LA DIRETTIVA

Tax ruling, l’Europarlamento “sconfessa” Bruxelles: “Troppo limitata vigilanza Ue”

L’assemblea respinge le proposte della Commissione sul tax ruling: “Serve dare più poteri all’esecutivo”. Ma la bocciatura non è vincolante per l’approvazione della direttiva comunitaria

Pubblicato il 29 Ott 2015

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Dare più poteri alla Commissione. E ampliare al massimo la vigilanza di Bruxelles che dovrebbe guardare anche agli accordi con valenza solo nazionale e a tutti quelli in vigore al momento della partenza delle nuove regole. Il Parlamento europeo ha votato oggi la risoluzione con la quale esprime il suo parere sulle nuove regole proposte da Commissione e Consiglio in materia di tax ruling. La bocciatura però non avrà parere vincolante per l’approvazione della direttiva.

La direttiva proposta dalla Commissione Juncker prevede l’eliminazione di ogni discrezionalità da parte dei paesi membri in fase di condivisione delle informazioni. Il testo era stato approvato a inizio ottobre anche dal Consiglio Ue, dopo una trattaiva che aveva in parte modificato la proposta inziale.

Il compromesso prevede che gli accordi in materia fiscale – il ruling appunto – dovranno essere comunicati formalmente ogni sei mesi alla Commissione, a partire dal 2017. Le regole riguarderanno solo gli accordi conclusi nei cinque anni precedenti l’entrata in vigore delle regole. E non avranno nessun impatto sulle Pmi con meno di 40 milioni di euro di fatturato.

Molti di questi paletti, secondo la mozione promossa dal tedesco Markus Ferber (Ppe), sono costruiti per dare alle nuove regole un’efficacia limitata e non avranno lo sperato recupero di evasione fiscale: nello specifico per Europarlamento non ci dovrebbero essere comunicazioni periodiche alla Commissione, ma Bruxelles dovrebbe avere il potere di consultare in ogni momento, qualore lo ritenga necessario, l’archivio sugli accordi fiscali dei paesi membri.

Inoltre la Commissione Ue dovrebbe avere il potere formale di avviare indagini, mentre oggi ha le armi piuttosto spuntate. Ancora, non bisognerebbe limitare la vigilanza agli accordi con impatto transfrontaliero, ma allargarla anche a quelli nazionali dato che, anche questi possono avere impatti sulla situazione fiscale degli altri paesi membri.

Infine a Strasburgo non piace l’assetto che i paesi membri hanno fissato sulla questione della retroattività: la retroattività va allargata al massimo, applicando le nuove regole sui tax ruling a tutti gli accordi ancora validi al momento di entrata in vigore della direttiva.

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