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Terrorismo, Europa alle prese con 40 “casi iPhone”

La battaglia legale Apple-Fbi è a una tregua. Ma da questa parte dell’oceano i telefonini criptati nelle mani delle forze dell’ordine sono decine e potrebbero contenere informazioni sugli ultimi attentati terroristici

Pubblicato il 01 Apr 2016

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Le forze di polizia europee non sono finora state in grado di ottenere le informazioni contenute in più di 40 smartphone coinvolti a vario titolo in indagini recenti, comprese quelle sugli attentati terroristici. Lo rivela una fonte investigativa al Wall Street Journal, secondo cui alcuni Stati membri della Ue starebbero considerando una soluzione per costringere i produttori di smartphone a cooperare con le autorità per lo sblocco dei device.

Tra i telefonini bloccati in possesso degli investigatori, spiega al quotidiano finanziario Cyrul Gout, a capo dell’unità investigativa “tecnologica” della Polizia scientifica francese, c’è anche un iPhone coinvolto nell’attacco terroristico a Parigi del 13 novembre 2015, in cui hanno perso la vita 130 persone, e un secondo device utilizzato da un uomo che la scorsa primavera avrebbe pianificato un attentato a una chiesa nelle vicinanze di Parigi.

La maggior parte dei più di 40 telefoni “bloccati” in Europa sono iPhone che montano sistemi operativi di nuova generazione, per i quali la casa di Cupertino non ha software di decriptaggio, e rispetto ai quali la maggior parte delle tecniche di hackeraggio si sono finora rivelate inutili.

Negli Usa nel frattempo, al di là dell’iPhone della strage di San Bernardino che ha scatenato il “caso”, sarebbero centinaia i telefoni bloccati, e in 63 casi i giudici avrebbero inoltrato richieste ai produttori, da Apple ad Alphabet, chiedendo collaborazione. Solo a titolo di esempio, il giudice di Manhattan Cyrus Vance Jr ha reso pubblico il fatto che soltanto dal suo ufficio sono passati 175 smartphone dai quali non si è riusciti a trarre informazioni.

Il dibattito al momento, riscostruisce il Wall Street Journal, è bloccato tra la posizione delle forze di polizia, che vorrebbero che i produttori prevedessero delle backdoor per poter estrarre le informazioni dagli smartphone, e i big della tecnologia che sostengono che una soluzione del genere minerebbe la sicurezza dei dispositivi e metterebbe a rischio la privacy dei loro possessori.

Proprio in ottica antiterrorismo lo scorso mercoledì il Senato francese ha approvato un emendamento alla legge antiterrorismo che innalza le multe per Apple & Co. nel caso non forniscano i mezzi per violare gli smarphone bloccati per decriptare conversazioni o altri materiali utili alle indagini e richiesti dagli inquirenti. “I terroristi arrestati di recente – spiega il senatore Michel Mercie – avevano con se telefonini al cui contenuto non siamo riusciti ad accedere, mentre avremmo bisogno di farlo”.

Intanto le forze di polizia europee, ricostruisce il quotidiano, confidano nel fatto di poter per il futuro avere accesso al metodo per sbloccare gli iPhone trovato dall’Fbi, anche se questa potrebbe essere soltanto una soluzione temporanea: “Sono ottimista sul fatto che se c’è una soluzione, la troveremo – conclude Cyryl Gout – Ma ovviamente il problema si presenterà d nuovo con la prossima evoluzione tecnologica”.

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