IL CASO

Telecom, Recchi: “Niel azionista amichevole, società resta italiana”

L’incontro di sabato fra il presidente e il nuovo azionista francese: “Escludo eventuali accordi tra Vivendi e Niel. I capitali non hanno passaporto, l’importante è che arrivino e aiutino a crescere”

Pubblicato il 02 Nov 2015

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Xavier Niel mi ha detto che storicamente con i suoi interventi punta a creare uno stimolo per l’efficienza e per un business model vincente. Uno stile amichevole: nelle sue aziende opera solitamente come responsabile delle strategie e non come Ceo o presidente”. Lo afferma Giuseppe Recchi, presidente di Telecom Italia, in un’intervista al Corriere della sera dopo l’incontro, sabato a Parigi, con l’imprenditore francese che tra opzioni ed equity swap ha potenzialmente in mano il 15% della società. Intanto la Cassa depositi e prestiti (Cdp) dice di non avere in programma incontri né con il gruppo Vivendi né con l’imprenditore francese Xavier Neil: “Con riferimento ad indiscrezioni giornalistiche, si precisa che i vertici di Cdp non hanno in programma incontri né con Xavier Neil o suoi rappresentanti, né con Vivendi”,

“Dalla conversazione che abbiamo avuto vede la possibilità di offrire stimoli sia per il nostro business model sia per l’efficienza operativa, in Brasile e in Italia – prosegue Recchi – Tutti i soci sono benvenuti per definizione, a maggior ragione se possono aggiungere know-how utile all’azienda. Al momento, in Telecom è aperto un gruppo di lavoro per capire come i prodotti di Vivendi possano essere utili al nostro business. Appena il dottor Niel verrà in Italia potremo esplorare eventuali suggerimenti che dovessimo ricevere”.

“Tendo a separare il livello degli azionisti, che non mi compete, da quello del management – aggiunge – Noi dobbiamo mostrare la nostra capacità di ottenere risultati e il massimo dell’efficienza, e di portare a compimento un piano industriale. Direi che in questo anno e mezzo in cui si è insediato il nuovo board Telecom ci stiamo riuscendo abbastanza bene anche se, ovviamente, ci sono ancora molti margini di miglioramento su cui il consiglio si sta focalizzando. Siamo un società quotata e come azionisti e investitori decidono di muoversi è una loro decisione. Il percorso di Vivendi e di Bolloré è noto: sono entrati con l’operazione Gvt-Telefonica, e dopo aver stimato il potenziale della società, cosa che ci ha fatto piacere, hanno deciso di incrementare la loro presenza scommettendo sull’opportunità di crescita che offre oggi la distribuzione di contenuti media attraverso reti a banda ultra-larga”

Quanto al timore che Telecom possa diventare il campo di sfida tra i due soci francesi, Recchi puntualizza: “Dal punto di vista degli interessi del Paese, Telecom resta e resterà una società italiana: italiane sono le sue competenze, il suo know how sviluppato in oltre 50 anni, le sue persone e infrastrutture. Ma a livello di azionariato, essendo quotati, sappiamo tutti che non c’è niente di più globale dei capitali. I capitali non hanno passaporto, l’importante è che arrivino da noi e che aiutino le nostre aziende a crescere”.

Recchi esclude allo stesso modo eventuali accordi tra Vivendi e Niel: E alla domanda su una eventuale azione di concerto tra Vivendi e Niel, Recchi risponde: “Mi pare di poterlo escludere completamente – afferma – viste le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Vivendi e la conferma di Niel. Mi attengo a questo”.

“Non immagino un azionista che non voglia far crescere la sua società, o che si porti via la nostra rete – aggiunge Recchi – Da questo punto di vista non c’è alcun pericolo”. Quanto all’ipotesi di un ingresso tra i soci anche della Cdp, “Telecom – sottolinea Recchi – è quotata, chi ne vuole comprare quote è libero di farlo. Quello che conta è continuare a correre con investimenti sostenibili”.

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