TERRORISMO

Telegram fa guerra all’Isis, via al cyber bollettino anti-jihad

Con Isis Watch online gli aggiornamenti sulle attività effettuate per bloccare i canali di comunicazione dello Stato islamico via app. Così la compagnia punta a scrollarsi di dosso l’etichetta di “postino” dei fondamentalisti islamici

Pubblicato il 29 Dic 2016

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Telegram prova a scrollarsi di dosso l’etichetta di “postino” dell’Isis. Sul fatto che l’applicazione di messaggistica istantanea sia la più utilizzata e sfruttata dai jihadisti ci sono pochi dubbi. La cifratura delle conversazioni, che analisti indipendenti hanno definito di “livello militare”, è infatti un’arma micidiale per i simpatizzanti e militanti dello Stato islamico che possono scambiarsi messaggi, foto, video e altri documenti in modo rapido e a molti chilometri di distanza. Una rete di messaggi che agevola purtroppo il lavoro ai lupi solitari desiderosi di colpire l’Occidente e non solo.

Dal punto di vista d’immagine, essere i preferiti dall’Isis non è uno dei migliori biglietti da visita e così la compagnia ha deciso di lanciare Isis Watch. Si tratta di un bollettino con cui Telegram rende note tutte le iniziative intraprese per contrastare la propaganda jihadista. Una risposta a chi da mesi accusa l’applicazione di aver fatto poco o nulla per fermare i messaggi, con un canale che documenterà la lotta al Califfato. Già nella giornata di mercoledì scorso l’azienda ha reso noto che solo il 26 dicembre ha vietato 105 canali; il giorno prima, quella di Natale, ne aveva bloccati 65. Nel corso degli ultimi 4 mesi, da settembre ad oggi, sono stati chiusi oltre 8mila canali, più di 10mila canali nell’ultimo anno, solo a dicembre 2.118. “Ogni giorno blocchiamo otre 60 canali correlati all’Isis, prima che possano ottenere qualsiasi trazione e più di 2mila canali vengono bloccati ogni mese”, ha spiegato la compagnia, il cui network permette di scambiare idee e propaganda senza alcuna interferenza.

A ottobre l’Isis, che era entrato in Telegram utilizzando la lingue inglese e che prima delle Olimpiadi in Brasile avevano lanciato un canale in portoghese per chiedere di fare attentati contro le Olimpiadi, ha lanciato sull’app contenuti in italiano per raggiungere anche gli utenti della nostra penisola. Telegram è considerata oggi “l’applicazione di elezione” dell’Isis e la migrazione di massa dei jihadisti sui suoi server è uno dei più importanti sviluppi recenti. Solo tre giorni prima dell’assalto al mercatino natalizio di Berlino, la Commissione Affari Esteri della Camera dei rappresentanti americana aveva esortato il suo creatore, il 32enne Pavel Durov a prendere immediatamente provvedimenti per bloccare i contenuti dell’Isis: “Nessuna azienda privata dovrebbe consentire ai suoi servizi di promuovere il terrorismo e pianificare attacchi che versano sangue innocente”.

Durov ha lasciato la Russia nel 2014, per vivere una sorta di esilio volontario nella minuscola isola caraibica di Saint Kitts and Nevis, nel passato ha sempre difeso Telegram ricordando i numeri delle chat-room chiuse. Ma ha anche ammesso l’impossibilità di evitare completamente ai terroristi di avvantaggiarsi dei servizi di comunicazione criptati che Telegram offre ai suoi 100 milioni di utenti. “Si può fare poco, perché se consenti a questo strumento di essere usato in positivo, ci sarà sempre qualcuno che ne farà un uso per fini cattivi”.

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