STRATEGIE

Toshiba, il 2016 sarà l’anno del lavoro 2.0

Protagonista nel business è la mobilità: app, wearable e sicurezza le aree da approfondire. Arioli: “Occorre abbandonare l’approccio consumer”

Pubblicato il 21 Gen 2016

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Nel 2016 la mobilità continuerà a rappresentare un’area di crescita rilevante in ogni settore del business. Determinando un duplice risultato: “L’evoluzione dell’universo lavorativo e delle abitudini dei dipendenti, che devono maturare consapevolezza e conoscenza degli strumenti a disposizione, e una maggiore attenzione delle aziende agli aspetti legati alla sicurezza e all’implementazione di nuove soluzioni hardware, software e digitali”, spiega a CorCom Massimo Arioli, Head of Sales & Marketing B2B, Toshiba Digital Products & Services, Italy. Secondo Arioli, la base di partenza per un professionista rimane quella di “comprendere quali sono le proprie esigenze, scindendo l’approccio consumer, che può destare semplice curiosità, da quello lavorativo, più concreto”. Dunque la novità non deve sostituire l’utilità, “altrimenti si rischia di bruciare i benefici della tecnologia”, precisa.

Di riflesso, le previsioni e i trend di Toshiba per il 2016 si spostano sulle aziende, “che necessitano di dispositivi utili a garantire potenza e sicurezza, fondamentali per consentire ai dipendenti di massimizzare la produttività all’interno e all’esterno dell’ufficio”, spiega ancora Arioli, secondo cui ciò permetterà alle aziende stesse “di costruire una strategia It efficiente”. Dal momento che numerosi dati sono accessibili in modalità cloud, la preoccupazione per la sicurezza dei data center rimane al primo posto; tuttavia mentre molte aziende si focalizzano sul cloud, altre trascurano il ruolo che i propri notebook e tablet giocano per quanto riguarda la sicurezza dei dati. E ancora, l’aumento – nel corso del 2016 – dell’utilizzo di app aziendali. In questo senso Toshiba rimanda alla ricerca di Gartner, secondo cui entro il 2017 la domanda di servizi di sviluppo di mobile app nelle aziende aumenterà cinque volte più velocemente della capacità delle organizzazioni It interne di erogarli.

“Crediamo che gli sviluppatori debbano creare app che siano più smart, consapevoli e sicure”, precisa Arioli. Si tratta infatti di un’area fortemente condizionata dalla cosiddetta “Generazione Z” – i veri nativi digitali, venuti al mondo tra il 1996 e il 2010 – cresciuta utilizzando le applicazioni sui propri smartphone e, di conseguenza, si prospetta la stessa semplicità di utilizzo in ambito business. Infine, l’incidenza dei dispositivi wearable in ambito lavorativo, come nel caso degli smartglass in grado di trasmettere informazioni ai dipendenti attraverso le lenti, e le applicazioni business per la realtà virtuale, con le riunioni in ufficio che potranno essere sostituite da meeting a distanza. “L’evoluzione tecnologica apre a molte possibilità, ottimizzando il lavoro e garantendo maggiore tempestività di risposta”, conclude Arioli.

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