SCUOLE DIGITALI

Tablet in classe, negli Usa il sistema fa acqua

Dopo i primi entusiasmi emergono i problemi: i ragazzi aggirano i firewall, troppi device vanno distrutti, le spese per gli istituti sono spesso più alte del previsto. Così in tanti sospendono i programmi e tornano ai metodi tradizionali. A Los Angeles il progetto pilota più importante, che procede a strappi

Pubblicato il 25 Ott 2013

I programmi scolastici che prevedono l’uso di un tablet per ogni studente fino ai 12 anni di età avevano già dato segnali di difficoltà nelle scorse settimane in alcune aree degli Stati Uniti. A farne una panoramica è il sito Pandodaily, con un approfondimento che si sta rapidamente diffondendo sui social media.

Alcuni esempi: in Nord Carolina un caso emblematico. A pochi giorni dalla consegna di 73mila pezzi di “Amplify”, tablet Android pensato per l’uso didattico fino ai 12 anni, una buona parte sono andati in frantumi per l’uso incauto che i bambini ne hanno fatto. Così il programma è stato sospeso, evidenziando che i tablet potrebbero essere strumenti troppo delicati per essere maneggiati al di sotto di una certa età. In Texas uno studio sul programma scientifico iAchieve, seguito sugli iPad da 70mila studenti, ha riscontrato che non è perfettamente conforme agli standard educativi, e che gli studenti non stavano imparando cosa si supponeva che imparassero. Un giudizio che anche in questo caso ha portato alla sospensione del programma.

Ma il caso più importante, che potrebbe rappresentare un esempio su scala nazionale negli Usa per l’introduzione nelle classi di una nuova tecnologia accessibile a tutti gli studenti di ogni reddito, è quello che riguarda il distretto scolastico di Los Angeles. In California è stato effettuato – si legge sul sito – un maxi ordine da 30 milioni di dollari per acquistare un lotto di iPad con display retina per gli istituti locali, a un prezzo di 700 dollari l’uno.

Ma nel giro di poche settimane la situazione si è molto complicata. Intanto il prezzo di acquisto dei device si sarebbe alla fine rivelato di 100 dollari più alto rispetto a quanto preventivato, per un problema di comunicazione tra il distretto e il produttore. Nell’impossibilità di aumentare il budget, questo vorrebbe dire acquistare meno tablet e servire meno studenti, prospettiva inconcepibile se si decide di adottare il metodo one-to-one. In secondo luogo non sarebbero stati considerati i costi aggiuntivi, come quelli delle custodie per proteggere le tavolette, delle tastiere e dei corsi on line specifici. Fattori che contribuirebbero a far lievitare ancora il budget.

Il secondo problema, segnalato tra l’altro anche dal Los Angeles Times, è che si è finora dimostrato che delle migliaia di studenti che hanno finora avuto in uso gli iPad hanno impiegato pochissimo tempo a bypassare il firewall e accedere a ogni genere di sito, da Facebook a YouPorn, cosa che spesso ha portato al ritiro dei tablet e alla sospensione dei programmi.

Il principio del tablet one-to-one è che ogni studente in ogni scuola dovrebbe avere un tablet o un computer a disposizione, in modo da poter fare i compiti a casa usando software dedicati, che possono valutare i lavori, registrare i progressi, e aggiungere nuovo materiale didattico.

Rimane da considerare la posizione degli editori e delle start up digitali del settore, e da risolvere il problema che li riguarda. Si tratta di aziende che ideano prodotti con la prospettiva che siano adottati da un numero adeguato di scuole e quindi di studenti. Ma nelle zone più povere questo non avviene, perché le scuole non possono permettersi la spesa complessiva. E se il nodo non si scioglierà e l’investimento necessario non si dimostrerà conveniente, sarà più difficile che da questi ambienti arrivi una spinta di innovazione che possa far superare di slancio i problemi che si stanno via via presentando.

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