Science and Technology Policy, l’Ufficio della Scienza e della Tecnologia del dipartimento dell’Energia americano, aveva dato vita a un consorzio per far convergere le imprese specializzate in soluzioni di intelligenza artificiale e in tecnologie di supporto in una task force dedicata alla lotta all’epidemia di coronavirus. I progetti di ricerca sostenuti dal consorzio, denominato Covid-19 High-Performance Computing Consortium, dovrebbero spaziare dagli studi sulla composizione molecolare del virus, alla bioinformatica dietro il funzionamento del virus, passando per l’epidemiologia alla base della diffusione di Covid-19 e, naturalmente, alle strategie per fermarlo. Il filo conduttore è la messa a disposizione di risorse ad alte prestazioni per affrontare le complesse sfide computazionali che comporteranno tali studi. Giorno dopo giorno si aggiungono al team interdisciplinare in via di sviluppo altri importanti tasselli, e adesso è il turno dei big del mondo dei supercomputer e del cloud. Il consorzio ha infatti incluso i principali attori del settore, ovvero Amazon Web Services, Microsoft, Ibm e Google Cloud.

Il contributo dei big tecnologici

Più nello specifico, Amazon Web Services offre agli istituti di ricerca e alle aziende supporto tecnico e crediti promozionali per l’uso dei servizi Aws per far avanzare la ricerca sugli studi di diagnosi, trattamento e vaccino relativi al coronavirus e ai suoi effetti. “Siamo orgogliosi di supportare questo progetti e di fornire la potenza di calcolo di Aws per contribuire ad accelerare gli sforzi di ricerca e sviluppo”, ha dichiarato Teresa Carlson, vice president di Aws Worldwide Public sector.

Microsoft fornirà sovvenzioni ai ricercatori attraverso il suo programma Ai for Health, per garantire un ulteriore accesso ad Azure Cloud e alle capacità di elaborazione ad alte prestazioni dell’azienda. Gli esperti di data science di Ai for Health si renderanno disponibili anche per collaborare a progetti di ricerca Covid-19. Redmond fa anche parte del team che gestisce il Covid-19 Open Research Dataset, che offre un database abilitato all’intelligenza artificiale per fornire un accesso più rapido, più sicuro e più ampio alla ricerca sul coronavirus. “Vogliamo assicurarci che i ricercatori che lavorano per combattere il Covid-19 abbiano accesso agli strumenti di cui hanno bisogno”, ha dichiarato John Kahan, responsabile Microsoft Global Ai for Health.

Ibm mette invece a disposizione il supercomputer Summit per elaborare più rapidamente nuove possibili contromisure all’infezione. “Come possono i supercomputer aiutarci a combattere questo virus? Questi sistemi di calcolo ad alte prestazioni permettono ai ricercatori di eseguire un numero molto elevato di calcoli in epidemiologia, bioinformatica e modellazione molecolare”, ha spiegato Dario Gil, Direttore Ibm Research. Questi esperimenti impiegherebbero anni per essere completati se fossero eseguiti a mano, o mesi se gestiti su piattaforme di calcolo tradizionali più lente. Come potente esempio del potenziale, Ibm Summit, il supercomputer più potente del pianeta, ha già permesso ai ricercatori dell’Oak Ridge National Laboratory e dell’Università del Tennessee di esaminare 8 mila composti per trovare quelli che più probabilmente si legheranno alla principale proteina “spike” del coronavirus, rendendola incapace di infettare le cellule ospiti. Sono stati in grado di raccomandare i 77 promettenti composti farmacologici di piccole molecole che ora potrebbero essere testati sperimentalmente. Questo è il potere di accelerare la ricerca attraverso il calcolo”.

Per ora i partecipanti al progetto sono tutti americani, ma viene reso noto che anche i super computer europei e italiani potranno aderire al consorzio per mettere la loro potenza di calcolo al servizio della ricerca.

Come partecipare al consorzio con nuovi progetti

Per sfruttare le risorse messe a disposizione, i ricercatori devono presentare una proposta di progetto tramite il sito Web del consorzio. Come spiegato da Geekwire, un comitato direttivo esaminerà le proposte di potenziale impatto, fattibilità, fabbisogno di risorse e calendario. Ogni proposta selezionata verrà abbinata alle risorse di elaborazione di uno dei membri del consorzio, che si metterà quindi in contatto con il gruppo di ricerca per discutere del processo per ottenere l’accesso alle risorse. I ricercatori che presentano le loro proposte hanno poi il compito di realizzare un blog regolarmente aggiornato con le attività svolte e i risultati ottenuti. Al momento i membri del consorzio sono, sul fronte dei vendor tecnologici, Ibm, Amazon Web Services, Google Cloud, Microsoft, su quello accademico Massachusetts Institute of Technology, Rensselaer Polytechnic Institute, Department of Energy National Laboratories, Argonne National Laboratory, Lawrence Livermore National Laboratory, Los Alamos National Laboratory, Oak Ridge National Laboratory e Sandia National Laboratories, mentre su quello delle agenzie federali ci sono National Science Foundation e Nasa.

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