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Transazioni digitali, serve una “catena del trust” lungo tutto il processo di business

Per generare efficienza e portare concreto valore, bisogna che i singoli strumenti e le specifiche soluzioni siano integrati tra loro e con i gestionali aziendali, così da supportare processi completamente riprogettati. L’intervento di Di Luzio di Infocert

Pubblicato il 27 Mag 2020

Marco Di Luzio

Chief Marketing Officer di InfoCert - Tinexta Group

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Sono ormai tantissime le realtà – grandi imprese, Pmi o startup – che fanno leva sulla digitalizzazione per incrementare la propria competitività sul mercato.

C’è chi è già a un buon punto del processo di digital transformation, mentre altre aziende lo hanno avviato da poco. Non è raro, però, che tale processo venga affrontato partendo da esigenze specifiche e dalla necessità di risolvere particolari criticità, senza  una visione ”digitale” anche della gestione delle relazioni con i diversi soggetti, quali clienti, fornitori, dipendenti, manager, e così via.

Per definire le priorità d’intervento e compiere scelte di digital trasformation orientate a generare reale valore per il business, è invece fondamentale ripensare i processi di business end-to-end e non solo digitalizzare alcune fasi del processo. Il punto di partenza di un processo di innovazione deve esser quindi la transazione digitale nel suo complesso, e quello che va valutato è soprattutto una user experience frictionless per il cliente/utente, e il livello di digital trust necessario (ossia di validità legale della transazione digitale). Per fare un esempio: se si parla della firma di un contratto, l’esigenza deve essere quella di digitalizzare, non solo l’apposizione della firma, ma anche tutta l’interazione con il cliente. Dal momento in cui nasce il contatto a quello in cui si effettua la definizione della scelta di acquisto, si identifica il cliente, si appone la firma, si notifica il contratto firmato e, infine, si conserva il contenuto del contratto firmato nel tempo.

Bisogna quindi progettare la transazione digitale in tutte le sue fasi, tenendo presente che ci sono alcune tappe fondamentali da seguire se la transazione deve avere validità legale perché ha come oggetto contenuti sensibili per il rischio economico connesso, o perché relativi a responsabilità civili o penali, di sicurezza, di governance.

La prima e ineludibile tappa per avere una transazione digitale con una valenza formale è l’identità digitale dei soggetti che stanno transando. Qualsiasi transazione – che avvenga tra persone fisiche, tra persone fisiche e persone giuridiche, human-to-machine (come nell’IoT) o, ancora, machine-to-machine (come nell’Industria 4.0) – per avere validità legale deve, infatti, basarsi sulla certezza dell’identità dei soggetti coinvolti. Possedere l’identità digitale “forte”, non ripudiabile è dunque il pre-requisito fondamentale di una transazione a valore legale.

Ma, perché questa identità possa “agire” ed esprimere quello che si definisce “intent to transact”, occorre che sia associata a una firma elettronica, qualificata o avanzata, con cui esprimere la volontà di compiere una transazione. Una volta che la transazione è completata, può rendersi necessario – come nel caso dei contratti –  notificare l’esito della transazione digitale, ossia il “contratto firmato”; per questo si richiede uno strumento di “e-delivery” certificato, ossia una casella di Posta Elettronica Certificata, che consente di dimostrare, come in una raccomandata. L’avvenuto invio, l’avvenuta ricezione e i riferimenti temporali certi di questi eventi, oltre a certificarne il contenuto (cosa che la raccomandata cartacea non consente). In questo modo si ha evidenza probatoria digitale dell’avvenuta notifica dell’esito della transazione digitale.

Secondo la normativa eIdas, gli strumenti di delivery qualificati dovranno essere associati anche identità certa di destinatario e mittente, aumentando ulteriormente il trust di questi strumenti. In alcuni casi, inoltre, la transazione digitale può anche generare un pagamento a cui corrisponde una transazione economica ed eventualmente la relativa fattura elettronica: anche questa, essendo un documento fiscale, richiede il livello di trust come definito dalla normativa.

L’ultima tappa, una volta completata la transazione digitale, riguarda la conservazione dei contenuti di questa. Siano essi un contratto, un pagamento, o altro, devono essere preservati nel tempo con garanzia di inalterabilità dei contenuti, leggibilità, nonché sicurezza fisica e logica, trattandosi di contenuti sensibili. Per questo non basta un semplice storage, ma è necessaria la conservazione a norma del contenuto della transazione, secondo standard stabiliti dalla norma. Solo così la transazione digitale mantiene il suo valore probatorio e la sua opponibilità a terzi nel tempo. Questo, ad esempio, è necessario nei casi in cui la transazione digitale ha per oggetto il contenuto di una cartella clinica che deve essere conservata per l’intera vita del paziente, o quella di un contratto di mutuo che dipende, invece, dalla durata del finanziamento.

Quindi, come abbiamo visto, per avere un processo completamente digitalizzato con validità legale non basta disporre di uno strumento specifico in grado risolvere uno solo dei passaggi, ma occorre creare una “catena del trust” senza soluzione di continuità lungo tutto il processo di business. Questo è il motivo per cui si parla di Digital Transaction Management nel suo insieme e non di una molteplicità di servizi di trust. Per generare efficienza e portare concreto valore per il business, bisogna che i singoli strumenti e le specifiche soluzioni siano integrati tra loro e con i gestionali aziendali, così da supportare processi di business completamente riprogettati.

Evidentemente, per un’organizzazione, avere un interlocutore unico – capace di fornire tutte le componenti dei trust services e con le competenze di compliance e di reengineering di processo – costituisce il presupposto per realizzare con successo quella digital trasformation tanto ambita da tutte le aziende in ogni settore. Attualmente, InfoCert è il leader a livello internazionale in grado di rispondere alle esigenze di evoluzione digitale delle imprese con una proposta “a tutto tondo”, sia perché possiede un portfolio di strumenti tra i più estesi sul mercato, sia perché ha le competenze per portare il “digital trust” nei processi di business dei propri clienti.

InfoCert investe molto in innovazione, con un impegno sempre crescente negli anni. Questo ha portato al deposito di 17 brevetti internazionali che sono alla base di alcune delle innovazioni di successo, come il riconoscimento da remoto, la firma georeferenziata e la chat certificata. È questa una capacità di generare valore che è ampiamente testimoniata dai numeri: oltre 2.000 realtà enterprise europee hanno già scelto InfoCert per la propria evoluzione digitale. E oltre 1,6 milioni di clienti utilizzano le sue soluzioni.

Oggi sono più di 500.000 gli utenti di firma digitale al giorno, per complessivi 10 milioni di certificati gestiti. E sono ben 2,3 milioni le caselle di Posta Elettronica Certificata attive, con la generazione di oltre 1 milione di messaggi Pec al giorno. Senza dimenticare i circa 52.000 utilizzatori delle soluzioni di fatturazione elettronica e il miliardo di documenti conservati digitalmente.

Un successo di dimensioni non più soltanto italiane, ma internazionali: con la presenza in 20 paesi, InfoCert è già riconosciuta come il “champion europeo” del digital trust e punta a crescere anche oltre i confini continentali.

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