SCENARI

Televisione, l’invasione dell'”Ultra HD”

Digitale, web e satellite, quale piattaforma vincerà la corsa all’alta definizione? Il caso “banda 700”

Pubblicato il 14 Ott 2015

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Maxi cartelloni pubblicitari sulle offerte televisive tappezzano i palazzi del centro storico di Roma. Da mesi succede anche in altre città della penisola. La frase chiave è “in esclusiva”, ma non manca il riferimento all’alta definizione: ed ecco l’altro punto fondamentale delle strategie dei broadcaster. Segno che il parametro qualitativo delle immagini comincia a farsi largo nel mercato Tv quando si tratta di conquistare l’audience. Tra le piattaforme a disposizione c’è il digitale terrestre, il web e il satellite. Tutte saldamente presidiate dai player televisivi, ormai sempre più nelle vesti di media company. Quale piattaforma vincerà per la corsa all’alta definizione?

Il Dtt sembra ormai fuori dai giochi, almeno fin quando non sarà pronto il Dvb-T2 che risolverà il problema della ristrettezza di frequenze. Ma intanto il nodo impone una scelta tra quantità e qualità tecnica dei canali. Il quadro nell’etere è complicato. E in prospettiva lo diventerà ancora di più perché ulteriori risorse frequenziali dovranno essere tolte alla Tv per essere consegnate alla banda ultralarga. Il riferimento è alla banda 700 Mhz – “occupata” anche dai big delle Tv nazionali – alla luce dei pronunciamenti delle autorità internazionali secondo i quali la campanella suonerà per l’Italia intorno al 2020. Dipende da quale sarà la strategia del Governo che sul punto non sembra avere particolare fretta. Per il momento, oltre all’ipotesi – finora non attuata – di rimozione coatta di decine di emittenti locali attive su frequenze assegnate a Paesi confinanti, all’orizzonte non si vedono altre decisioni. C’è solo qualche avvertimento in merito all’uso razionale dello spettro da parte dell’Agcom che comincia a chiedersi pubblicamente – lo ha fatto in luglio il commissario Antonio Nicita – se sia giusto utilizzare il Dtt per servizi di Pay Tv. O ancora se sia opportuno mantenere un così alto numero di canali, molti dei quali con uno share dello zero virgola. Il tema è delicato: il riassetto è obbligato, ma sarà dura smuovere equilibri consolidati che coinvolgono anche Mediaset e Rai.

In questo quadro parlare di Ultra Hd e di segnali ancora più esigenti in termini di banda sembra una missione impossibile.

L’ultra alta definizione, con una risoluzione delle immagini quattro volte superiore rispetto all’Hd, rappresenta il prossimo step e sta diventando sempre più a portata di mano.

L’Ultra Hd è anche la promessa di Netflix che si prepara allo sbarco in Italia dopo gli accordi siglati con Telecom Italia e Vodafone che supporteranno la veicolazione del servizio. Si parte il 22 ottobre e il pacchetto premium prevede la fruizione di contenuti Ultra HD per 11,99 euro al mese. Alcuni osservatori – vuoi per l’entusiasmo, vuoi per il catastrofismo tipico di certi momenti – ripetono da tempo che questo costituirà un altro colpo ferale ai danni della “vecchia” Tv.

Ma siamo così sicuri che gli utenti italiani conosceranno l’Ultra HD grazie a Netflix? Nella ridda di commenti e previsioni molti hanno ricordato l’attuale estensione e capacità della rete nel nostro Paese al netto degli impegni assunti recentemente dal Governo sulla banda ultralarga. In pochi, però, hanno spiegato adeguatamente ai consumatori cosa sia realmente il “bitrate adattativo” cui farebbe ricorso Netflix. Si tratta di uno stratagemma tecnico che consente di variare la risoluzione delle immagini in funzione della banda a disposizione in un dato momento. Non è – come si tende a scrivere – un meccanismo che adegua il segnale al wi-fi a disposizione per fornire il miglior livello. Tutt’altro. Per dirla in un modo semplice, consiste nell’abbassare la qualità delle immagini per consentire la ricezione del flusso senza interruzioni. Insomma se si pone l’altissima qualità delle immagini come esempio di “nuova Tv” e fulcro dell’appeal dell’offerta di Netflix, è possibile che si vada incontro ad un flop.

Per la veicolazione e la ricezione di contenuti pregiati ed esigenti in termini di banda, la piattaforma satellitare resta in pole position essendo l’unica infrastruttura in grado di garantire copertura uniforme e capacità trasmissiva adeguata. Le abitazioni italiane che ricevono la Tv attraverso Hot Bird sono circa 8 milioni: una platea che permette di prevedere che l’offerta di canali in Ultra HD arriverà dal satellite. Stessa filosofia per l’espansione dell’HD la cui evoluzione è ancora in corso: una storia cominciata sulla piattaforma Sky dove attualmente si contano una sessantina di canali in Alta definizione, cui si è poi aggiunta Tivùsat che con il varo di Rai Sport in versione HD ha portato ad 8 il numero di canali in questo standard.

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