Il numero uno di Apple, Tim Cook, avrebbe intenzione di donare in beneficienza tutti i suoi averi, stimati in 785 milioni di dollari, tenendone soltanto una piccola parte per sovvenzionare l’educazione del nipote, che oggi ha 10 anni. A rivelarlo è il magazine Fortune, a cui Cook ha detto: “Voglio che sia un sasso nello stagno, che metta le basi per l’onda del cambiamento”.
La rivelazione del 54enne a Fortune conferma la sua immagine di filantropo, con un genere di scelta che ultimamente ha iniziato a farsi largo tra I personaggi più ricchi del pianeta.
E’ il caso ad esempio del finanziere miliardario Warren Buffett, che ha messo in piedi una campagna per incoraggiare I più ricchi a destinare in beneficienza almeno la metà del proprio patrimonio attraverso la “Giving Pledge”, una promessa a donare: il sito web dell’iniziativa ha raccolto adesioni eccellenti, come quelle di Bill Gates di Microsoft, Mark Zuckerberg di Facebook e Larry Ellison di Oracle.
E anche se le dimensioni della fortuna di Tim Cook non possono essere paragonate a quelle di Gates o Zuckerberg, in entrambi I casi di miliardi di dollari, il ceo di Apple ha detto a Fortune di coltivare la speranza di riuscire a fare la differenza. Cook tra l’altro non è tra i nomi indicati sul sito, ma gode della fama di persona schiva, molto impegnata nel previsto in iniziative di solidarietà. E’ soltanto negli ultimi anni che il manager ha cominciato a parlare pubblicamente di queste sue iniziative, che vanno dai diritti umani alla tutela dell’ambiente. Dopo la rivelazione di essere gay, Cook ha tra l’altro preso posizioni forti contro la discriminazione della comunità Lgbt, nel discorso che ha sancito lo scorso anno il suo ingresso nell’ Alabama Academy of Honor.
Cook ha raccontato a Fortune di aver iniziato in questo sua impegno facendo donazioni senza pubblicizzarle, e che ora sta provando a sviluppare questa sua scelta con un approccio più complessivo, che vada oltre il fatto di firmare un assegno.