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Tlc, Breton: “Fair share non basta, presto un Digital Networks Act”

Il commissario Ue al Mercato interno: “La posta in gioco è più alta. Serve ridefinire il Dna della nostra regolamentazione del settore e un modello di finanziamento per gli investimenti”. Riflettori su norme taglia burocrazia e sulle strategie per supportare la creazione di operatori infrastrutturali paneuropei. Soddisfazione di Etno e Gsma: “Ora accelerare sulla presentazione del pacchetto”

Pubblicato il 11 Ott 2023

Breton

Per le tlc europee è in arrivo un “Digital networks actper “ridefinire il Dna della regolamentazione di settore”. È quanto scrive Thierry Breton, Commissario europeo al Mercato interno, in un post su LinkedIn. “Alcuni hanno cercato di ridurre la questione degli investimenti a una battaglia sulla ‘giusta quota’ tra big telco e big tech”, afferma Breton riferendosi al fair share, ma “trovare un modello di finanziamento per gli ingenti investimenti necessari è una questione importante che dovremo affrontare, la posta in gioco è molto di più”.

Il Digital networks act sarà “coraggioso, orientato al futuro e rivoluzionario”, sottolinea il commissario. Vanno attratti “sempre più capitali privati nel nostro settore delle telecomunicazioni”. Bisogna aprire le porte a una forma di consolidamento, rimuovere le “troppe barriere normative per un vero mercato unico delle telecomunicazioni, sull’acquisizione dello spettro, il consolidamento, le reti legacy, la sicurezza e così via”, indica Breton, evidenziando che “questa è la chiara conclusione della consultazione” sul futuro delle comunicazioni elettroniche e della sua infrastruttura.

Le reti digitali alla base della rivoluzione tecnologica

L’Europa si è mossa per promuovere l’innovazione e la leadership tecnologica in settori come le piattaforme online, l’intelligenza artificiale, i dati, il cloud, il quantum e il metaverso. Ma questa rivoluzione tecnologica non può avere luogo se non riusciamo a garantire “che le nostre reti siano all’altezza del compito in termini di velocità di trasmissione, capacità di archiviazione, potenza edge/computing e interoperabilità”, scrive Breton.

Nella nostra economia in rapida evoluzione, “un’infrastruttura di telecomunicazioni all’avanguardia è un pilastro fondamentale per la crescita, l’innovazione e la creazione di posti di lavoro. Dobbiamo creare le condizioni affinché il settore abbracci pienamente il passaggio alla tecnologia verso modelli software-defined basati su cloud”.

Le reti di telecomunicazioni stanno diventando “network-as-a-service”, prosegue Breton, “dove la connettività e la capacità di calcolo convergono grazie alle tecnologie edge e gli switch fisici diventano interfacce di programmazione delle applicazioni (Api). Questo cambiamento di paradigma, con i suoi maggiori requisiti di prestazioni e sicurezza, sta spingendo la necessità di investimento”.

Troppa frammentazione sul mercato europeo delle tlc

Gli operatori di telecomunicazioni hanno bisogno di scalabilità e agilità per adattarsi a questa rivoluzione tecnologica, ma la frammentazione del mercato li trattiene. Bassi rendimenti sugli investimenti, lunghi periodi di rimborso e incertezze di mercato, a loro volta, riducono l’attrattiva del settore delle telecomunicazioni per gli investitori che vogliono investire i loro soldi nella costruzione delle reti del futuro, piuttosto che spremere le reti di rame legacy.

“Nel lungo periodo questo può indebolire il settore ed esporlo a acquisizioni ostili, nonostante la natura critica dei suoi asset”, evidenzia Breton. È, dunque, “il momento di lavorare sul livello di infrastruttura necessario per completare il mercato unico digitale”.

Ipotesi Digital networks act: i quattro filoni

Per raggiungere questi obiettivi, occorre progredire su quattro filoni. Innanzitutto facilitare le operazioni transfrontaliere e la creazione di veri operatori di infrastrutture paneuropei, con la scala per cogliere appieno il potenziale di un mercato delle telecomunicazioni a livello di Ue. “La questione del consolidamento del mercato dovrebbe essere affrontata anche per le operazioni in uno Stato membro, preservando nel contempo i benefici per i consumatori e l’innovazione”.

Secondo filone sarà adattare il quadro normativo per ridurre i costi e la burocrazia per una rapida implementazione delle tecnologie; con il Gigabit infrastructure act sono state gettate le basi per questo lavoro, ma ora occorre un approccio più completo, guardando, prima di tutto, alla gestione dello spettro, che per troppo tempo è stata utilizzata da alcuni governi come una gallina dalle uova d’oro e ha limitato la capacità delle telco di investire.

Oltre la questione del fair share

Occorrerà, inoltre, attirare più capitali – e più privati – nel settore europeo delle telecomunicazioni. È a questo proposito che Breton sottolinea che occorre non limitarsi alla questione del fair share, ma trovare un modello di finanziamento per gli enormi investimenti necessari.

Infine, c’è il filone della cybersecurity: proteggere le nostre reti. “Nell’attuale mondo interconnesso, con crescenti tensioni geopolitiche, dobbiamo garantire il pieno controllo dei nostri processi decisionali in settori strategici, come la connettività, ed evitare interferenze esterne dannose nella nostra infrastruttura di connettività dell’Ue”, afferma Breton. “L’Ue ha fatto molta strada per proteggere le reti 5G, che sono infrastrutture critiche a sé stanti. Ma ci sono importanti zone grigie quando si tratta di proteggere la nostra infrastruttura di rete nell’area dello spettro e dei cavi sottomarini”.

“Abbiamo annunciato che l’Europa farà tutto il necessario per mantenere il suo vantaggio competitivo e stiamo cercando raccomandazioni concrete e ambiziose sul futuro del mercato unico. Eccone una: lavorare su un Digital networks act audace, orientato al futuro e rivoluzionario per ridefinire il dna della nostra regolamentazione delle telecomunicazioni”, conclude Breton. Richiederà “visione, audacia e tempo, ma dovremmo iniziare ora a prendere misure concrete”.

Soddisfazione da Etno e Gsma

Etno e Gsma accolgono con favore l’annuncio del Commissario Breton.  In particolare le die associazioni supportano pienamente l’obiettivo della Commissione di colmare il divario di investimenti nelle infrastrutture digitali, nonché la necessità di un maggiore coinvolgimento dell’Ue nella catena del valore della connettività.

Considerando gli obiettivi del Decennio digitale 2030, la Gsms e l’Etno sollecitano un “processo accelerato e un’azione decisa per presentare, discutere e promuovere l’Atto sulle reti digitali”.

“È di fondamentale importanza affrontare urgentemente le conclusioni emerse dalla consultazione, adottando azioni concrete in ambiti come il divario di investimenti, la sostenibilità finanziaria del settore, l’innovazione e semplificazione e razionalizzazione della regolamentazione”, spiegano.

Soddisfazione anche per l’intenzione annunciata da Breton di “trovare un modello di finanziamento per gli investimenti”.

La consultazione sul futuro delle reti

Intanto oggi sempre la Commissione europea ha pubblicato la sintesi dei risultati della consultazione esplorativa sul futuro del settore delle comunicazioni elettroniche, nonché le versioni non riservate dei contributi ricevuti. Gli intervistati hanno individuato nella virtualizzazione delle reti, nelle reti aperte e nell’edge cloud le innovazioni tecnologiche che avranno il maggiore impatto nei prossimi anni.

“Si prevede che queste tecnologie determineranno il passaggio dalle tradizionali reti di comunicazione elettronica a reti basate su cloud, virtualizzate e definite da software, riducendo i costi, migliorando la resilienza e la sicurezza delle reti e introducendo nuovi servizi innovativi, trasformando al contempo l’ecosistema e i modelli di business”, afferma l’Esecutivo Ue con una nota.

Questi sviluppi sono inoltre considerati in grado di promuovere il mercato unico digitale, “evidenziando la necessità di infrastrutture di connettività affidabili e resilienti”, mentre la maggioranza degli intervistati ritiene che la piena integrazione del mercato “sia ostacolata dalla frammentazione del settore”.

La maggior parte degli intervistati, per lo più aziende e organizzazioni commerciali, ha accolto con favore una maggiore integrazione nel mercato dello spettro e un approccio più armonizzato alla gestione dello spettro in tutta l’Ue, compresa la necessità di affrontare le interferenze dannose provenienti da Paesi terzi a livello europeo.

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